Dalla rassegna stampa Cinema

Borat, il giornalista kazako che ha travolto l´America

Risate per il film più atteso, già cult, interpretato dal comico ebreo Sacha Baron Cohen … Il film quindi non è solo molto divertente, è soprattutto agghiacciante, perché rivela il razzismo, contro gay, neri, zingari, ebrei donne, dell´uomo medio americano …

Gag antisemite come quando compra una pistola per uccidere gli ebrei responsabili dell´attacco alle Twin Towers

ROMA – Ai festival solitamente non è prevista la risata sgangherata e irrefrenabile, considerata sconveniente se non addirittura dissoluta: al massimo un sorriso, se però provvisto di agganci dotti. Mai infatti anche il più spregiudicato degli organizzatori inviterebbe oggi un film di Natale, genere fratelli Vanzina o Neri Parenti, scurrile e infantile, coprofilo e borgheziano: e neppure un film derivato da “Scherzi a parte” o da “Le Jene”. Eppure “Borat”, sottotitolo “Lezioni di cultura americana a favore delle gloriosa nazione del Kazakistan” era al festival di Toronto, e ieri era l´evento speciale più atteso della Festa del Cinema; sia là che qua ha avuto un successo grandioso, con buona parte del pubblico piegato in due dalle risate, con un po´ di vergogna.
Prima ancora di arrivare nei cinema (sia negli Stati Uniti che in Europa il 3 novembre) i telecinefili già sanno tutto: Borat, il giornalista della tivu kazaka inviato negli Stati Uniti per una serie di documentari, è uno dei tanti personaggi televisivi irresistibili di Sacha Baron Cohen. Certo c´erano ieri certi giovanotti seri impermeabili allo scherzo e portati a prendere anche la lucciola più plateale per una pericolosa lanterna, che si agitavano a disagio: la canzone “Butta il giudeo nel pozzo” sarà antisemita o la presa in giro degli antisemiti? La frase “Da noi prima vengono Dio uomini cavalli poi donne e topi” e “come fanno a scrivere libri donne che hanno cervello più piccolo di uomini” sarà misogina o irriderà a ciò che ancora molti uomini pensano ma non oserebbero mai dire?
Il rapper Ali G, Bruno, il giornalista di moda di una gayTv che non crede esistano gli eterosessuali, e Borat, sono tutte invenzioni di questo attore inglese di 34 anni, ebreo ortodosso, fidanzato con l´attrice australiana Isla Fischer che per sposarlo sta per convertirsi alla sua religione. È un giovanotto molto alto, bello, che si è aggiunto baffoni neri da immaginario kazako: attraversando dentro un furgone dei gelati gli Stati Uniti, è riuscito a ingannare ingenui americani qualsiasi che nel film vengono trascinati a partecipare inconsapevoli ai suoi spregevoli, meravigliosi scherzi. Al venditore di automobili chiede “un mezzo calamita di vagine” e cerca di comprare per 600 dollari un´auto che ne vale 70mila; all´insegnante di buone maniere mostra la foto di suo figlio, che sarebbe un adolescente nudo provvisto di un membro impressionante, i tre ragazzoni di una confraternita universitaria che gli danno un passaggio esprimono tutto il loro disprezzo per le donne, il venditore d´armi lo asseconda quando lui pretende di comprare una pistola adatta ad ammazzare gli ebrei responsabili dell´attacco alle torri gemelle. Infine lo scherzo più tremendo lo fa a un organizzatore di rodei, cantando l´inno americano con l´augurio che “Bush possa bere tutto il sangue di ogni uomo donna bambino dell´Iraq”.
Il film quindi non è solo molto divertente, è soprattutto agghiacciante, perché rivela il razzismo, contro gay, neri, zingari, ebrei donne, dell´uomo medio americano, quando si lascia andare con un suadente straniero fintamente primitivo e rozzo (non sa a cosa serva il gabinetto e fa i suoi bisogni in una salvietta portandola poi alla tavola dei suoi ospiti), innamorato di Pamela Anderson crede che sia vergine e la vuole sposare con rito kazako, cioè rapendola in un sacco. Il massimo autodisprezzo lo si prova per non saper frenare risate con lacrime quando Borat nudo (bello) sorprende il ciccione compagno di viaggio nudo (horror) che si masturba con la foto di Pamela: ne segue una lunga lotta con inseguimento nei corridoi dell´albergo e primi piani frenetici di intrecci anche olfattivi di sederoni, peli e altro. In un primo tempo il presidente del Kazakistan (rieletto con 91% dei voti) si era molto arrabbiato e aveva comprato quattro pagine del NYTimes per descrivere ricchezze (petrolio) bellezze e civiltà del paese. E Baron Cohen-Barat davanti all´ambasciata kazaka, ha accusato “il nemico Uzbekistan” di mentire negando “la nostra civile abitudine di bere urina di cavallo: bombarderemo le loro città con le nostre catapulte”. Il presidente Nazarbayev si è affrettato a perdonarlo e a invitarlo a visitare il paese.

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