Dalla rassegna stampa Cinema

SLEVIN - PATTO CRIMINALE - Un po' Hitch, un po' Tarantino

…infallibile per realizzare un delitto perfetto: si tratterà perciò per Slevin di uccidere e inscenare un delitto in ambiente gay, nel quale è rimasto vittima il giovane figlio del boss israelita. …

PRIMEFILM. Poliziesco di McGuigan, con Hartnett, Freeman e Lucy Liu
Ma non sempre è credibile il patto criminale di «Slevin»

Un po’ Hitchcock un po’ Tarantino in questo Slevin – Patto criminale del regista scozzese americanizzato Paul McGuigan. Il primo viene esplicitamente citato per il suo famoso Intrigo internazionale, non senza ragione, il secondo è un po’ il modello non confessato cui McGuigan tenta di avvicinarsi. Come per il film di Hitchcock, infatti, anche Slevin parte da uno scambio di persona con un giovane malcapitato che si trova al centro di un girotondo criminale da cui cercherà con un po’ di ingegno, ma soprattutto con un notevole contributo del caso, di venir fuori. E come con Tarantino, quello di Pulp Fiction, la storia di Slevin si aggroviglia sempre più in molte diramazioni narrative, il cui filo occorre rintracciare attraverso una dislocazione temporale dei fatti (e ciò costituisce un buon esercizio mentale per lo spettatore). Ma, ancor più, del maestro del pulp McGuigan ritiene quello spirito scanzonato e beffardo che non dismette neppure nei momenti di più acuta tensione, quando la faccenda va sempre peggio per il protagonista, che tanto sprovveduto non è, come in un primo momento si sarebbe potuto pensare. Tutto comincia con la violenta irruzione di due sicari di un boss di colore (Morgan Freeman) nell’appartamento abitato dal giovane protagonista, Slevin (Josh Hartnett), il quale si trova lì solo perché è ospite del suo amico, momentaneamente assente e vero obiettivo della missione dei due. Slevin è portato di forza, pressoché nudo, a casa del boss, il quale lo ha convocato per una commissione criminale: uccidere il figlio gay del boss ebreo, suo concorrente e rivale, perché il proprio figlio è stato assassinato su suo ordine e perciò egli intende vendicarsi pareggiando la partita. Una faccenda privata dunque, preceduta da una minuziosa preparazione, un’autentica tela di ragno predisposta dalla perversa mente criminale di un professionista del delitto (Bruce Willis), che ha ideato per l’occasione una regola (di Kansas, la chiama lui) infallibile per realizzare un delitto perfetto: si tratterà perciò per Slevin di uccidere e inscenare un delitto in ambiente gay, nel quale è rimasto vittima il giovane figlio del boss israelita. Naturalmente i fatti precipitano, non tutto si svolge secondo i piani, i morti ammazzati non si contano e l’astuto Slevin riesce a cavarsela e a ricongiungersi con la bella eurasiatica vicina di casa (Lucy Liu) che ha appena conosciuto. La truce storia viene costantemente attutita dalla ironia di marca tarantiniana cui si accennava, anche se con esiti narrativamente un po’ problematici e bizzarri (vedi, soprattutto, il curioso dialogo finale fra i due boss avversari immobilizzati su due carrozzelle, oppure tutta la parte iniziale con Slevin sballottato qua e là attraverso una gelida New York con solo addosso un minuscolo accappatoio). La formula non sempre funziona, i propositi dissacratori di McGuigan sfociano spesso nella verbosità incontrollata dei diversi personaggi, nella scelta dei quali semmai va individuata la sarcastica «scorrettezza» controcorrente del film, che fa di neri ed ebrei i burattinai assoluti di questa vicenda criminale di vago sapore noir, con un cast per grandi occasioni anche se non diremmo che gli attori abbiano dato qui il meglio di sé.

SLEVIN – PATTO CRIMINALE di Paul McGuigan ? Interpreti: Josh Hartnett, Ben Kingsley, Morgan Freeman, Lucy Liu, Bruce Willis – Poliziesco – USA, 2006

v. att.


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