Dalla rassegna stampa Cinema

Borat, comicamente scorretto

CASI INTERNAZIONALI Il comico Sacha Baron Cohen porta scompiglio nelle platee cinematografiche di mezzo mondo (primo nel weekend Usa) e perfino nelle diplomazie: perché nel film «Borat» è un inviato kazako politicamente molto provocatorio

«Borat travisa grossolanamente la realtà del Kazakistan e alcune scene lasciano uno spiacevole retrogusto… ma siamo sopravvissuti a Stalin, sicuramente sopravviveremo a Borat». Non c’è che dire, Erlan Idrissov, ambasciatore kazako in Gran Bretagna, deve aver fatto suo l’humor inglese se di fronte all’«uragano» Sacha Baron Cohen, nei panni dell’ormai arcinoto Borat Sagdiyev, inviato speciale kazako negli Usa e re del trash, del razzismo, dell’antisemitismo e del politicamente scorretto, è riuscito a trovare parole di distensione.
È da quando è apparso sugli schermi dell’inglese Channel 4, ospite fisso del Da Ali G Show (dà il nome al programma il rapper bianco che crede di essere nero), infatti, che Borat Sagdiyev è riuscito a creare scompiglio. Quando è «emigrato» davvero negli Usa, poi, sulla Hbo che ha comprato il programma, apriti cielo: è scoppiato un caso diplomatico. Anche se diplomatico per Borat è l’aggettivo meno pertinente che si possa usare. Fatto sta che il portavoce del ministro degli esteri del Kazakistan, Yerzhan Ashykbayev si è detto pronto a portare in tribunale lo stesso Sacha Baron Cohen. Figurarsi ora che il suo personaggio è diventato protagonista del film firmato da Larry Charles (in Italia è stato presentato alla Festa di Roma), già primo nelle classifiche dei più visti in Gran Bretagna, Germania e anche negli Usa dove ha appena debuttato e ieri registrava già un incasso di 26,4 milioni di dollari per una pellicola è costata appena 18 ed ha già fatto parlare di sé il mondo intero. Nel bene e nel male.
Capelli crespi neri, completino triste-azzurro, invadente fino all’inverosimile, Borat è già stato definito a metà tra il Peter Sellers dell’irresistibile Hollywood Party e un mister Bean infinitamente più molesto. Suo è il compito, come inviato del governo Kazako – questo nel film, evidentemente – di diffondere la cultura del proprio paese, ma anche di far conoscere la sua personale visione del sogno americano, attraverso un viaggio negli Usa che si dimostrerà «rivelatore». Se del Kazakistan il nostro Borat ci mostra solo stupratori, bimbi che fumano e incesti, degli States l’immagine è filtrata da una satira ancora più al vetriolo, in grado di raccontare un paese razzista, guerrafondaio, maschilista. Proprio come Borat, ossessionato dal sesso (che lo porta a rincorrere per l’intero Paese Pamela Anderson in versione Baywatch), dal maschilismo (di suo figlio ritratto in foto ha il primo piano degli «attributi»), dal razzismo. «Ma questa macchina è abbastanza resistente per mettere sotto gli zingari?» chiede Borat al tipo dell’autosalone dove sta cercando il modello più adatto per lui. Ed è proprio questa battuta ad aver sollevato le recenti polemiche in Germania, dove delle associazioni rom hanno protestato contro il film e lo hanno anche denunciato perché inciterebbe alla violenza nei loro confronti.
Ma alle polemiche il comico inglese Sacha Baron Cohen è rodatissimo. Tanto da tenere testa ad ogni attacco. Memorabile resta lo «scontro» col portavoce del ministro degli esteri del Kazakistan, Yerzhan Ashykbayev, che definendo inaccettabile l’immagine che si offriva del paese, passava a minacciare di denuncia il comico. Poi a comprare quattro pagine sul New York Times per publicizzare la propria democrazia e, successivamente, ad impedire l’accesso dal Kazakistan al sito ufficiale di Borat, provvedimento contro il quale si sono mobilitati gli hacker del pianeta. Risultato: Sacha Baron Cohen ha risposto agli attacchi facendo «parlare» il suo personaggio attraverso il sito www.boratmovie.com: «In risposta alle accuse di Mr. Ashykbayev, dichiaro di non aver nessuna connessione con Mr. Cohen e sostengo totalmente la decisione del mio govermo contro questo ebreo. Dalla riforma Tuleyakiv del 2003, il Kazakistan è infatti un paese civilizzato al pari di tutti gli altri paesi del mondo. Le donne possono viaggiare negli autobus, gli omosessuali non devono più indossare i cappelli blu, e la maggiore età è stata elevata agli otto anni». Questo è Borat, prendere o lasciare.

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