Dalla rassegna stampa Cinema

All'amore assente

La storia, i protagonisti e gli autori del film presentati sul PRESS BOOK del film

All’amore assente – La storia
È mattina. Andres Carrera non ama cantare mentre si rade o si fa la doccia. Preferisce parlare, rivolgendo a se stesso emozionanti parole. Le stesse che subito dopo sentiamo durante un comizio, in una piazza assillata dalla pioggia. Sì, perché Andres è il ghost writer di Massimo Arati, giovane politico rampante in piena campagna elettorale.
La cinepresa si allontana da quei momenti e ci accompagna altrove. Non possiamo sapere quanto tempo sia passato, ma ciò che non passa è la pioggia. Incessante. Un lento scrosciare che ci accompagnerà lungo tutto il film. E sotto la pioggia ci ritroviamo in aeroporto, dove assistiamo all’arrivo di un Investigatore.
Sulla strada verso la città è in compagnia di una Tassista, curiosa e misteriosa, che cerca inutilmente di scoprire chi sia il suo passeggero.
Per prima cosa, l’uomo va in ospedale a trovare Magda, una donna anziana gravemente malata: una visita enigmatica e silenziosa.
L’Investigatore entra poi in un palazzo, forza la porta di un appartamento e comincia a perlustrarlo da cima a fondo. È la casa di Andres. Abbandonata, ma ancora piena di tracce interessanti: fotografie, computer, libri, lettere e un’inattesa collezione di dischi in vinile.
È arrivato il momento di conoscere Iris, la moglie di Andres. Porta i suoi quarant’anni con disinvoltura: è molto bella, elegante, energica e allo stesso tempo sfumatamente sensuale. È l’ambiziosa manager dell’agenzia di comunicazione, quella dove lavorava anche Andres… marito e impiegato.
L’Investigatore si fa assumere in quell’agenzia, dopo un colloquio di assunzione con il braccio destro di Iris, Carlo. Così potrà tener d’occhio la donna da vicino.
Non solo: approfittando della casa abbandonata di Andres, decide di vivere proprio lì. Dopotutto, i vicini non vedono da tempo Andres e scambiano l’Investigatore per lui…
L’indagine si allarga: l’Investigatore torna in ospedale, ma Magda è stata dimessa e ora si trova in casa. Solo ora capisce che la donna è la madre di Andres, che vive con lo stralunato Padre, convinto che il figlio non sia scomparso, ma che sia stato rapito dagli alieni. Un velo di compassione incrina lo sguardo del freddo Investigatore: no, non sarà un’indagine come le altre…
Quando torna nell’agenzia, l’Investigatore scopre che Andres e Iris, in avanzata gravidanza, si erano separati da poco. Sempre in quegli uffici, l’uomo trova anche un valido aiutante: Edoardo, un giovane collega, sincero e attraente, che sembra sapere molto più di quel che dovrebbe.
Una sera, Edoardo smaschera l’Investigatore piombando a casa di Andres. Ma il nostro protagonista riesce a girare l’imprevisto a suo
favore e tira Edoardo dalla sua parte. Il giovane gli svela l’egoismo e l’aridità di Andres, bravo con le parole ma indifferente a tutto, incapace di provare emozioni.
Intanto Iris decide di dar credito all’Investigatore, quel suo nuovo dipendente che la incuriosisce, e gli affida l’incarico di un nuovo testo per Massimo Arati. E questo complica tutto. Del resto, l’Investigatore non ha ancora capito chi lo stia pagando. E poi c’è qualcuno che continua a scaricare la posta elettronica dello scomparso.
Un giorno, la commessa di un negozio di dischi lo scambia per Andres, e gli consegna un vecchio disco in vinile che l’Investigatore lascia provocatoriamente sulla scrivania di Iris.
Una notte, l’Investigatore penetra nell’ufficio della donna per cercare nuove tracce, e lì assiste a una scena imprevista: Iris ha una relazione proprio con Massimo Arati. L’Investigatore è sconvolto.
Il momento del drammatico confronto tra l’Investigatore e Iris avviene il giorno dopo, all’uscita dalla casa dei genitori di Andres, dove ormai il nostro uomo si reca assiduamente, sempre più attratto dalla figura di Magda.
Iris confessa all’Investigatore che la relazione con l’uomo politico è poca cosa. Lui vuol sapere se il figlio che aspetta è di Andres o di Massimo, ma improvvisamente la donna si sente male. L’uomo la porta in ospedale e scopre che la gravidanza è a rischio, che fa trasfusioni di nascosto, all’insaputa di tutti, e che solo il marito sapeva… Iris appare con tutta la sua fragilità e forse non ha più nulla da raccontare.
Allora l’Investigatore ha un ultimo chiarimento con Edoardo, cercando di forzare la sua ingenua generosità. Edoardo è angosciato: sente che l’Investigatore, ormai considerato quel vero amico che Andres non aveva mai saputo essere, sta per abbandonarlo.
E allora giù, di corsa, a casa dei genitori di Andres, perché forse è lì il segreto di tutto, il segreto di una scomparsa che non ha né capo né coda. Lì l’Investigatore trova un libro del poeta Walt Whitman e scopre il primo rebus: quei discorsi di Massimo Arati, per i quali il ghost writer Andres Carrera era così famoso, e che non parlavano delle solite cose che annoiano la gente, ma di entusiasmo, di emozioni, di vita, erano in realtà parafrasi dei versi di Whitman, poeta della democrazia americana. Ma che senso ha? Cosa voleva far capire Andres? E a chi?
Sotto la pioggia implacabile, il padre di Andres traccia strani segni nel giardino, perché gli alieni possano riconoscere la casa dove riportare il figlio. L’Investigatore capisce che la soluzione è ormai vicina. Basta allungare la mano e…


