Dalla rassegna stampa Cinema

Borat: l’antisemitismo? Io lo combatto ridendo

…Con tutto il suo antisemitismo, razzismo e sessismo, «Borat funziona come uno strumento che induce la gente ad abbassare la guardia e a mettere in mostra i propri pregiudizi». …

LONDRA
Per la prima volta, nessuna sparata orrida è uscita da sotto i baffoni di Borat. Il comico inglese Sacha Baron Cohen, finora noto per non voler uscire dal suo personaggio neppure durante le interviste, ha gettato la maschera e ha spiegato seriamente i motivi che lo hanno spinto a creare il surreale giornalista del Kazakhstan. Con tutto il suo antisemitismo, razzismo e sessismo, «Borat funziona come uno strumento che induce la gente ad abbassare la guardia e a mettere in mostra i propri pregiudizi».
Insomma, i veri bersagli di Baron Cohen sono quelli che si lasciano andare e assecondano oltraggiosamente Borat. Il comico inglese (che ha 35 anni, ha studiato storia a Cambridge ed è cresciuto in una famiglia londinese di ebrei ortodossi), ha rivelato in un’intervista a Rolling Stone di essere molto devoto, di osservare il sabato e di mangiare cibi kosher.
«La scena del film in cui Borat canta: “Butta l’ebreo nel pozzo” è stata molto controversa, e alcuni membri della comunità ebraica hanno pensato che avrebbe incoraggiato l’antisemitismo – ha detto Baron Cohen -. Ma a me ha rivelato qualcosa a proposito di quel bar di Tucson in cui l’abbiamo filmata. Che la gente era antisemita? Forse. Ma forse ha rivelato solo che erano indifferenti all’antisemitismo. Quando ero all’Università c’era un grande storico del terzo Reich, Ian Kershaw, il quale sosteneva che la strada di Auschwitz era lastricata di indifferenza».
E, per inciso, il Kazakhstan non c’entra per niente. Qualche tempo fa sembrava che il governo del Paese centroasiatico intendesse fare causa a Baron Cohen, e ha persino comperato un’intera pagina di pubblicità sul New York Times per promuovere l’immagine del Paese. «Sono rimasto sorpreso – ha finalmente commentato il comico, mai intervenuto nella polemica prima d’ora – perché avevo sempre avuto fiducia che il pubblico si rendesse conto che si trattava di un Paese fittizio il cui semplice proposito era quello di lasciare che la gente tirasse fuori i propri pregiudizi. La ragione per cui abbiamo scelto il Kazakhstan era che nessuno ne sapeva niente, e quindi potevamo giocare sugli stereotipi». Malgrado i suoi insulti al Kazakhstan, Baron Cohen assicura: «Non ho preso il giro il Kazakhstan, ma la gente che crede che il Kazakhstan di cui parlo possa esistere: quelli che credono che ci sia un Paese dove gli omosessuali portano il cappello blu e le donne vivono chiuse in gabbia e si beve urina di cavallo fermentata. Mi sono trovato in una situazione intrinsecamente comica, in cui un Paese mi ha dichiarato il nemico numero uno».
Eppure, in concomitanza con la «prima» londinese del film, sembra che alla fin fine il Kazakhstan abbia deciso di non prendersela più di tanto. L’ambasciatore kazako a Londra, Erlan Idrissov, ha detto che «è un peccato prendere in giro un Paese che ha avuto tante tragedie nella sua storia e milioni di morti sotto il comunismo. Il film è molto divertente, ma quello che ho visto non è affatto il Kazakhstan. In realtà mi fanno pena gli americani nel film, come hanno fatto a lasciarsi gabbare così?».

Visualizza contenuti correlati


Condividi

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.