Dalla rassegna stampa Cinema

Borat sbaraglia tutti

È nata una nuova star della risata demenziale. Dal 3 novembre il fim nelle sale. Il video in anteprima

Prima lo conoscevano in pochi, qualche comparsata su Mtv e un paio di personaggi di successo sulla tv inglese, adesso non si parla che di lui come della nuova star della risata demenziale. Il Los Angeles Times gli ha dedicato un articolone, i giornali di mezzo mondo sgomitano per intervistarlo e internet si sta riempiendo di sue foto e video. Lui è Sacha Baron Cohen, comico, nato a Londra nel 1971, capello riccio incolto, alto quasi due metri. Oltremanica è un piccolo divo della televisione, lanciato prima dall’inglese Channel Four e poi, negli States, dalla HBO. In Italia il suo Da Ali G Show è trasmesso sul satellitare Canal Jimmy, ma ora il salto di qualità e l’arrivo, nei cinema, del film Borat: Cultural Learnings of America for Make Benefit Glorious Nation of Kazakhstan (titolo integrale, lungo e goliardico). Sotto, in anteprima il video con alcune immagini dal film.

Nel film Sacha veste i panni di Borat, giornalista televisivo del Kazakistan, secondo lavoro come accalappia zingari e produttore di ghiaccio, inviato dal suo governo negli Usa per girare un documentario alla scoperta della cultura occidentale. Attraversa il continente da New York a Los Angeles a bordo di un camioncino per i gelati con un orso chiuso nel retro e incontra gente reale, creando situazioni assurde e paradossali ma autentiche, in stile candid camera, convincendo gli interlocutori di essere davvero un bizzarro inviato da un paese dell’ex Unione Sovietica, che nessuno sa localizzare sulla cartina geografica. Con la scusa di comprendere meglio la cultura occidentale, Borat intervista vari personaggi su temi più disparati: dalla religione al femminismo, dall’etichetta al razzismo, dall’omosessualità alle armi. Il risultato, Borat: studio culturale sull’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan, è un film che la platea del Festival di Roma ha accolto calorosamente, con risate e applausi. Svelando l’ingenuità e l’ignoranza degli intervistati, pronti a credere che nel mezzo dell’Asia possa essere normale bere urina di cavallo fermentata e mangiare formaggio fatto con il latte delle donne, Cohen scopre pregiudizi e ipocrisie della mentalità americana. «Sacha ha trovato un modo per prendere in giro temi come il razzismo, l’antisemitismo, la misoginia, lo sciovinismo e l’ipocrisia», ha detto il regista Jay Loach, autore di altri film brilanti come Austin Power e Ti presento i miei.

Dalle reazioni degli intervistati, è chiaro che gli sketch sono girati in buona fede, e che gli interlocutori del sedicente giornalista interpretano le sue bizzarrie come segni di una distanza culturale abissale. Borat è svelto ad approfittarne, per scandalizzare le sue controparti con comportamenti all’insegna del politicamente scorretto: oltre agli odiati uzbeki, il suo obiettivo principale sono gli ebrei, forse più facilmente presi in giro dal comico viste le sue stesse origini ebree. Ma non mancano battute “estreme” su donne, sesso e religione.

Irresistibili sono le reazioni della gente davanti alle trovate di Borat, che in più di una occasione finisce insultato o malmenato, ma mai scoperto nel suo vero intento di far satira e provocare. A New York questo gli è costato addirittura un mandato di cattura emesso dalla polizia e, a Washington, l’Fbi ha seguito spesso la troupe perché gli abitanti pensavano fossero terroristi. La maggior parte delle vittime degli scherzi di Borat riesce a evitare di dire cose troppo imbarazzanti davanti alla telecamera. Credendo di navigare in acque sicure davanti ai comportamenti di dubbia morale di Borat, però, alcuni si lasciano sfuggire commenti su musulmani, omosessuali, donne e sesso da cui esce un’immagine impietosa della cultura americana.

Ma per ora non sono i cittadini Usa ad essersi arrabbiati: le autorità del Kazakistan hanno invitato il comico britannico Sacha Baron Cohen a visitare il loro Paese per comprenderne la vera natura, dopo averlo accusato di ritrarre i kazaki, nel suo documentario demenziale, come un popolo di razzisti, misogini e antisemiti.

(Libero News)

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