Dalla rassegna stampa Cinema

India, eunuchi alla riscossa «A noi un posto in politica»

…Un anno fa, un documentario girato dal tedesco Thomas Wartmann, Between the Lines-India’s Third Gender (Tra le linee. Il terzo sesso dell’India), applauditissimo a diversi festival, ha mostrato la dura esistenza quotidiana degli eunuchi di Mumbai (l’ex Bombay)…

Il «terzo sesso» reclama più diritti e potere «Siamo senza famiglia e dunque incorruttibili»

Un battito di mani a indicare la sfida. Gli occhi sgranati per incutere timore. I sari femminili e sgargianti di colori. Le voci acute e sensuali della loro nuova identità a segnare il ritmo delle richieste. Gli eunuchi indiani alzano la testa, vogliono contare di più. Dopo secoli di discriminazioni e emarginazione sociale, vogliono cambiare la filigrana della loro (misera) esistenza: basta con l’elemosina per le strade, basta con la vita nei bordelli dove sono allo stesso tempo le «stelle» più ricercate e più disprezzate. Il loro obiettivo? La politica, il potere. «Votare per noi, significa eleggere persone incorruttibili – dice l’eunuco Shobha Nehru -. Non abbiamo famiglia. Non dobbiamo garantire la dote alle figlie che si sposano, non dobbiamo pagare rette universitarie ai figli». Forse per questo, timidamente, in alcune piccole municipalità (come Haryana, vicino a New Delhi, o nel Madhya Pradesh) sono stati eletti consiglieri comunali del «terzo sesso». Ma ancora non basta. «Vogliamo essere trattati come esseri umani, vogliamo non essere più scherniti per la strada», conferma Asha Singh, 50 anni. Per questo chiedono anche il diritto ad una percentuale stabilita di posti nell’amministrazione statale, così come la legge prevede già per gli appartenenti alle caste più basse, «intoccabili» compresi. «Se anche i fuori casta hanno accesso a un lavoro governativo – grida Asha, la linea degli occhi allungata dal mascara – allora noi ne abbiamo ancora più diritto perché siamo al di là del bene e del male, delle non-persone: nessuno offre un lavoro a una hijra ».
Le hijra : così vengono indicati gli eunuchi in India. La parola significa letteralmente «ermafrodita». Nessuno sa quante siano esattamente. Le cifre variano da un minimo di 500 mila a un massimo di due milioni. Vivono ai margini della società, nei quartieri dei bordelli. Ma sciamano come mosche al miele non appena vengono a sapere di un matrimonio, di una nascita. Ballano, cantano e sfilano fino a quando il padrone di casa non offre loro soldi, vestiti e cibo perché se ne vadano. Mai litigare con una hijra . Per quanto disprezzati, agli eunuchi è attribuito il potere di lanciare terribili maledizioni. Per contro, la loro benevolenza assicura prolificità alle coppie, futura potenza virile ai neonati maschi, fortuna e ricchezza alle bimbe.
Un anno fa, un documentario girato dal tedesco Thomas Wartmann, Between the Lines-India’s Third Gender (Tra le linee. Il terzo sesso dell’India), applauditissimo a diversi festival, ha mostrato la dura esistenza quotidiana degli eunuchi di Mumbai (l’ex Bombay). Presenti in India sin dai tempi della conquista islamica, furono utilizzati dai sovrani Moghul (a partire dal ’500) come guardiani dei loro harem, un ruolo che attribuiva loro un potere analogo a quello degli eunuchi imperiali cinesi: vivendo a palazzo, condividevano (e talvolta usurpavano) i segreti del governo.
Con la fine dei Moghul, nel ’700, e l’inizio della dominazione britannica, le hijra non si estinsero. Semplicemente migrarono ai margini della società. Prive di sesso per scelta, ancora oggi (la castrazione chirurgica è vietata dalla legge) seguono un rituale antichissimo per raggiungere il loro scopo. Quasi in trance, si offrono a una sacerdotessa della dea Bauchara Mata – cui sono devote, è la loro protettrice – che, con una lama affilata, recide completamente i genitali. La hijra , nel documentario di Wartmann, assicura che non fa male: «Tutto va sempre per il meglio». Se l’operazione viene effettuata precocemente, allora la «pelle si fa liscia e cresce anche un po’ il seno».
A quel punto, l’iniziazione garantirà all’eunuco – che non è considerato dagli indiani «normali» un omosessuale, ma come un individuo che appartiene al terzo sesso – l’accesso a un guru , un maestro, da seguire insieme a circa 50 consorelle. Perché lo fanno? «Mi sono sempre sentita una donna, sin dall’infanzia – spiega Priya, 31 anni, fuggita da una famiglia benestante -. Un giorno ho incontrato un gruppo di hijra e ho capito: ero una di loro, volevo i loro poteri magici». Al punto di rinunciare alla sua vita precedente. E tornare in piazza per chiedere diritti e lavoro.

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