Dalla rassegna stampa Cinema

IL COMING OUT NEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO

Dei 52 egiziani gay arrestati sulla Queen Boat al Cairo nel 2001, 21 sono finiti in prigione. Un documentario ne raccoglie le testimonianze.

“Dangerous Living, il Coming Out nei paesi in via di sviluppo”: un documentario che esplora i grandi cambiamenti che stanno investendo persone omosessuali e transgender nel Sud del mondo all’epoca della globalizzazione. La grande battaglia religiosa sulle questioni legata all’orientamento sessuale e all’identità di genere che è esplosa tra stati nazione, governi e fondamentalismi arriva a culmine di un ventennio di cambiamenti iniziati negli anni ‘90 e proseguiti nel dopo ‘11 Settembre 2001’.

Al nostro Occidente indifferente ai cambiamenti reali che si stanno consumando tra le pieghe ombrose della società, tragedie individuali lontane dalle luci dei nostri media embedded, questo documentario racconta quanto accaduto al Cairo, Egitto, sulla Queen Boat, battello adibito a night club gay dal quale l’11 Maggio 2001 la polizia prelevò 52 uomini.
Cinquanta di loro furono accusati di “corruzione abituale” e “condotta oscena” in base all’articolo 9c della legge n.10 del 1961 relativa alla lotta alla prostituzione. Altri due furono accusati di “vilipendio della religione” in base all’articolo 98f del codice penale. Tutti i cinquantadue accusati si dichiararono innocenti.
Il 14 novembre 2001, ventuno degli arrestati furono incriminati di “pratica abituale della corruzione”, un altro di “vilipendio della religione”, ed un altro, considerato di essere il “capo”, di entrambe le accuse, ricevendo la sentenza di cinque anni di lavoro forzato. Un cinquantratreesimo arrestato, un minorenne, fu giudicato da una corte minorile e condannato alla pena massima di tre anni di prigione, da farsi seguire a tre anni di libertà condizionata.
Nel maggio 2002, i condannati furono rilasciati in attesa di un secondo processo; sia i verdetti di colpevolezza, sia quelli di innocenza furono cancellati.
Nel luglio 2002 cinquanta degli uomini affrontarono un nuovo processo (gli altri due, condannati per “vilipendio della religione”, hanno conservato il verdetto precedente). Questo processo tenuto alla Corte Qasr-al-Nil del Cairo, presieduta dal giudice Abdel Karim – lo stesso che aveva presieduto il primo processo – terminò dopo solo 15 minuti di dibattito quando Karim ricusò sé stesso. Il processo fu spostato a settembre. Terminò infine nel marzo 2003: Ventuno degli accusati sono stati condannati a sentenze di tre anni di prigione e ventinove sono stati rilasciati.

“Dangerous Living” raccoglie le inedite testimonianze di alcuni di questi uomini. Inizia con Ashraf Zanati, torturato, umiliato, preso a bastonate e rinchiuso in prigione per 13 mesi. La sua colpa è quella di essere omosessuale. “La mia sessualità è semplicemente la mia sessualità, non deve interessare a nessuno. Non al mio governo, non a mio fratello, né a mia sorella e alla famiglia tutta.” L’insistenza con cui il ragazzo nomina i membri della sua famiglia, individuando un solo nemico estraneo alla dimensione domestica, il governo, fornisce la cifra con cui il documentario spiega la differenza culturale abissale tra le discriminazioni cui sono ancora sottoposte le persone omosessuali, bisessuali e transgender in Occidente e quelle individuali dei loro analoghi che vivono in una società fortemente islamica come quella egiziana. Si consideri che l’Egitto è considerata una delle più mature democrazie del Medio Oriente. Questo documentario fa luce sull’ignoranza omofobica che attanaglia le persone GLBT nel nido in cui nascono e crescono, così come anche nella società in cui vivono da cittadini adulti. E questo alimenta riflessioni naturali. Si possono imporre governi dalla parvenza democratica, magari con le armi quando occorre, ma lo spirito democratico non può essere imposto dall’alto. Gli individui vanno resi consapevoli dei propri diritti di individui. L’essere umano nasce inconsapevole dei progressi che la sua civiltà ha compiuto. L’informazione, grazie ai grandi cambiamenti mediatici degli ultimi 10 anni, riesce oggi a rendere consapevoli nuove masse di esseri umani.

IL SITO DEL DOCUMENTARIO »
Il documentario è diretto da John Scagliotti e prodotto da Dan Hunt e Janet Baus. La storia dei 52 uomini omosessuali prelevati da una festa su una barca al Cairo è quella principale, ma altrettanto sconvolgenti sono le testimonianza raccolte in altri paesi sulla via dello sviluppo, eppure ancora in preda ad agghiaccianti vuoti di cultura del diritto individuale. Dall’Honduras la storia di una donna che per aver partecipato al pride della sua città, s’è vista la sua famiglia aggredita in casa dalla polizia militare, che cercava lei per ‘stanare la lesbica che è in me’.
Se questa è la situazione nei paesi in via di sviluppo, cosa ne è dei diversi, nelle società ancora tribali, nel paesi del Terzo Mondo infestati da guerre di cui non viene battuta una sola notizia d’agenzia in un anno? Che ne è degli omosessuali della Nigeria, della Costa d’Avorio, del Darfur, dell’Uganda o anche della Birmania, del Nepal o della Corea del Nord? Che ne è delle persone omosessuali e transessuali del Kurdistan, della Colombia? È ancora presto per saperlo. In questi paesi la possibile liberazione dei media è ancora lontanissima dall’iniziare.

Giuliano Federico
con l’aiuto di Wikipedia »

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