Dalla rassegna stampa Cinema

Anche a Bollywood il produttore ha un divano

…nel film di Mira Nair, Fire, circolato anche in Italia, dove due donne si ribellano ai mariti oppressori e stabiliscono una relazione lesbica. Un pubblico inferocito diede l’assalto, proprio a Bombay – ora Mumbai – al cinema dove si proiettava Fire…

E’ di ieri la notizia che molte aspiranti attrici della ormai leggendaria industria cinematografica indiana, nota come Bollywood (Bombay più Hollywood), sono disposte a prostituirsi pur di ottenere una scrittura. Anche se tenderei a non generalizzare, non me ne stupisco. Il dramma quotidiano della condizione femminile in India, di una inferiorità sociale ed esistenziale (l’analfabetismo femminile supera del doppio quello maschile) è lungi dallo scomparire. Le coppie sposate vedono con timore la nascita di una figlia, fino a ricorrere all’aborto: si calcola che a Delhi se ne registrino circa 24 mila ogni anno.
Bollywood arriva a produrre quasi un migliaio di film all’anno, e i suoi eroi sono fondamentalmente uomini: l’ultimo, Krrish, è addirittura un superuomo, dotato di poteri soprannaturali. Il suo nome deriva da quello di una divinità, Krishna, e del resto Bollywood affonda le sue radici nella millenaria tradizione epica del Mahabharata e del Ramayana. Intendiamoci: Bollywood produce film di livello assai diverso, e talora di considerevole qualità. Ma il grosso della produzione si indirizza a un pubblico socialmente e culturalmente modesto, che si appropria, per così dire, delle vicende dei film, vi si identifica.
Ecco perché le vicende di donne costrette a un matrimonio combinato, succube e non di rado pronte a una ribellione aspra quanto frustrata, raramente suggellata da un lieto fine, divengono sempre più frequenti, pur di non superare tabù estremi, come nel film di Mira Nair, Fire, circolato anche in Italia, dove due donne si ribellano ai mariti oppressori e stabiliscono una relazione lesbica. Un pubblico inferocito diede l’assalto, proprio a Bombay – ora Mumbai – al cinema dove si proiettava Fire. Pure, Bollywood costituisce un ponte di carattere etnico e religioso: vi si mescolano indifferentemente personaggi hindi, musulmani, sikh. Ma gli eroi rimangono uomini, e le donne devono accettare la loro sofferta, magari tragica, subalternità. La via di fuga della sessualità trasgressiva si insinua o addirittura affiora nella quotidianità con sempre maggiore frequenza. Nei film, spesso allusivamente, comporta in genere una sconfitta piuttosto che una liberazione; nella realtà di attrici che aspirano al successo – ma non solo questo – non meraviglia che diventi addirittura commercio. «Quando vogliamo educare i nostri figli li portiamo al tempio o a vedere un film di Bollywood» ha osservato lo scrittore indiano Suketu Mehta. Chissà cosa penserà delle notizie di questi giorni. Un paradosso caratteristicamente indiano.

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