Dalla rassegna stampa Cinema

IL MONDO GAY E' MORTO

In campagne pubblicitarie, libri, fiction, reality, film, l’epoca della diversità da nascondere appare finita. Ora è business mediatico e di consumi. Resta una vittima: la trasgressione.

Erano anni che Lino Banfi aveva in testa una storia. Perfetta per una fiction, diceva sempre. Prendiamo me, un anziano uomo del Sud, mettiamoci una figlia che vive all’estero: un giorno scopro che mia figlia si è sposata, in Spagna, con una donna. Che cosa f accio?
L’aveva in testa da anni e ora sta finendo di girarla. Tra la Puglia, unica regione italiana a vantare un presidente gay, Nichi Vendola, e la Spagna, terra di José Luis Rodríguez Zapatero e di pacs. Coinvolgendo nella sceneggiatura il genero, Fabio. Reclutando la figlia attrice, Rosanna. Credendoci così tanto da diventarne coproduttore.

E allora: se uno come Lino Banfi, settantenne icona del nonno medio italiano, dice che «la mentalità deve andare avanti» e i pacs, tutto sommato, non fanno male a nessuno; se questo tv movie da 100 minuti, Piccoli padri andrà in onda su Raiuno, tra dicembre e gennaio, in prima serata; se a Raifiction il direttore Agostino Saccà se ne proclama entusiasta, e giura che «il cambiamento nella società è gìà avvenuto, la Rai si limita a certificarlo»; ecco, forse ha ragione Bert Archer, autore di The end of gay, tradotto dalla Castelvecchi. Forse è iniziato Il tramonto dei gay anche in Italia. La fine della diversità, l’inizio della normalizzazione.

Dov’è più lo scandalo? Sulla poltrona di ministro per l’Ambiente siede un bisex dichiarato come Alfonso Pecoraro Scanio. Tranquillo, normale, uno che giura: «Ero ministro nel 2000, quando ho fatto il coming out, e sono ministro di nuovo. Nessuno ha mai obiettato alcunché», Nessuno ha obiettato che una lesbica, la rifondarola Titti De Simone, sedesse sugli scranni della segreteria di presidenza a Montecitorio. Normale.

Come ormai, è normale che il deputato gay ds Franco Grillini venga invitato alle feste del Secolo d’Italia; che una transgender, Vladimir Luxuria, sieda a Montecitorio tra colleghi che la definiscono «una vera signora»; che un senatore bisex, Gian Paolo Silvestri dei Verdi, diventi amico della cattolica collega Paola Binetti. Dov’è più la trasgressione? «Nel Paese è davvero avvenuto un cambiamento profondo» ripete Saccà. «Solo che non ce n’è ancora la piena consapevolezza »

Sì, in ltalia sta succedendo qualcosa di grosso. E basta dare un’occhiata alla tv per rendersene conto. Viale Mazzini ha in produzione Banfi e il sequel di Mio figlio, con Lando Buzzanca che fa il padre di un poliziotto gay. La Mediaset manda in onda L’onore e il rispetto, con Manuela Arcuri nei panni di una modella lesbica, e sta preparando Fortunato si nasce, 13 puntate con una trans, Gaetano-Gilda, perfettamente integrata nella vita di famiglia.

La7 ritorna con L-World, la serie Usa che ha sdoganato le lesbiche. Sky Cult replica con Transgeneration, quattro ragazzi in attesa del cambio di sesso, e Gay tv lancia Open space (riquadro sopra). C’è la Einstein, che per la puntata pilota di Toilette ha voluto ospite Vladimir Luxuria. E Canal Jimmy che per Hot-2 promette scene roventi tra le protagoniste e, in più, Iaia Forte in versione trans. Basta?

Macché. La normalizzazione mediatica di gay, lesbiche, bisex, trans, tutto il vasto mondo riunito nell’acronimo Glbt ‘ è il must del momento. «Il grande schermo si adegua» assicura Daniel Casagrande, direttore delle Giornate di cinema omosessuale al Festival di Venezia, che dal 2007 assegnerà il Leone gay. «Un tocco Glbt c’è quasi in ogni film, dalla coppia lesbica del Caimano a quella di La bestia nel cuore. E non è un caso se Giovanni Veronesi, nel nuovo Manuale d’amore, ha voluto Sergio Rubini e Antonio Albanese nei panni di due gay innamorati».

