Dalla rassegna stampa Cinema

Pedro punta alla Palma

Le donne per me sono l’origine della vita e anche di tutta la fiction possibile. Attraverso i loro racconti ho costruito il mio universo”
Applausi per “Volver”, il lavoro di Almodovar da ieri nelle sale

CANNES – “Le donne per me sono l’origine della vita e anche di tutta la fiction possibile, perchè ho vissuto la mia infanzia circondato da donne che raccontavano storie e cantavano e questo è l’universo che ho voluto omaggiare in Volver”, Pedro Almodovr presenta così, a Cannes, il suo sedicesimo film, molto applaudito dalla stampa, col quale torna in competizione “accettandone e rispettandone le regole” ma sicuro di aver fatto un film “che ha rimesso a posto un pezzo della mia vita”.

Non vuole sentire parlare di Palma d’oro perchè l’ultima volta che tutti lo davano per favorito, con “Tutto su mia madre” portò a casa solo un premio per la regia. “Nel ’99 non mi arrabbiai subito: mi indispettì, due anni dopo, leggere che il presidente della giura, David Cronenberg, aveva detto di non voler premiare nè me nè Lynch per “Una storia vera”, quindi ammettendo un pregiudizio un pò fuori dalle regole. Ma va bene così, il tempo è stato galantuomo, il mio film ebbe molta più fortuna di quelli premiati, Rosetta e L’Humanitè”. Per Almodovar Volver è anche un omaggio alla Spagna “sordida, nera, sinistra e sottosviluppata, quella della Mancia, la mia regione, di cui ho mostrato il lato luminoso e solidale. Un personaggio importante è quello di Augustina, la vicina di casa, quella che si impiccia di tutto ma ti aiuta anche e fa un pò parte della famiglia. Ormai succede solo nei paesi, mentre a Madrid i vecchi muoiono e nessuno se ne accorge, li scoprono dopo tre giorni”.

In città la solidarietà resta solo nelle periferie multietniche, “dove si convive bene e il razzismo è assente”. Il riferimento, conferma, è anche al “cinema italiano degli anni ’50 e ’60, anche quello delle commedie minori per me il migliore in assoluto e alle sue donne, vitali, carnali, materne”. E il regista spagnolo inizia un interminabile elenco di attrici che stupisce anche la stampa italiana: dalla Loren alla Cardinale, ma anche Antonella Lualdi, Silvana Pampanini, Anna Maria Canale, Lorella De Luca, che definisce la sandra Dee italiana, Marisa Allasio e poi Monica Vitti, Stefania Sandrelli, Mariangela Melato e perfino Rossella Falk “strana, filiforme, un pò lesbica”. La Loren e la Magnani di “Bellissima” sono stati i riferimenti per l’immagine di Penelope Cruz: “L’unica cosa finta che abbiamo dovuto metterle è stato il culo abbondante; il resto, quelle bellissime tette, il più bel decolletè del cinema internazionale, è tutto suo”.

I riferimenti figurativi sono quelli della cultura pop degli anni ’60, “quelli delle pubblicità dei prodotti per le casalinghe, vere star del pop, come Doris day, irreale casalinga con i capelli cotonati che si muoveva in cucine pulitissime e ordinate con elettrodomestici mai usati”.

“Il senso di Volver, spiega Almodovar, è che “i morti tornano alla vita per aiutare a risolvere i problemi dei vivi. Irene vive davvero come un fantasma anche se sappiamo che non lo è: è una madre generosa ma soprattutto giusta e per me la giustizia è un valore importante ma a livello individuale non istituzionale”. Raccontare la nuda storia del film, che è da ieri in 300 sale italiane (più che in Spagna dove erano 250) è fare un torto alla brillante sapienza del regista, secondo cui infatti, “la cosa più difficile ormai nei miei film è scrivere la sinossi”. Gli chiedono se è mai stato tentato da Hollywood, e lui: “la tentazione c’ è sempre. M al’ unica volta che ci ho pensato seriamente è stato quando mi hanno offerto la regia di Brokeback Mountain, il film sui cow-boy gay”.

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