Dalla rassegna stampa Cinema

GIORNATE DEL CINEMA MUTO. A SACILE IL CORTOMETRAGGIO “GOOD NIGHT VALENTINO”

Alle Giornate del Cinema Muto un riuscito omaggio a Rodolfo Valentino

A Sacile sono in pieno svolgimento le Giornate del Cinema Muto e tra sorprendenti restauri, importanti ritrovamenti, preziosi frammenti e belle riscoperte del cinema delle origini, domenica ha fatto la sua comparsa in cartellone anche il bel cortometraggio Good Night Valentino del giovane Edoardo Ballerini.

Oltre ad essere una rarissima occasione la proiezione di un film sonoro (e parlato) sugli schermi del festival pordenonese, Good Night Valentino è stata una piacevole scoperta per l’intensa interpretazione del protagonista e la credibile ricostruzione di un personalissimo dramma interiore. Il film ricostruisce infatti un episodio degli ultimi giorni della vita di Valentino, quando concesse un’intervista al giornalista americano H.L. Mencken. In quell’occasione Mencken scoprì – riferendone con commozione – un giovane affascinante, intelligente ma tormentato, profondamente ferito dagli ostili commenti della stampa che lo accusava di sovvertire gli ideali americani di virilità.

Edoardo Ballerini (foto a sinistra), che è presente a Sacile, ha una carriera più che decennale di attore cinematografico e televisivo ed è di recente apparso nei panni di Corky Caporale nella serie The Sopranos. In Good Night Valentino, Caporale fa rivivere miracolosamente le movenze e la personalità del divo italo-americano, ma il suo lavoro non si ferma con questo corto, l’attore-regista sta scrivendo la sceneggiatura di un lungometraggio incentrato sul rapporto tra Valentino e Natacha Rambova.

Ha scritto Emily Leider (autrice del libro Dark Lover: The Life and Death of Rudolph Valentino): “Finora, la più convincente rappresentazione cinematografica che io abbia visto è quella di Good Night Valentino […] Ballerini, un giovane italo-americano dalla doppia cittadinanza, fa la parte di Valentino […] in un’interpretazione sensibile e partecipata, l’attore pervade il suo personaggio (presentato secondo la descrizione data da Mencken) del giusto mix di orgoglio, eleganza, grazia e tormento. Sullo schermo la somiglianza di Ballerini con Valentino è straordinaria.”.

Ieri inoltre il pubblico delle Giornate ha potuto assistere ad un piccolo evento, piccolo per chi è solito abbinare l’immagine e l’idea stessa di un festival cinematografico a divi, gossip e glamour (vedi l’imminente Festa di Roma), ma enorme per chi ha solo a cuore l’arte cinematografica. In un teatro Zancanaro esaurito è stata proiettata la copia restaurata del capolavoro pacifista The Big Parade di King Vidor. Quello presentato a Sacile è uno straordinario lavoro di ricostruzione/preservazione portato a termine nei laboratori della George Eastman House, che ha restituito i colori originali imbibiti in blu e ambra scuro voluti e pensati dallo stesso Vidor. Il film, ad ottantuno anni dalla sua realizzazione, mantiene intatta la sua spettacolare grandezza visiva, le scene di guerra, tra trincee fangose, bombardamenti aerei, assalti frontali, colonne di mezzi militari, comparse a perdita d’occhio, sono tra le più realistiche ed impressionanti mai viste al cinema (lontanissimo anche lo Spielberg di Salvate il soldato Ryan).

Siamo nella primavera del 1917 ed in un impeto di fervore patriottico, il ricco playboy Jim Apperson (John Gilbert) si arruola nell’esercito, salvo scoprire che la guerra non è un’avventura ma un orribile incubo. Dal catalogo delle Giornate: “The Big Parade, uno dei film di maggior successo degli anni ’20 (all’Astor Theatre di New York rimase in cartellone per quasi due anni), non solo contribuì a lanciare una società come la Metro-Goldwyn- Mayer da poco costituita, ma inaugurò anche una serie di film antimilitaristici che comprendeva What Price Glory (1926, co-firmato dallo sceneggiatore di Big Parade, Laurence Stallings), Wings (1927) e All Quiet on the Western Front (1930). Il film consolidò la reputazione di King Vidor tra i maggiori registi di Hollywood e portò alle stelle la fama di John Gilbert come interprete romantico, sfidando da vicino la nomea di ‘grande amatore’ di Rodolfo Valentino.”. Un plauso infine a Neil Brand per la perfetta, straordinaria ed indimenticabile interpretazione pianistica che ha accompagnato dal vivo la lunga proiezione (143’).

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