All’amore assente – La pioggia… e altre storie
Quando scompare qualcuno che ci appartiene, inevitabilmente comincia a piovere. È un destino segnato che riguarda ognuno di noi.
Del resto, il cinema ci ha regalato terribili omicidi perpetuati all’ombra di scrosci continui, o splendide novelle colme di lacrime che si dissolvevano nella pioggia.
Forse è il pianto degli dèi che ci accompagna nella nostra ricerca, o forse è la nostra immaginazione che ci fa credere che ad ogni ricerca debba sempre corrispondere un temporale.
Ma se chi scompare siamo noi stessi, il nostro io più intimo, perché la pioggia insiste a colpire i nostri cari?
All’amore assente racconta questo continuo dubitare. È una voluta volontà di rendere, attraverso le immagini, un viaggio interiore. In maniera semplice, quasi soave, dove tutti i tasselli del puzzle della nostra memoria seguono un percorso proprio.
Siamo noi, insomma, a dover cercare e non gli altri a doverci ricercare.
In fondo, Andres è in ognuno di noi. Quella parte di egotismo che grandi scrittori del passato hanno provato ad illuminare e che la grande tradizione argentina (Jorge Luis Borges e Juan Rodolfo Wilcock, primi tra tutti) ha saputo tradurre in favola.


