Dalla rassegna stampa Cinema

«Passion» in tv? Tutti al cinema

… False verità è un film a chiave, che rievoca scandali hollywoodiani celebri (in particolare quello che decretò la fine del grande comico del muto Roscoe «Fatty» Arbuckle) e allude all’omosessualità latente in molte famose coppie virili. È in fondo la versione criptica di un film che …

Pasqua davvero miserella, al cinema: tutto sembra congiurare perché la gente resti in casa ad abbuffarsi di uova e capretti, e a detergersi dal sangue che sgorgherà dal teleschermo quando verrà trasmesso, in prima serata Raiuno, il film The Passion di Mel Gibson (a proposito: se proprio non potete evitarlo, state vicini ai vostri bambini; è uno dei film più violenti e splatter della storia, e solo in questa Italia ratzingeriana la tv pubblica può pensare di infliggerlo ai propri abbonati). Al cinema l’offerta è debole, come se i distributori avessero deciso di non disturbare i film già nelle sale (tutto sommato Verdone & Moretti stanno andando benissimo e Il Caimano, di fronte alle esternazioni di Berlusconi, non perde un grammo di attualità: perché diminuire copie e incassi?) e di giocarsi più in là gli ultimi colpi di stagione. Quello del 21 aprile sarà, ad esempio, un week-end forte: usciranno L’era glaciale 2, che promette di essere all’altezza del delizioso capitolo 1; Il regista di matrimoni di Bellocchio; Le particelle elementari, dal controverso libro di Houellebecq; e Rent di Chris Columbus, da un famosissimo musical. Tutti titoli, per motivi diversi, molto attesi.
In questo week-end la scelta è assai meno stuzzicante. Escono però due film di autori singolari e appartati, che vi segnaliamo in questa pagina: il nuovo lavoro dell’iraniano Mohsen Makhmalbaf, ambiziosamente intitolato Sesso e filosofia, e False verità, dell’armeno-canadese Atom Egoyan. Quest’ultimo è uno dei registi più originali del panorama mondiale, a cominciare dalla sua biografia: nato al Cairo nel 1960 da genitori armeni, entrambi pittori, è cresciuto in Canada e si è laureato all’università di Toronto. È un regista intellettuale, che ha sfiorato almeno tre volte il capolavoro (Exotica, 1994; Il dolce domani, 1997; Il viaggio di Felicia, 1999) e, come spesso capita, ha fallito abbastanza clamorosamente il film al quale teneva di più (Ararat, sulla diaspora armena, nel 2002). False verità è il suo primo film «hollywoodiano», e non a caso è una riflessione sui meccanismi distruttivi dell’industria dello spettacolo. Ispirandosi a un romanzo di Rupert Holmes, Egoyan inventa una struttura alla Quarto potere (l’indagine sulla vita di un personaggio famoso ma, di fatto, misterioso) per scavare nelle vite di due attori immaginari. Ecco dunque la giovane giornalista Karen O’Connor battere tutta Hollywood per scoprire cosa accadde davvero nella vita, e nella carriera, di Lanny Morris e Vince Collins, un duo celeberrimo nel mondo del teatro e del musical. Lanny e Vince avevano tutto: donne, denaro, fama, ogni tipo di passatempo lecito e illecito. Ma un brutto giorno una ragazza venne trovata morta nella loro camera d’albergo: lo scandalo che seguì mise fine anche al loro sodalizio artistico. False verità è un film a chiave, che rievoca scandali hollywoodiani celebri (in particolare quello che decretò la fine del grande comico del muto Roscoe «Fatty» Arbuckle) e allude all’omosessualità latente in molte famose coppie virili. È in fondo la versione criptica di un film che molti, a Hollywood, sognano di fare da anni sulla coppia Jerry Lewis/Dean Martin: i due protagonisti li ricordano molto, anche se le circostanze sono cambiate. Si ha però la sensazione che Egoyan non riesca ad andare a fondo e si rifugi in una lettura abbastanza ovvia, ai confini del moralismo. In più, Kevin Bacon e Colin Firth sono due bravissimi attori ma non «divi», e risultano poco credibili come vittime sacrificali dello star-system.

WEEK END Nella prima serata di Pasqua Raiuno trasmette davanti ai bambini il violento splatter «The Passion» di Mel Gibson. E nelle sale? Mentre Verdone e Moretti vanno bene, arrivano «False verità» di Egoyan e l’iraniano Makhmalbaf. . .

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