Dalla rassegna stampa Cinema

Chi sono i più amati? Ai poster l'ardua sentenza

I nuovi miti da parete dei ragazzi – Là dove c’erano Alain Delon e Brad Pitt ora c’è Orlando Bloom. Al posto di Madonna ci sono Jessica Simpson o i ragazzi di «O.C.». Ma nessuno spodesta il caro vecchio Che Guevara.

Sulle quattro mura della cosiddetta cameretta, sotto gli occhi di ogni possibile visitatore, o nello sportello interno di metallo dell’armadietto in palestra o nei college americani, lontano da sguardi indiscreti. Oppure accuratamente piegato in mille parti ed estratto come una reliquia dal portafoglio a richiesta (è ancora fantascienza, ma un brevetto giapponese annunciato a breve dovrebbe finalmente permettere il miracolo del poster da trasporto a prova di pieghe).
Il poster, insomma. Nella sua infinita possibilità di taglie, da mini a maxi, è ancora il santino laico per le nuove generazioni, quello che rivela immediatamente sia un segno di appartenenza al gruppo o, viceversa, l’attestato della propria totale individualità.

Nei negozi specializzati in arte non si trova molto per i giovani perché lì si vendono soprattutto stampe. Invece nei megastore tipo Mondadori, Messaggerie musicali e Ricordi, e nelle catene globalizzate tipo Tower record e Virgin, chiunque trova carta per i propri gusti e feticci da adorare.
Per non parlare delle fumetterie e delle boutique più avanguardiste dove ci sono anche le candele messicane, l’oggettistica esotica e kitsch, perfino gli abbaglianti vestiti da cosplay (gli impersonatori maschi o femmine dei personaggi dei videogame e dei manga giapponesi).

Basta poi un film come la Passione di Cristo di Mel Gibson per rilanciare sul mercato immagini buoniste oppure cruentissime o al limite del blasfemo (tipo gli ologrammi che cambiano soggetto a seconda della prospettiva: Gesù e la Madonna). In molti posti, compreso l’ipermercato religioso Cotter a Los Angeles, è scomparso dal catalogo (ma venduto ancora sottobanco) quello che per anni è stato il best-seller della controcultura: un Gesù tridimensionale che, malgrado la corona di spine, strizza l’occhiolino.

A rendere la vita dura ai poster ci sono semmai nuove mode, come quella per le più economiche cartoline. Oggetto di culto e di collezionismo sono anche in Italia quelle gratuite che si estraggono dai classificatori nei negozi e servono a propagandare prodotti, giornali o film. Mai passata la moda delle T-shirt, per chi pensa che un poster sia meglio indossarlo.
Se negli anni Sessanta queste magliette illustrate trasformavano i passanti in uomini sandwich volontari (le scritte della Coca-Cola o quelle del sapone Brillo e della zuppa Campbell così care ad Andy Warhol), oggi, in epoca no logo, si opta più per l’immagine significativa e quindi per la mimesi in tante opere d’arte deambulanti.

E ancora c’è l’immediata confessione di fede o partito. Ma può essere una squadra, un genere musicale, un gruppo rock o la particolare protagonista di una serie tv: dimmi quale delle Casalinghe disperate affiggi o indossi e ti dirò subito chi sei.

Ci sono poi i poster a favore e quelli contro.
Per la guerra dell’Iraq sono tornati fuori come citazioni e immagini del tempo della guerra in Vietnam. Nella fenomenologia dei manifesti sono quelli di personaggi che raccontano meglio di tanti saggi la caducità della fama e i ghiribizzi della società dello spettacolo.

Resuscitati o desaparecidos senza ritorno, i più venduti sono ancora quelli musicali: gli irriducibili non hanno intenzione di rinunciare agli storici Ac/Dc, Queen, Iron Maiden, Limp Biskit. Fra i gruppi emergenti spiccano Blink182, Green Day, Foo Fighters. Scommesse del futuro sono Jessy McCartney, Lee Ryann e il gruppo italiano Zero Assoluto. Sarà presto completamente out Britney Spears, sostituita da Hillary Duff e da Jessica Simpson. Quanto a Madonna, sono i gay, pare, gli unici compratori del manifesto del suo Confessions tour.

Fra i cosiddetti poster cheesecake (come venivano definite le dolci pin-up, un tempo riprese anche dagli obiettivi dei fotografi, dai pennelli di pittori come Vargas e Petty) vanno sempre forte Angelina Jolie e Monica Bellucci, mentre la stella nascente è Keira Knightley.
Tra gli attori l’egemonia degli ormai quarantenni Brad Pitt, George Clooney e Tom Cruise è messa a dura prova da nuovi divi come Orlando Bloom, Jacke Gyllenhaal e Ashton Kutcher, o dagli indigeni Riccardo Scamarcio e Silvio Muccino.

Quando si va oltre la produzione artistica o musicale, il mito diventa icona generazionale da ereditare in una staffetta ideale con i propri genitori: Bob Dylan, Bob Marley, Jim Morrison. A volte il filo rosso unisce addirittura i nonni: lo prova l’eterno James Dean, il cui merchandising a 50 anni dalla morte cresce invece che diminuire.
Ma dalle statistiche di vendita il best-seller assoluto rimane il mitico comandante Che Guevara, fronteggiato a malapena dai protagonisti del serial tv O.C. il vero fenomeno di tendenza.

(ha collaborato Deborah Pardo)


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