Dalla rassegna stampa Musica

E dopo Madonna arriva Springsteen

…E proprio dallo staff del Gay Village sono arrivate oggi al St. Regis, albergo dove alloggia Madonna, 500 rose bianche e l´invito a Lady Ciccone, da sempre icona del mondo gay, all´after-show del concerto…

Il concerto-evento allo Stadio Olimpico. Ora la città attende la Notte Bianca e il “Boss”
CECILIA CIRINEI

Uno Stadio Olimpico strapieno e decisamente tutto esaurito ha salutato ieri sera la popstar Madonna e il suo “Confession tour” nell´unica, affollatissima, data italiana. Adesso per avere un altro evento che catalizzerà nello stesso modo la città bisognerà aspettare prima la Notte Bianca del 9 settembre e poi l´atteso concerto di Bruce Springsteen che si terrà il 10 di ottobre. Louise Veronica Ciccome, arrivata con il marito Guy Ritchie e senza i due figli, dovrebbe trattenersi nella capitale anche oggi e andare alla festa in suo onore organizzata da Silvia Venturini Fendi alla quale parteciperanno diversi personaggi del mondo del cinema, fra i quali Raul Bova e Adriano Giannini.
Nel frattempo i suoi ballerini, capeggiati dal tatuato Jason, sono andati sabato sera a cena all´Osteria del Pesce in via di Monserrato e poi a ballare al Gay Village al Giardino delle Cascate dell´Eur dove hanno movimentato la serata al posto degli animatori con i loro balli scatenati nella serata “Omaggio a Confession Tour”. E proprio dallo staff del Gay Village sono arrivate oggi al St. Regis, albergo dove alloggia Madonna, 500 rose bianche e l´invito a Lady Ciccone, da sempre icona del mondo gay, all´after-show del concerto.

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Ma lo show trasgressivo è solo un trucco di cartapesta

Era l´evento più atteso della stagione estiva
Ieri sera 70 mila fan all´Olimpico di Roma
GINO CASTALDO

ROMA – Benvenuti al blasfemo circo di nostra Madonna pop, sulfurea vipera di cartapesta, diva incontinente e capricciosa. Benvenuti nella torrida arena di malizie erotiche e impudenti impennate spirituali di una cantante che osa crocifiggersi nella città che custodisce l´eredità di Cristo. La satanassa del culto profano della dance music è arrivata nella città dei Papi e dei primi martiri cristiani incendiando lo stadio Olimpico di prosaiche mirror ball da discoteca, fumoni e pantomime equestri. Per lei il mondo è un´immensa sala da ballo, la metafora è fin troppo elementare, ma tra una coreografia e l´altra ci sta bene anche una crocifissione, scandalosa certo, ma a veder bene soprattutto kitsch, eccessiva, sorprendente e blasfema soprattutto perché avviene su un tenue e famoso pezzo che si intitola Live to tell e che, seppur crocifissa e cinta di corona di spine, la Madonna appare vestita Jean Paul Gaultier. Un pantaloncino di velluto e una blusa arancione, tutto qui. La croce, massiccia, composta da centinaia di specchietti, sale da terra e si erge imponente con sù attaccata la sfacciata messaggera. Sembra di essere in una di quelle americanissime adunate evangeliche con predicatori scatenati ed effettoni teatrali. Lei non urla, canta sommessa, ma lo stile è quello, e il numero termina tra organi e campane. Il bello è che magari per lei si tratta semplicemente di un tributo, anche se la provocazione non può passare inosservata e alla fine sembra quasi un omaggio al femminino sacro invocato dal Codice da Vinci. Forse ci vuole dire che sulla croce c´è Maria Maddalena? Di sicuro la canzone parla di un segreto a lungo trattenuto. Che lei viaggi sempre sul ciglio del baratro del cattivo gusto è risaputo, perfino scontato, e se la ride delle polemiche che si sono ravvivate (da Chiesa e da sinistra) nel momento in cui il pericoloso messaggio si avvicinava alla capitale della cristianità. Con lei si arrabbiano tutti, cattolici, ortodossi, mussulmani ed ebrei. Ma è poi giusto prenderla così sul serio?
Prendete l´inizio. Un trionfo di ambiguità equestre, con lei che cavalca e si fa cavalcare dai suoi ballerini. La gente esulta, il popolo gay è presente in massa e applaude felice, le ragazzine continuano a vedere in lei un modello “liberato”, sfrontato, perfino autorevole nel suo imporre un´idea forte e trasgressiva di femminilità. I cavalli sono la sua passione recente, quasi un´ossessione e, evitando banalità psicanalitiche, si può dedurre una certa propensione per una parte irrazionale, animalesca, che contrasta con l´efficienza diabolica dei suoi spettacoli. E poi su queste fantasie equestri tira dritto con pezzi come Get together e Like a virgin, una di quelle canzoni che una ventina d´anni fa crearono il mito Madonna coi suoi vestitini di pizzo e l´aria sfacciata di una consumata ed esperta Lolita.
Si balla per quasi tutto il tempo ma il profumo di musical è evidenziato da una divisione del concerto in diverse parti, quella dei cavalli appunto, quella politico-spirituale che inizia con la crocifissione di Live to tell e arriva fino a Sorry, dove gli schermi sparano faccioni politici e religiosi, una gloriosa carrellata che va da Mussolini a Berlusconi, passando per Bush, Hitler e Papa Ratzinger, il quale, se per assurdo avesse mai accettato l´invito della cantante avrebbe dovuto sopportare, oltre alla crocifissione, anche il suo accostamento ai cattivi della terra. Segue una parte per così dire rock dove Madonna scende dal piedistallo, si leva la maschera dello show vorticoso e canta un paio di pezzi, Substitute for love e Paradise (not for me), alla chitarra. Un momento desolante, che anche i fan accaniti avranno al massimo tollerato, in attesa di emozioni più forti. Che puntualmente arrivano quando esplode la megadiscoteca evocata, all´inizio, dalla sua apparizione dentro una gigantesca mirror ball, costata più o meno quanto una chiesetta di medio livello, che si apre come un arancia e offre allo stadio in visibilio la patinata Venere che sembra nascere come da una conchiglia.
Alla fine è veramente “disco inferno”, in uno spettacolo che slitta dal sacro al profano con impressionante disinvoltura, e da Music fino a Hung up c´è tutto il tempo di far saltare l´intero stadio, di mimare le mosse di Tony Manero, di scatenare un corpo di ballo da favola, ballerini acrobati, ginnasti prodigiosi, danzatori da fantascienza. Talmente bravi da coprire le mosse abili, ma meno vorticose, della stessa Madonna che in mezzo a loro sembra altrettanto portentosa, ma non lo è, se non altro perché tra pochi giorni compirà 48 anni, portati benissimo, ma che è pur sempre un´età di tutto rispetto per sostenere due ore a questi livelli. Se si riesce a non sentirsi offesi, c´è da divertirsi. A patto di non prenderla sul serio, a patto di accettare il gioco impudico dell´irriverenza, del crossover di tutti i sentieri più luccicanti messi in scena dalla cultura pop di questi anni. A patto di divertirsi all´idea che in scena c´è una Madonna, ma di cartapesta.

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