Insomma, «sta succedendo nell’immaginario cinetelevevisivo quello che è già accaduto nella moda e nei consumi. I gay fanno tendenza» sostiene Grillini. Al punto che Alessio De Giorgi, patron del Mardi gras, grande kermesse Glbt in Versilia, giura: Abbiamo avuto 60 mila visitatori in 5 giorni, gli etero erano migliaia. E la marina di Torre del Lago, che prima del Mardi gras era degradata, oggi è in piena esplosione immobiliare e turistica. Etero, ovviamente».

Gli americani chiamano questo processo «gentrification»: un po’ nobilitazione, un po’ vampirizzazione del mondo gay a opera degli eterosessuali in cerca del trend e del glamour. L’opposto della medaglia è ciò che l’antropologo Francesco Macarone Palmieri definisce «la progressiva omologazione dei gay ». L’alto potere d’acquisto (in testa ai consumi, secondo l’Eurisko: auto, viaggi, vestiti, cosmesi) li ha fatti diventare un target imperdibile per le aziende, che pianificano su Gay.it e sul mensile Babilonia («Ma spesso ci impongono di non inserire nudi nell’impaginato» avverte il direttore Mario Cirrito, che s’è adeguato senza problemi). E anche se l’ultima campagna di Oliviero Toscani, due gay che si toccano vicendevolmente il pene, è stata denunciata in marzo per offesa al pudore, la tendenza appare irreversibile: «La pubblicità, dopo aver campato per anni ammiccando alla trasgressività gay, oggi sta appropriandosi anche di lesbiche (Sisley) e transgender (Campari)» aggiunge De Simone.

Da esclusi a inclusi. «è un cambiamento che non riguarda solo stilisti e parrucchieri, ma la nostra Intera cultura. Alta e bassa» assicura Daniele Del Pozzo, che con Luca Scarlini firma Gay (Mondadori), la prima guida italiana al mondo Glbt. Sono 150 voci, da Raffaella Carrà ad Alberto Arbasino, dai pacs alle drag queen. Leggerlo è anche una specie di amarcord: il Fuori, Mario Mieli, la liberazione sessuale, l’estetica del rimorchio… Chi se ne ricorda più? «Oggi i giovani gay non sanno nemmeno chi sia Mieli. Ma sanno tutto del colore delle tende che vogliono mettere in casa. E magari danno consigli agli etero, come I favolosi cinque sulla 7 la stagione scorsa» ride agro il senatore Silvestri. E’ a questo che ci siamo ridotti?, comincia a chiedersi qualcuno. Alla caricatura di noi stessi? Alla celebrazione del tempo che fu? Oggi che anche i transgender «sono sdoganati», come dice Luxuria, che per il suo Si sdrai per favore (in tournée da ottobre) vede sempre più «un pubblico trasversale per età, genere, appartenenza», ecco che Gay segnala la nascita di una resistenza: i queer. Punk e no global, «homorebels» come i Porn flakes a Milano, o Antagonismo gay, Sexy shock e Carni scelte a Bologna. A Roma sono Phag off, le femalepunk di Vida Loca, le postfemministe di She strikes, gli studenti di Queering Sapienza a opporsi alla tranquillizzante visione Glbt benedetta dalla tv.

Ma resistere, forse, non servirà a niente. Forse, davvero, l’omologazione è cosa fatta in un paese che nicchia sui pacs ma che ha appena approvato il diritto d’asilo per i Glbt perseguitati e in cui l’omofobia sta per essere dichiarata reato.

A parlare di omofobia con il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, e quello della Giustizia, Clemente Mastella, il 15 settembre erano in tre: la lesbica De Simone, il gay Grillini, la trans Luxuria. Faceva impressione vederli, in delegazione ufficiale, scendere da un’auto blu ed entrare a Palazzo con tutti gli onori. Ma anche questa è normalizzazione.

TITTI DE SIMONE
«La pubblicità, dopo aver campato per anni ammiccando alla trasgressività gay, oggi sta appropriandosi anche di lesbiche e transgender».
NICHI VENDOLA
E’ l’unico presidente gay di regione nel nostro Paese. E la sua Puglia sta diventando il set gay d’elezione per film e fiction.
ALFONSO PECORARO SCANIO
«Ero ministro nel 2000 quando ho fatto il coming out. E sono ministro di nuovo. Nessuno ha mai obiettato alcunché».


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