Dalla rassegna stampa Cinema

EDOARDO BALLERINI: "VI PRESENTO IL MIO MITO RODOLFO VALENTINO"

Valentino voleva convincere lo scrittore Mencken a scrivere un articolo in cui si smentissero le accuse di omosessualità che circolavano sul suo conto

CINEMA Alle Giornate del Muto di Sacile Edoardo Ballerini: “Vi presento il mio mito Rodolfo Valentino”

SACILE “Good Night Valentino”, il cortometraggio su Rodolfo Valentino girato dall’attore e regista italo-americano Edoardo Ballerini, viene presentato questa sera alle 20.30 al Teatro Zancanaro in prima europea, dopo il successo riportato al Sundance Festival. Oggi, alle 18, a FilmFair nell’ex chiesa di San Gregorio, verrà presentato anche il volume di Merritt e Kaufman, edito dalla Cineteca del Friuli, sulle Silly Symhonies di Walt Disney. La sua è un’autentica ossessione. Intellettuale prima di tutto, perché Edoardo Ballerini non è solo un giovane attore (e sceneggiatore e regista) ma un ragazzo intelligente, colto e con un solido curriculum accademico. Merce non sempre compatibile con l’avvenenza e il successo. E’ protagonista di serie televisive di successo come i “Sopranos” e “24 ore”, in America è reduce del grande successo del film “Dinner Rush” con Danny Aiello per la regia di Bob Girali, ed è ospite in questi giorni delle Giornate del Cinema Muto.
“Valentino mi accompagna da tutta la vita” racconta Ballerini. “Ricordo che sin da piccolo mio padre raccontava che mio nonno assomigliava al grande divo, e come lui morì molto giovane, a 31 anni. Crescendo mio padre cominciò a dire che io diventavo sempre più somigliante al nonno, e di conseguenza anche a Valentino. A un certo punto, per verificare quanto fosse vero, mi rivolsi a un’amica fotografa perché mi facesse un ritratto nei panni dell’attore”.
L’interesse si spiega solo così?
“No, questo è stato solo l’inizio. Vede, oggi negli Stati Uniti il personaggio è abbastanza sconosciuto, se ne ricorda certamente il nome, ma pochi ne conoscono la storia. Un ragazzo che arriva in America a 17 anni e nel giro di pochi anni diventa il più grande idolo maschile del mondo e fa innamorare milioni di donne, per poi morire poco più che trentenne…. Ciò che più mi affascina è il valore simbolico del personaggio, il fatto che ha portato l’idea del femminile nella sessualità maschile e che ha cambiato l’idea dell’italiano in America”.
Un argomento che presumibilmente le sta molto a cuore.
“Io sono nato a New York, mio padre, professore di letteratura a Los Angeles è di Milano, e fin da piccolo ho fatto il pendolare tra l’Italia e gli Stati Uniti. Mi considero italiano e americano, perché conosco entrambe le culture (Ballerini parla un italiano perfetto, n.d.a.) più che un italo americano come De Niro o Stallone che conoscono approssimativamente l’Italia”.
Di cosa parla il corto che presenta alle Giornate?
“E’ la storia vera dell’incontro avvenuto tra Rodolfo Valentino e il più famoso giornalista americano dell’epoca, H.L. Mencken. Valentino voleva convincerlo a scrivere un articolo in cui si smentissero le accuse di omosessualità che circolavano sul suo conto. Mencken fu l’ultima persona che lo vide vivo e scrisse effettivamente un articolo di 4 pagine, bellissimo, dopo la morte dell’attore”.
Ma Valentino era davvero gay?
“Non c’è nessuna prova in merito e non è questo l’aspetto della sua personalità che mi interessa. Valentino soffriva in realtà per non essere accettato e difendendo il suo onore, voleva prima di tutto difendere l’onore del suo Paese. Allora come oggi, l’italiano deve corrispondere all’immagine di pizza, mafia e mandolino, e non è accettata facilmente quella dell’italiano bello e colto. E poi c’era il fatto che non gli si perdonava il successo”.
Salutandoci, Ballerini ci riserva un’ultima sorpresa. Ci fa vedere l’orologio che indossa, un raro Rolex degli anni 20, con dedica From Natascha to Rudolph. “Era un regalo della seconda moglie di Valentino e l’ha trovato per me mia moglie su e-bay”.

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.