Dalla rassegna stampa Cinema

Bentornato cowboy

…Un saggio recente, uscito negli Usa con il titolo ‘He was some kind of man: masculinity in the B – Western’, di Ron McGillis, analizza l’estetica del cowboy in chiave gay, cercando di capire se è un’immagine maschile da imitare o una caricatura da ridicolizzare. È ovvio che si sente l’eco di …

Brad Pitt. Robert Duval. Sam Shepard. Edward Norton. Nick Cave. E Walter Hill. Sono tra i protagonisti di un genere rinato a sorpresa

Un cowboy solitario avanza cavalcando nella prateria. Quanti western iniziano con questa immagine? Certamente molti. Anche ‘Broken Trail’, il nuovo film diretto da Walter Hill (lo si vedrà in anteprima alla 24ma edizione del Torino Film Festival, in programma dal 10 al 18 novembre) comincia così. Un incipit classico. Il film riprende uno schema già caro a Howard Hawks, regista scomparso una trentina d’anni fa e autore di capolavori come ‘Rio Lobo’, ‘El Dorado’, ‘Rio Bravo’: un vecchio cowboy, Print Ritter (Robert Duval, di nuovo nel ruolo di un vedovo scontroso ma benefico dopo il recente ‘Terra di confine’ di Kevin Costner) e il taciturno nipote, Tom Harte (Thomas Harden Church, che ricordiamo come uno dei protagonisti del fortunato ‘Sideways’) devono affrontare un viaggio lungo e periglioso per portare una mandria di cavalli dall’Oregon al Wyoming. L’imprevisto si presenta quando la loro strada si incrocia con quella di un losco trafficante che trasporta cinque ragazze cinesi destinate alla prostituzione. I due uomini decidono di liberarle e di portarle con loro. Per questo dovranno affrontare gli scagnozzi della proprietaria del bordello a cui le schiave erano destinate. E saranno costretti a sparare e uccidere.

Per la prima volta, dopo ‘Geronimo’ e ‘Wild Bill Hickok’, solo per citare i suoi western più recenti, il 64enne Hill evita personaggi storici e porta sullo schermo la storia di due mandriani: “È stata l’occasione per fare un film sugli autentici lavoratori del West piuttosto che sui grandi eroi o i soliti pistoleri famosi”, spiega il regista: “Uomini semplici, abituati a lavorare duro e a parlare poco, costretti ad affrontare un viaggio da cui dipende la loro salvezza economica. Poi c’è il problema morale, dilemma tipico di ogni western: Print e Tom potrebbero salvare le cinque cinesi. Ma a loro non converrebbe nel modo più assoluto. Non sono due filosofi, sono due cowboy male equipaggiati e con 500 cavalli da accudire. Ma alla fine fanno la cosa giusta”. E poi c’è il paesaggio, inseparabile protagonista di ogni western. La tv tende a privilegiare i primi piani. Ma in ‘Broken Trail’ la bellezza dei panorami del Nord-ovest esplode in tutta la sua magnificenza. “I grandi spazi erano necessari per inquadrare gli spostamenti della mandria, ma non si può capire i personaggi senza evidenziare il rapporto con la maestosa e selvaggia natura del West che determina ogni loro azione”.

Non c’è solo ‘Broken Trail’. Anzi, sembra che il western, genere che un famoso critico dichiarò (prematuramente) morto nel 1973, dopo ‘Pat Garret e Billy the Kid’ di Sam Peckinpah, negli Usa stia vivendo una nuova giovinezza in tv, il mezzo che, paradossalmente, più ha contribuito al suo declino. Una conferma di questa tendenza la si può vedere dal 2004 con ‘Deadwood’, la nuova popolarissima serie che va avanti con enorme successo sulla tv via cavo Hbo. Non a caso l’episodio pilota lo aveva diretto lo stesso Walter Hill. Chissà se John Ford, Howard Hawks, Anthony Man, Raul Walsh si divertono o si stanno rivoltando nella tomba. Certo è che dopo l’exploit planetario dello spaghetti western il genere ha continuato a sopravvivere sotto mentite spoglie, oppure divorando se stesso, vedi ad esempio ‘Kill Bill’ di Tarantino o il dichiarato omaggio a Sergio Leone del film ‘Exiled’, presentato alla Biennale di Venezia 2006 dal cineasta di Hong Kong, Jonny To.