All’amore assente – La politica del ghost writer
Non ci dobbiamo sorprendere se Andres, il protagonista assente di questa vicenda, attingesse a piene mani tra i versi gloriosi di Walt Withman, per scrivere testi politici, credibili, avvincenti e finemente poetici.
La politica è fatta anche di questo: ci sono ghost writer che devono saper raccontare illusioni. Queste poi saranno filtrate dall’arguzia del politico che le leggerà, trasformando certe favole non credibili in un futuro concreto e incredibile… perlomeno per l’elettore ingenuo.
Anche Gore Vidal scriveva perfette sceneggiature (come Ben Hur) e contemporaneamente redigeva i bellissimi discorsi di John Kennedy. E mai sapremo se quei testi fossero suoi o di chissà quale altro romantico poeta meno noto.
Certo, la scelta di Andres di lasciarsi coinvolgere da Withman, potrebbe apparire anacronistica: questo grande poeta ha solidificato la coscienza americana per generazioni che ormai non esistono più. Forse son state “sostituite” dal disincanto adolescenziale del Giovane Holden. Chissà…
E qual è, invece, il peggior disincanto per l’elettore moderno? Il messaggio televisivo. Alle illusioni delle belle parole si aggiungono quelle delle belle immagini, dei modelli impossibili che sappiamo irraggiungibili, ma che comunque vogliamo caparbiamente imitare.
Schiave ormai di queste visioni, le fazioni politiche italiane promettono il trionfo di famiglie plastificate, in cui mamma e papà sono belli e fedeli, i figli felici e obbedienti, immediati posti di lavoro sicuri e redditizi.
Il solo potere che abbiamo per uscire da ciò, è un semplice telecomando, che purtroppo non è un allontanarsi fisico dalla piazza, semmai è un far finta che per un po’ siamo di nuovo con noi stessi. Si sa: ormai anche la sola presenza di un televisore nel nostro salotto tramuta le belle favole in perfide bugie.
Andres, il protagonista assente di questo film, forse è un antieroe. Sa di rappresentare questo lento dissolversi della verità, ma non sa come affrontarlo, non ha un telecomando che gli consenta di inventare un linguaggio politico vero e genuino… e quindi scompare.
Una cosa è certa: i ghost writer che scrivono splendidi messaggi politici, sapendo che mai saranno attuati dal politico che li commissiona, prima o poi dovranno fare i conti con la propria coscienza. La poesia è una severa maestra: non si fa mai trovare quando la esalti, ma sa come rimproverarti quando la tradisci.


All’amore assente – Incontrando gli autori
Vogliamo raccontare la storia di un uomo che, a un certo punto della sua vita, avverte la distanza fra sé e ciò che lo circonda. E allora scompare.
Attraverso gli occhi di un misterioso Investigatore, cerchiamo di ricostruire il puzzle della vita di Andres, per scoprire le ragioni del disagio di vivere in questo tempo.
Rinchiuso nelle categorie, catalogato nelle appartenenze, Andres scrive discorsi indifferentemente per qualsiasi uomo politico o personaggio pubblico. La sua vita è segnata dall’indifferenza nei confronti di un mondo che non vuole riconoscere, ma anche dall’indifferenza nei confronti delle persone che gli stanno più vicine: i genitori, la moglie, l’amico. Un cerchio di indifferenza impossibile da spezzare ormai, nonostante la sofferenza di Andres.
E allora meglio scomparire, lasciare nel dubbio una madre morente, un padre allucinato, una moglie che lotta cinicamente e freddamente in quel mondo che Andres non riconosce più, e un amico che con ingenua sincerità potrebbe stargli accanto.
Il protagonista del nostro film è un Investigatore, giunto chissà da dove, pagato da qualcuno per ritrovare Andres. Ma è un Investigatore che non si limita ad indagare: invece, entra prepotentemente nella vita di Andres, prendendone il posto, affrontando uno per uno tutti i motivi dell’insoddisfazione di Andres, arrivando lentamente alle radici del suo disagio.
Attraverso i segni lasciati da Andres, si leggono le tracce di un’identità contemporanea creata per accumulo di segni di appartenenza, ma senza una reale identità interiore. È forse per questo che Andres ha lasciato tutto, lui che scriveva discorsi per politici di ogni partito, incurante delle differenze, cinico cultore della parola e del suo potere?
Il film non è solo un discorso sull’identità, ma anche sulla politica, regno indiscusso dell’indifferenza e del cinismo. È in questo mondo che Andres può vivere e mimetizzarsi, un mondo senza relazioni vere, ma con l’obbligo dell’appartenenza. Ed è da questo mondo che fugge prima di tutto, lasciando come piccola traccia della sua inquietudine la scrittura di discorsi politici pieni di pathos ed emozione, inusuali in una campagna elettorale come quella in cui si svolge il film.
Siamo, infatti, a pochi giorni da elezioni che, come ogni elezione, potrebbero cambiare la vita dei cittadini, e non la cambieranno. Anche i cittadini sembrano ormai indifferenti, come Andres. E la pioggia costante, che dalla prima inquadratura all’ultima non abbandona mai i nostri personaggi, racchiude le loro storie in una luce omogenea e lontana.


