Dalla rassegna stampa Cinema

Maria Antonietta, Lady D del Settecento

Timida, ignorante, forse lesbica. La «regina martire» arriva con crinoline e piume alla Croisette. Per parlare non della Francia che fu ma del presente.

Kirsten Dunst, la protagonista di “Marie Antoniette”

Biondissima dalla pelle di latte, fashion-addicted, forse bisessuale, disperatamente sola, la sfortunata regina Maria Antonietta diventa un’icona pop nelle mani di Sofia Coppola.
La vita dapprima spensierata poi dolentissima e funesta della giovane austriaca finita sulla ghigliottina corre veloce tra riti di corte, cavalcate, feste da jet-set, mentre la voce post-punk di The Cure annega tutto in una struggente malinconia.
Marie-Antoinette, film tra i più attesi al prossimo Festival di Cannes (17-28 maggio), racconta il Settecento attraverso la moda neoromantica degli anni Ottanta, per parlare agli adulti ma soprattutto ai teenager.

Pallida, i capelli incipriati e gonfi come un covone di grano, Kirsten Dunst non ha l’alterigia della principessa austriaca, ma ha nello sguardo la perdizione delle moderne eroine divorate dai mass media, un po’ lady Diana, un po’ Kate Moss.
Perché Marie-Antoinette, arrivata in Francia a soli 14 anni nel 1770 per sposare il pio e imbranatissimo Luigi XVI (Jason Schwartzman, cugino della regista), ha evocato nella trentacinquenne Sofia Coppola, figlia del grande Francis Ford, produttore esecutivo del film, fantasmi familiari: la sua stessa giovinezza privilegiata, circondata da cortigiani.

La regista premio Oscar per la sceneggiatura di Lost in translation è in buona compagnia: a Cannes sono molti gli autori alle prese con la storia. Il veterano Ken Loach in The wind that shakes the barley filma l’Irlanda del 1920 e ricostruisce alla sua maniera le ragioni per cui una guerra di indipendenza contro l’Inghilterra si è trasformata in guerra civile.
Il cinese Lou Ye racconta gli amori e le passioni degli studenti ribelli nella Pechino del 1989 (Summer palace).
L’algerino Rachid Bouchareb in Indigènes guarda la Seconda guerra mondiale dal punto di vista dei soldati delle colonie, che, pur avendo combattuto, alla fine non vennero fatti sfilare con i militari francesi (qualcuno lo descrive come una Ciociara vista con gli occhi delle famigerate truppe marocchine).
Poi c’è la Spagna del 1944 di Guillermo del Toro, El laberinto del fauno, vista in chiave favolistica, e l’Argentina dei colonnelli di Israel Adrian Caetano (Buenos Aires, 1977 nella sezione Un certain regard).
Ma il cinema, anche quando indossa le piume del passato, parla sempre del presente. Per questo Sofia Coppola ha avvicinato a sé Maria Antonietta.

Mentre scriveva la sceneggiatura ascoltava Adam and the Ants e Bow Wow Wow, Siouxsie and the Banshees e Robert Smith (il leader di The Cure ha collaborato alla colonna sonora), eroi della Londra anarchica post-punk degli anni Ottanta, alla quale è legata la sua adolescenza. Faceva collage di immagini firmate da fotografi come Guy Bourdin, Helmut Newton, di eleganti dannate come Kate Moss. Il risultato è piuttosto innovativo.
In Francia il film esce il 24 maggio. In autunno verrà messa in onda una fiction franco-canadese, anch’essa intitolata Marie-Antoinette e basata sulla sceneggiatura di Jean-Claude Carrière.
Libri, siti online, riviste rinverdiscono il mito della «regina martire», come il mensile Atmosphère dedicato allo stile Marie-Antoinette e ai luoghi in cui visse.


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