Clèlia Cohen, critica dei ‘Cahiers’, nel recente saggio ‘Il Western: il vero volto del cinema americano’ (Lindau 2006), ricorda che il capo mafia Toni Soprano, mentre guarda alla tv ‘Un dollaro d’onore’, si chiede senza tregua: “Ma cosa è successo a Gary Cooper, l’eroe forte e silenzioso?”. Certo è che la questione dell’eroe americano, di questi tempi, non ossessiona soltanto lui. Per questo forse tanti film e altrettanti libri, saggi, romanzi celebrano il western, genere archetipico e tutto sommato rassicurante. Così, negli Usa sta per uscire ‘The Assassination of Jesse James’, film tratto dall’omonimo romanzo di Ron Hansen, con Brad Pitt nel ruolo del celebre bandito e Sam Shepard, attore-drammaturgo che predilige i personaggi solitari e macho, in quello di Frank James. Da poco, invece è uscito un film ‘Down in to the Valley’, che rende omaggio alla tradizione del vecchio western hollywoodiano. Protagonista Edward Norton, nei panni di un anacronistico cowboy che cavalca solitario nella San Fernando Valley contemporanea.

Ma non sono solo gli Usa a recuperare al cinema il genere western. Lo ha riscoperto anche Nick Cave, musicista rock, scrittore e per la prima volta sceneggiatore del film ‘The Proposition’, western australiano ambientato nelle aride contrade dell’Outback con gli aborigeni al posto degli indiani. E perfino i fratelli Vanzina, progettano un film tratto da un vecchio soggetto di Sergio Leone, ‘Colt 45’, per lanciarsi in una personale rivisitazione dello spaghetti western. E a proposito di Leone, è stato proprio Martin Scorsese ad annunciare, durante il Roma Film Fest, il restauro del suo capolavoro, ‘C’era una volta il West’, che dovrebbe essere pronto nel 2007.

E poi ci sono i libri. Da tempo l’editoria non dedicava al western una mole così cospicua di saggi e romanzi. Ce n’è per tutti i gusti. Un saggio recente, uscito negli Usa con il titolo ‘He was some kind of man: masculinity in the B – Western’, di Ron McGillis, analizza l’estetica del cowboy in chiave gay, cercando di capire se è un’immagine maschile da imitare o una caricatura da ridicolizzare. È ovvio che si sente l’eco di ‘Brokeback Mountain’, origine della rinascita del western.

Americani sono anche gli autori di due romanzi western in uscita per la Einaudi Stile Libero. ‘Miss Lucifer’, autore Chris Hannan. È una saga bizzarra, alla ‘Brutti sporchi e cattivi’, protagonista una prostituta di colore, oppiomane, che vaga per la California del XIX secolo con una combriccola di colleghe sfruttate come lei. L’altro, ‘The Algamation Polka’, di Stephen Wright, è un avvincente ‘conte philosophique’ ambientato durante la Guerra Civile. Di ambientazione simil western sarà anche il romanzo’Manituana’, nuova impresa letteraria del gruppo di autori noto come Wu Ming. Una storia avventurosa, ambientata alla fine del Settecento, quando New York era ancora una colonia inglese, tra baronetti di Sua Maestà, pellerossa, avventurieri di ogni razza e pirati. Un romanzo basato su anni di documentazione e ricerche su cui Stile Libero punta moltissimo e che riporta alla luce il peccato originale su cui si fonda la grande democrazia Usa, lo sterminio dei native americans.

ha collaborato Andrea Visconti

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