I protagonisti
MASSIMO POGGIO
Nato ad Alessandria nel 1970, Massimo Poggio studia recitazione alla Scuola dell’Azienda Teatrale Alessandrina e alla Scuola del Teatro Stabile di Torino, diretta da Luca Ronconi. Inizia così una carriera teatrale che lo vede recitare per registi come Mario Avogadro (Alcassino e Nicoletta, I ciechi), Ruggero Cappuccio (Tieste & Bacchidi), Walter Lemoli (Ricorda con rabbia), Ola Cavagna (Otello), e – ovviamente – Luca Ronconi (Venezia Salva, Re Lear, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, Ruy blas, Davila Roa e I fratelli Karamazov).
Il suo esordio cinematografico è con Rosa e Cornelia (2000) di Giorgio Treves, cui segue Il quaderno della spesa (2003) di Tonino Cervi. Nel 2003 lo vediamo ne La finestra di fronte di Ferzan Ozpetek e nell’horror Monastero di Antonio Bonifacio. L’anno successivo recita in Vicino al fiume di Carlo Marcucci. Ritorna poi a lavorare con Ferzan Ozpetek in Cuore sacro (2005).
Massimo Poggio ha lavorato anche per la televisione. Ricordiamo: L’avvocato delle donne (1995) dei fratelli Frazzi, Ama il tuo nemico (1999) e Alex l’ariete (2000) di Damiano Damiani, Le ragioni del cuore (2000) di Luca Manfredi e Alberto Simone.
Dopo aver partecipato alla soap opera partenopea Un posto al sole, lo abbiamo visto anche ne L’uomo del vento (2001) di Paolo Bianchini, ne Il gruppo di Anna Di Francisca e in Casa famiglia 2 (2003) di Tiziana Aristarco e Riccardo Donna. A questi è seguito un biennio “poliziesco” nelle tre serie che più hanno caratterizzato questo genere televisivo: La squadra (2003), Distretto di polizia 4ª (2003) di Monica Vullo e Carabinieri 3 (2004) di Raffaele Mertes.
Nel 2005 ha recitato in Alcide De Gasperi di Liliana Cavani nel ruolo di Giacomo Matteotti, nella sit-com Camera café e in 48 ore di Eros Puglielli.

FRANCESCA d’ALOJA
Classe 1963, Francesca d’Aloja ha lavorato con numerosi registi tra cui: Martin Donovan (Apartment zero, 1988), Carlo Verdone (Stasera a casa di Alice, 1990), Vito Zagarrio (Bonus malus, 1993), Ricky Tognazzi (La scorta, 1993), Ferzan Ozpetek (Hamam – Il bagno turco, 1997), Marco Risi (L’ultimo capodanno, 1998, Tre mogli, 2001), Claudio Caligari (L’odore della notte, 1998), Ettore Scola (La cena, 1998), Asia Argento (Scarlet diva, 2000), Luca D’Ascanio (Bell’amico, 2002), Marco Filiberti (Poco più di un anno fa, 2003).
Come regista, Francesca d’Aloja ha diretto diversi documentari: Piccoli ergastoli (presentato al Festival di Venezia 1997), Sol y sombra (Festival Torino Giovani 1999), Break on through. Tribute to Jim Morrison (Festival di Torino 2001) e 100 ragazzi in Mozambico (co-regia Marco Risi).
A teatro ha recitato in Poesia la vita (regia di Vittorio Gassman), Quando eravamo repressi (regia di Pino Quartullo); e in Francia ne Le quattro stagioni e in Une intime absence: Pasolini/Callas.
Nel 2005 ha scritto il suo primo romanzo che sarà pubblicato entro il 2006 da Mondadori.

