Dalla rassegna stampa Cinema

Tom Hanks: sì ai dubbi. E McKellen provocasu Gesù «non gay»

La battuta più velenosa è arrivata da Sir Ian McKellen (l’enigmatico Teabing del film) nella vita attivista gay: «So, sappiamo che la religione cattolica è nemica degli omosessuali. Ma dovrebbero, invece, i vertici della Chiesa, essere contenti perché questo film dimostra definitivamente che …

CANNES – La battuta più velenosa è arrivata da Sir Ian McKellen (l’enigmatico Teabing del film) nella vita attivista gay: «So, sappiamo che la religione cattolica è nemica degli omosessuali. Ma dovrebbero, invece, i vertici della Chiesa, essere contenti perché questo film dimostra definitivamente che Gesù Cristo non era gay dato che si è anche sposato con Maria Maddalena, generando una bella figliola». Il grande attore inglese, presto sugli schermi di Cannes nel nuovo atto di X Men ha aggiunto: «Io ho creduto e credo a tutto quello che il film racconta e, dunque, sono soddisfatto di aver contribuito a tacitar con questo nostro film i problemi della Chiesa sull’omosessualità, sostenendo i gusti eterosessuali di Cristo». Tom Hanks con capelli lunghi e lisci da intellettuale come il suo professore Robert Langdon è intervenuto, di rimando e smussando l’argomento: «Rilancio la fede nell’istinto, che porta sempre alla verità. Non c’è codice che possa sostituire l’istinto. D’istinto ho molto amato il libro, che mi ha dato tanto, come questo mio impegno d’attore. Ho studiato, mi sono documentato con grande curiosità e molti stimoli».
Riuscirà il pubblico di massa Usa a credere che l’ex Forrest Gump possa essere uno studioso di simboli? La critica lo trova fuoriparte, proprio lui che è capace di essere un naufrago e un malato di Aids, un eroe e l’uomo della porta accanto. Ribatte Tom: «Non devono essere preoccupati: ho appena acquistato i diritti di Scooby Doo III».
Comunque la parola d’ordine è che il Codice da Vinci è fiction non un trattato teologico. Lo ripete anche Hanks. «In ogni caso a quelli che sono sicuri di credere in una verità preferisco le persone aperte al dubbio».
Sarcastico, ma solo dietro le quinte, Ron Howard, che per l’occasione si è persino tolto l’inseparabile cappellino da baseball: «La Chiesa cattolica vieta anche l’uso dei profilattici, che sono popolari e usati da molti. Spero che accada la stessa cosa, al nostro film, che sarà, mi auguro, usato e visto da molti per quello che è: un intrattenimento di piacere cinematografico e stimoli aperti al dibattito».
Ron è anche co-produttore della pellicola alla quale la stagione estiva americana con il lancio massiccio a Cannes affida molte speranze mentre i francesi a loro volta la stanno usando per scopi turistici e tour di massa al Louvre. Spiega il regista che molti test con il pubblico sono stati fatti in Usa. «Alle molte proiezioni i risultati sono stati tutti positivi, ma per evitare ogni illazione, abbiamo imposto che su Internet non ci fossero recensioni preventive».
«Aprire al dubbio», dunque è la tesi di tutto il cast. Qualcuno ride per diverse battute de dialoghi? «Ebbene, è ciò che volevamo. La vita è un mistero fatto anche di sorrisi oltre che di dolore e interrogativi», ribadisce Ron mentre il francese Jean Reno, attivissimo nel cinema di consumo Usa, difende addirittura un preteso asse europeo-americano del quale il film è per molti aspetti, a suo dire, corifeo. Lo spiega anche la Tautou, che aveva prima d’ora sempre sparato a zero sugli effetti speciali del cinema d’oltreoceano: «Volevo cimentarmi con la macchina della grande industria e la sfida è stata quanto ma positiva». Tace il vescovo Aringarosa-Alfred Molina, depositario di un’antica cultura, portavoce anche nel libro di un livello superiore di verità. Poi, mentre l’incontro si trasforma in un gioco difensivo di battute, dice: «Il ritratto di Mona Lisa nasconde molti misteri, la vita e la religione nascondono molti misteri, come giustamente ha detto Ron. Questo film non vuole svelarli, ma spingere al dialogo ed è quanto, mi pare, stiamo facendo».

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