Dalla rassegna stampa Teatro

Il gioco delle identità per due «Prime Opere»

«Les Escaliers du Sacré-Coeur», dal trasgressivo testo del franco argentino Copi: storie di emarginati nel cuore di Parigi

Giovani promesse affrontano testi di Bouchard e Copi

Stasera al Teatro Leonardo, per tentare di superare il trauma dell’abbandono, quattro orfani s’inventano un nuovo io. Il giorno dopo, sul palcoscenico dell’Elfo, un testo di Copi continua il discorso, insegnando come l’identità sia un gioco di ruoli.
La stagione di Teatridithalia si apre oggi con «Le muse orfane» del canadese Michel Bouchard e «Les Escaliers du Sacré- Coeur» di Copi. Testi tragici e grotteschi realizzati da una coppia di giovani registi, scelti per inaugurare il nuovo progetto «Prime Opere», dedicato alle giovani promesse della fucina Bruni-De Capitani. A Nicola Russo, alla prima regia, il compito di dirigere il dramma famigliare scritto negli anni Ottanta da Bouchard.
Su una pedana inclinata — tetto di una chiesa o album di vecchie foto — giocano i protagonisti della scena, un paesino di provincia del Québec degli anni Sessanta. Tre fratelli e una sorella, abbandonati dalla madre, fuggita con uno spagnolo, si rincontrano vent’anni dopo il trauma; ognuno di loro, per reggere alla sofferenza, s’è inventato un personaggio. Nicola Russo è Luc, l’unico uomo del gruppo.
«Come le sorelle, ha sviluppato una psicosi.
Ogni volta che torna al paesino dà scandalo fingendo di essere la madre travestita da spagnola. Isabelle (Federica Fracassi) si protegge nel ruolo della bambina stupida, mentre Catherine, la maggiore, prende la parte della madre. Infine c’è Martine (Elena Russo Arman), che dimentica tutto diventando lesbica e militare di professione». A evocare l’amante della madre, Alessandra Novega, chitarrista vestita da torero.
Ma il maestro dei travestitismi è Copi. Nella sua commedia ambientata a Parigi, sulle scale del Sacro Cuore, tra barboni, checche e lesbiche che si contendono il controllo del territorio, l’identità sessuale è coloratissimo gioco, scambio delle parti. Se Lou (Olivia Manescalchi) aspetta un figlio da Ahmed, omosessuale arabo (il bravissimo Momoun El Barouni, attore ex detenuto alla Fortezza), da lesbica Lou si trasforma in mamma. La stessa cosa, ma al contrario, succederà quando lei sarà di fronte a sua madre.
Lorenzo Fontana, il giovane regista dell’Associazione Baretti, gruppo torinese che produce lo spettacolo, conosce bene l’atmosfera a cui si ispira il testo. «Viviamo nel difficile quartiere multietnico di San Salvario. Scegliere Copi significa restituire umanità e tenerezza ai personaggi scomodi che disturbano la Torino che non vuole vedere».
Nel cast una richiestissima vamp, Ida Marinelli.


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