Dalla rassegna stampa Cinema

Lo stravagante film anti-Bush di John Cameron Mitchell

SHORTBUS. America ingrata, troppo poco sesso sta spegnendo i tuoi entusiasmi

Sorrentino, due lucani firmano i costumi C’è un pizzico di Basilicata al festival di Cannes. I costumi del film «L’amico di famiglia» di Paolo Sorrentino sono stati creati da due stilisti lucani, Cardilli Valens di Venosa ed Emilio Sasso di Melfi. Un duo che si sta facendo apprezzare in Italia e all’estero con modelli particolari sia per le collezioni sposo-sposa che per l’abito da cerimonia.

CANNES. Sesso hardcore a Cannes, ma nel segno dell’ironia. E questo come una commedia di Woody Allen, con protagonista una New York in cui le nevrosi di ognuno e anche le loro soluzioni si decidono nel fare sesso. E nel farlo bene. Così in Shortbus, l’annunciato film scandalo del regista gay americano John Cameron Mitchell (già autore del pluripremiato Hedwig), in quanto a scene di sesso hardcore non si risparmia nulla. Tutto inizia con il tentativo di autoerotismo orale, tramite una posizione yoga, di uno dei protagonisti («una metafora – ha spiegato il regista – della possibilità di una totale autonomia sessuale») e poi con una esplicita masturbazione che si libera a confondersi su un quadro di Pollock. Ma in realtà tutto ruota intorno al locale Shortbus, un luogo in cui si può tutto (orge comprese). E’ qui che si ritrovano Sofia (Sook-Yn Lee) che, nonostante sia una consulente sessuale, ha il problema di non aver avuto da anni altro che tre orgasmi con il marito Rob (Raphael Barker). Poi ci sono una «domina» in crisi, due omosessuali apparentemente liberati, James e Jamie, che non vivono appieno la loro sessualità e ancora altra varia umanità che non fa altro che parlare e praticare il sesso. Come se non fosse altro che una forma di redenzione. Per girare questo film, che corre a Cannes fuori concorso, il regista si è avvalso non di professionisti, ma di un sito Internet dove ha raccolto per circa due anni le suggestioni sessuali di circa 500 persone che poi ha opportunamente selezionato. «Il mio film è un piccolo atto di resistenza contro Bush – ha detto il regista in conferenza stampa – Parlo di sesso solo come metafora di un paese in cui c’è un cattivo governo dove tutti sono controllati da una sorta di teocrazia. Abbiamo voluto provocare, ma se si pensa bene alla fine del film il sesso è l’ultima cosa a cui gli spettatori pensano». «Ci sono aspetti di cui il film parla che vanno colti. Ad esempio tutta l’ombra che c’è nella generazione americana dopo l’11 settembre. La grande paura che ha creato quella tragedia», dice Mitchell. Francesco Gallo

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