MILENA VUKOTIC
Nata nel 1938 a Roma, da padre jugoslavo commediografo e da madre italiana, pianista e compositore, Milena Vukotic ha seguito gli studi artistici a Parigi.
Dopo aver vinto il primo premio per la danza al Conservatoire National e dopo una breve esperienza nel corpo di ballo dell’Opera, ha fatto parte per alcuni anni della compagnia internazionale Grand Ballet du Marquis de Cuevas e della compagnia di Roland Petit, con le quali ha girato tutto il mondo. A Parigi, allo stesso tempo, seguiva i corsi di recitazione di Tania Balachova e faceva le prime esperienze di attrice nei teatri d’avanguardia.
Tornata a Roma negli anni ‘60, ha sviluppato la sua carriera teatrale entrando nella compagnia Morelli-Stoppa e lavorando poi con registi come Giorgio Strehler (La cantata del fantoccio lusitano), Franco Zeffirelli (Black comedie), Paolo Poli (Legami pericolosi), Mario Morini (La strada maestra), Franco Enriquez, Terry D’Alfonso, Piero Maccarinelli, Mario Missiroli e altri.
Quanto all’attività cinematografica, particolarmente intensa con circa cento titoli all’attivo, è stata chiamata a recitare in film di Alessandro Blasetti (Liolà, 1964), Federico Fellini (Giulietta degli spiriti 1965, Tre passi nel delirio, 1968), Luis Buñuel (Il fascino discreto della borghesia, 1972, Il fantasma della libertà, 1974, Quell’oscuro oggetto del desiderio, 1977), Alberto Lattuada (Venga a prendere il caffè da noi, 1971), Lina Wertmuller (Questa volta parliamo di uomini, 1965), Mauro Bolognini (Arabella, 1967, Gran bollito, 1977), Ettore Scola (La terrazza, 1980), Mario Monicelli (Amici miei, 1975, Amici miei atto II, 1982), Carlo Lizzani (Thrilling, 1965 , La casa del tappeto giallo, 1982, Cattiva, 1991), Dino Risi (I seduttori della domenica, 1980), Andrej Tarkovskij (Nostalghia, 1983), Jean-Jacques Beineix (Lo specchio del desiderio, 1983), Nagisa Oshima (Max amore mio, 1986), Paul Morissey (Blood for Dracula, 1974), Franco Zeffirelli (La bisbetica domata, 1974), nonché di molti altri registi, in ruoli sia drammatici che di genere leggero e comico (come la serie Fantozzi).
È stata molto attiva anche in televisione, a partire dal Giamburrasca (1964) di Lina Wertmuller, prendendo parte a sceneggiati diretti, tra gli altri, da Guido Stagnaro, Raffaele Macello, Renato Castellani, Sandro Sequi, Vittorio Cottafavi, Massimo Scaglione, fino alla recente e popolare serie Un medico in famiglia.

MAURIZIO PATELLA
Nato a Genova nel 1975, Maurizio Patella si è diplomato alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano. Ha lavorato in diversi spettacoli teatrali, fino a interpretare come protagonista Orgia di Pier Paolo Pasolini con la regia di Andrea Adriatico (2004), per cui è stato votato Miglior nuovo attore in occasione dei referendum annuali dei Premi Ubu. Al cinema ha partecipato ai film Come se fosse amore di Roberto Burchielli (2001) e Alice e la tempesta di Silvio Soldini (2003).
TONINO VALERII
Nato nel 1934, Tonino Valerii si è diplomato in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia. In seguito ha lavorato come aiuto regista con Camillo Mastrocinque, Alessandro Blasetti, Sergio Leone e altri. Ha debuttato nella regia nel 1966 con Per il gusto di uccidere, accreditandosi fin da subito come uno degli autori più rappresentativi dei film di genere italiani, in particolare lo spaghetti-western e il poliziesco.
Nel 1967 dirige uno dei suoi film più famosi che è I giorni dell’ira. Seguono Il prezzo del potere (1969), La ragazza di nome Giulio (1970), Mio caro assassino (1972), Una ragione per vivere e una per morire (1972), Il mio nome è Nessuno (1973), Vai Gorilla (1976), Sahara cross (1977), Senza scrupoli (1985), La sporca insegna del coraggio (1986), Sicilian connection (1987), Una prova d’innocenza (1990), Una vacanza all’inferno (1997), Un bel dì vedremo (1997).
È stato anche sceneggiatore e autore di dialoghi. In seguito ha svolto anche un’intensa attività all’interno della televisione con la Rai (tra i suoi film per la tv: Caccia al ladro d’autore, Due assi per un turbo, Il ricatto, Il cielo non cade mai), e ha scritto il libro Fare l’aiutoregista nel cinema e nella tv, una guida per i giovani aspiranti registi.

