Dalla rassegna stampa Cinema

Rubini e Albanese a Lecce passione gay da «Manuale»

Anteprima. Parlano gli interpreti e il regista Giovanni Veronesi

Set in piazza Duomo, Curia irritata: via la troupe. Poi, il compromesso
Sergio: «Sono qui, a interpretare per la prima volta un omosessuale, nella mia regione, che onestamente non so quanto sia cambiata davvero». E Antonio/Frengo va a cena col «suo» Zeman, in tavola solo un posacenere

Incontro con Giovanni Veronesi, Antonio Albanese e il «nostro» Sergio Rubini sulla terrazza di palazzo Rollo, nel cuore del centro storico di Lecce, a ridosso di piazza Duomo. Il set, ieri mattina, era ospitato in una dimora che si affaccia nella «sacra» agorà barocca e in particolare nelle sale del piano nobile. Si gira una delle scene del terzo episodio di Manuale d’amore-Capitoli successivi, dal titolo «Il matrimonio». Noto ormai da giorni – le riprese leccesi sono iniziate il 14 settembre scorso nella sala consiliare del Comune – che si tratti delle nozze fra due gay Fosco (Sergio Rubini) e Filippo (Antonio Albanese), in seguito celebrate, per evidenti ragioni, non nella capitale del barocco salentino ma nella Spagna di Zapatero. L’argomento, a dire della troupe, non è andato molto a genio alla Curia, la quale ha fatto cenno ai regista, tecnici, eccetera, di andar via e togliere i camion del film da piazza Duomo. «Poi abbiamo raggiunto una sorta di compromesso – spiega Veronesi – anche perché siamo in possesso di tutti i permessi. Un pensiero per l’arcivescovo? Diciamo che sono in una fase abbastanza mistica della mia vita per “domarlo”». Girava e rigirava, però, il tema «nozze gay» negli interventi di regista e attori, consapevoli di quanto sia complicato in Italia trattarlo, seppur in linguaggio filmico. «Sono qui – commenta Rubini, presente con Margherita Buy nel primo Manuale d’amore – ad interpretare per la prima volta un gay, nella mia regione, che è quella di Nichi (il governatore Vendola, ndr), che è sintonico con l’episodio del film. Onestamente da pugliese devo dire che non sono mai stato convinto fino in fondo che questa terra fosse radicalmente cambiata. A volte mi sembra che dietro una certa facciata ci sia ancora qualcosa di profondamente antico, anzi, di “vecchio”. Ma segnali nuovi ci sono, il fatto che siamo venuti a girare a Lecce può essere un esempio». E conclude: «Essere attori ti fa saggiare cosa sia l’alterità, quello spogliarsi di sé, sospendere il giudizio, ti dà l’opportunità di diventare una bella persona, di evitare il pre-giudizio. Se tutti ogni tanto fossimo un po’ attori, immedesimandoci nei casi degli altri, ci sarebbe più tolleranza». Problemi per Albanese a indossare i panni di un omosessuale? «Ma no, è il mio lavoro – risponde – avrei fatto anche lo skinhead se Veronesi me lo avesse chiesto. Ciò che ho voluto, invece, è cercare di interpretare questo ruolo nella maniera più gioiosa possibile. È un rapporto sereno fra il mio personaggio e quello di Sergio, gay dal passato etero, e lo volevamo trattare con allegria». Lecce sarà Lecce nel Manuale, che ha dato lavoro a 500 o 600 salentini, fra comparse e il resto. Vi ha contribuito in piccola parte anche il Film Fund della Provincia (presente all’incontro l’assessore alla Cultura Sandra Antonica) e quando il film uscirà in dvd, vi saranno abbinate splendide immagini delle bellezze storico-artistiche del capoluogo salentino. Soprattutto quelle trionfali del barocco, fondamentali per la scelta del regista. «Desideravo – sottolinea Veronesi – che ci fosse omogeneità fra gli scenari di questa città e le ramblas di Barcellona, straordinarie certo, ma non sono da meno quelle che ammiriamo in questi vicoli, nelle piazzette, inondate di luce». Manuale d’amore 2, prodotto da Aurelio De Laurentiis, distribuito da Filmauro, girato anche a Roma, sarà nelle sale il prossimo gennaio. «Non è un sequel del primo – precisa Veronesi – sono quattro storie completamente diverse, con due forti temi sociali, quello del matrimonio fra gay, appunto, e l’altro, il secondo episodio, intitolato La maternità, tragicomica odissea di Franco (Fabio Volo) e Manuela (Barbora Bobulova), giovane coppia che per avere un figlio è costretta a ricorrere alla fecondazione assistita e ad andare ancora una volta in Spagna, che in questo film fa un figurone, perché in Italia la legge è carente». Gli altri due episodi sono – L’ Eros – in apertura di film, che ha per protagonista Nicola (il barese Riccardo Scamarcio), un affascinante ragazzo sui 25 anni travolto da una passione viscerale per Lucia (Monica Bellucci), e l’ultimo, L’ amore estremo che ha per protagonista Ernesto (Carlo Verdone), un uomo di 50 anni con una moglie rassegnata, una figlia burina e una vita noiosa, sconvolta dall’arrivo di Cecilia, 28 anni, un ciclone di vitalità ma soprattutto una vera bellezza. Ad attraversare e collegare i quattro nuovi capitoli, una trasmissione radiofonica (che ha lo stesso titolo del film) e la voce calda del deejay Fulvio (Claudio Bisio), sempre pronto a lanciare telefonate per sentire come la pensa la gente sul tema dell’amore. Ma il colpo di scena al termine del film servirà a ribadire che in amore non esistono maitre à penser. Inevitabile battuta finale sull’amore calcistico di Antonio Albanese per il mister giallorosso Zeman, manifestato sin dai tempi del suo «Frengo e Stop» in Mai dire gol. «Siamo stati insieme l’altra sera – racconta – lui è felice di essere tornato a Lecce, io lo stimo moltissimo perché è una persona onesta». Veronesi sorride e aggiunge, «sì… li ho visti tutti e due a cena, al posto della fruttiera avevano al centro… un enorme posacenere». Gloria Indennitate

22/09/2006

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