CORSO SALANI
Nato a Firenze nel 1961, Corso Salani si diploma presso l’Istituto di Scienze Cinematografiche della sua città. Dopo aver realizzato film e video in Super8, si trasferisce a Roma. Nel 1989 firma il suo primo lungometraggio come regista Voci d’Europa (1989), di cui è anche protagonista. Con questo film, che dà subito il segno di una poetica del viaggio e dell’altrove (il film è girato in Ungheria, Gibilterra e Andalusia) che diventerà caratteristica negli anni a venire, vince il premio Ekiopokis al Festival Riminicinema. Seguono Gli ultimi giorni (1991), Gli occhi stanchi (1995), Cono Sur (1999), Occidente (2000), Palabras (2003), che riscuotono premi in numerosi festival.
Come attore, oltre che nei propri film, viene scelto da Marco Risi come protagonista per Il muro di gomma (1991) e Nel continente nero (1992). Salani ha lavorato anche con Cristina Comencini (La fine è nota, 1993), Vincenzo Badolisani (Cinecittà Cinecittà, 1993), Michele Sordillo (La vita altrui, 1999), Paolo Modugno (L’ospite segreto, 2002) e Andrea Adriatico per il quale ha intepretato il protagonista nel film Il vento, di sera (2004).
EVA ROBIN’s
Classe 1958, Eva Robin’s è la più celebre e amata transessuale italiana.
Agli inizi degli anni ‘80 debutta nel cinema. Tra i principali titoli, ricordiamo: Tenebre (1982) di Dario Argento, Mascara (1987) di Patrick Conrad, Gioco al massacro (1989) di Damiano Damiani, Belle al bar (1994) e I miei più cari amici (1998) di Alessandro Benvenuti, Luna e l’altra (1996) di Maurizio Nichetti, Cattive inclinazioni (2003) di Pierfrancesco Campanella.
In televisione ha partecipato a numerosi varietà (Matrioska, L’araba fenice, Lupo Solitario, Primadonna) e serie tv (Il bello delle donne). Nel mondo della fotografia è stata immortalata dai maggiori fotografi internazionali.
In teatro è stata protagonista degli spettacoli La voce umana e Ferita di Andrea Adriatico (che l’ha diretta anche nel mediometraggio L’auto del silenzio), e Salomé diretto da Alberto Casari.
Sempre con la regia di Andrea Adriatico, dai primi giorni di aprile 2006 Eva Robin’s proporrà nei palcoscenici italiani Il frigo, gustoso monologo scritto da Copi, celebrato drammaturgo franco-argentico.
Ha realizzato il cd di canzoni Androo (Sony Music).

Il regista
ANDREA ADRIATICO
Nato all’Aquila nel 1966, Andrea Adriatico vive e lavora a Bologna.
Ha lavorato a lungo nel teatro, imponendo uno stile spregiudicato di fusione tra i generi, affrontando autori e tematiche complesse con un’ispirazione visiva e narrativa di taglio cinematografico. Tra gli autori messi in scena: Beckett, Koltès, Pasolini, Mishima, Cocteau, Copi. I suoi spettacoli sono stati presentati in teatri e festival italiani ed europei (Francia, Germania, Ungheria, Slovenia, Macedonia). A Bologna ha fondato nel 1991 il Centro Internazionale Teatri di Vita.
Nel 2000 crea il suo primo cortometraggio (Anarchie) presentato in numerosi festival italiani. Nel 2002 escono il mediometraggio L’auto del silenzio con Eva Robin’s (premiato ad Arcipelago Film Festival) e il corto Pugni e su di me si chiude un cielo, subito invitato alla Mostra del Cinema di Venezia. Questo corto viene successivamente invitato in decine di festival in tutto il mondo dal Portogallo alla Romania, dalla Spagna alla Finlandia, dal Los Angeles Italian Film Awards 2003 a Interfilm Berlin 2003, e vince numerosi premi internazionali.
Nel 2004 il primo lungometraggio Il vento, di sera è invitato al Festival di Berlino, nella sezione “Forum”. Il film è successivamente invitato in oltre venti festival internazionali in tutto il mondo, tra cui European Film Festival di Bruxelles, Open Roads di New York, Mix Brasil di San Paolo, Anteprima di Bellaria, Italian Film Festival in Australia, e i più importanti festival di cinema a tematica gay da San Francisco a Londra. Il vento, di sera vince il Roseto Opera Prima Film Festival (premio del pubblico), mentre il protagonista Corso Salani vince il premio come Miglior attore al Clorofilla Film Festival.
Il film ottiene importanti riscontri dalla stampa, tra cui Variety che dedica al film una lunga recensione di Robert Koehler (“segno potente di un cinema italiano rinvigorito”).
È sua anche la regia de Il frigo, gustoso monologo di Copi, celebrato drammaturgo franco-argentico, che dall’inizio di aprile 2006 potremo seguire nei palcoscenici italiani, con la multicolore interpretazione di Eva Robin’s.
FILMOGRAFIA
2000 Anarchie, quel che resta di liberté, égalité, fraternité (corto)
2002 L’auto del silenzio (medio)
2002 Pugni e su di me si chiude un cielo (corto)
2004 Il vento, di sera (Selezione ufficiale al Festival di Berlino / Forum del Nuovo Cinema, 2004; Primo premio Rosa d’Oro al Festival Roseto Opera Prima 2004; Premio come Miglior attore a Corso Salani al Clorofilla Film Festival 2005; Menzione di Merito allo Jonio International Film Festival 2004; Riconoscimento come film d’essai dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali)

STEFANO CASI
Nato ad Arezzo nel 1962, Stefano Casi vive a Bologna. Giornalista professionista, ha lavorato dal 1987 come giornalista culturale e critico per quotidiani e riviste (L’Unità, la Repubblica, eccetera), e ha diretto il trimestrale di cultura Società di pensieri (1992-1996). Ha curato il coordinamento redazionale del periodico cinematografico bolognese Perizoma (1984-1985). Dal 1997 è direttore artistico della programmazione di Teatri di Vita.
Ha curato la scrittura di alcuni spettacoli di Andrea Adriatico e la versione italiana del dramma di Thomas Brasch Donne. Guerra. Commedia (Edizioni Sestante, 1995). Ha scritto diversi libri di saggistica tra cui I teatri di Pasolini (Edizioni Ubulibri, 2005) per il quale ha ricevuto il Premio della Critica 2005 dall’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro. Collabora con il Dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Università di Bologna.
Con Andrea Adriatico ha firmato la sceneggiatura del film Il vento, di sera, presentato a Berlino 2004.
MARCO MANCASSOLA
Nato a Padova nel 1973, Marco Mancassola vive tra Padova e Londra. Dopo aver lavorato come redattore/editor della casa editrice padovana Meridiano Zero, ha esordito come scrittore nel 1996 con due racconti, Girone e Ragazze, nell’antologia di “Under 25” Coda (Transeuropa) curata da Silvia Ballestra e Giulio Mozzi. In seguito ha pubblicato racconti in riviste e altre antologie e ha collaborato con alcune testate (Avvenimenti, Duel, Mucchio Selvaggio).
Nella primavera del 2001 è uscito il suo primo romanzo, Il mondo senza di me (Pequod 2001): un autentico caso nella piccola editoria italiana che ha portato Mancassola ad essere tra gli autori di Scritture Giovani 2002. Il mondo senza di me è stato ripubblicato nel gennaio 2003 presso Oscar Mondadori.
Nel 2004 è uscito, sempre per Mondadori, il suo secondo libro dal titolo Qualcuno ha mentito. Nel 2005 è uscito, sempre per Mondadori, un’opera che rappresenta un ibrido tra scrittura letteraria e saggio musicale, dal titolo Last love parade, attualmente in fase di pre-produzione cinematografica in Francia. Nello stesso anno è uscito per Minimum Fax un nuovo libro, Il ventisettesimo anno.

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