Dalla rassegna stampa Cinema

Spike Lee sceglie un puzzle- thriller

… riguardo a «Brokeback Mountain», il favorito di questa edizione dei premi dice: «Fin dall’inizio sapevo che “Brokeback Mountain” non avrebbe mai vinto. L’Academy non poteva votare un film che ha come protagonisti due cowboy gay. L’Oscar è il premio che racconta al mondo le aspirazioni …

Il nuovo film del regista americano, «Inside Man» è nelle sale italiane. Cast d’eccezione con Denzel Washington, Clive Owen e Jodie Foster
Il poliziotto, il rapinatore e l’ avvocato senza scrupoli in un gioco da gatto e topo
«Ho scritturato molti attori neri perché, se vai a Hollywood, il solo afroamericano che vedi in giro è all’ingresso a controllare chi entra e chi esce dagli studios»

Roma. Il crimine perfetto? Le ultime elezioni presidenziali Usa. Ne è convinto Spike Lee, il regista, voce controversa dei neri d’America, che ne parla discutendo di «Inside Man», il suo ultimo film da ieri nelle sale italiane che ha come protagonisti principali Denzel Washington, Clive Owen e Jodie Foster,
«Ho voluto vincere la sfida di girare un film di genere, molto lontano dagli stereotipi, con un cast stellare», dice Lee ,da sempre schierato contro la cultura della violenza dei ghetti: «La violenza cui sono esposti soprattutto i bambini mi preoccupa molto. Credo che rovini la loro infanzia e li renda insensibili: tutto diventa un gioco, anche far saltare la testa a qualcuno. Ci tengo che i miei figli non giochino con questo tipo di videogame e che ascoltino versioni edulcorate, cioè senza parolacce, di brani rap».
«Ho diretto il film con entusiasmo, eccezionalmente non da un mio copione», prosegue ancora Spike Lee. «Credo che sia il mio lavoro per il quale ho avuto più denaro a disposizione datomi da Brian Grazer, il mogul del “Codice da Vinci”. E ho scritturato diversi attori neri perché se vai a Hollywood, altro che integrazione, l’unico nero che vedi negli studios è quello che controlla l’ingresso dei visitatori alla porta. Denzel è uno dei miei attori preferiti da sempre e, poi, come me e i miei figli ama giocare al pallone. Gli dico: “Sei il principe degli attori neri” e lui si arrabbia. Comunque, oggi abbiamo nuovi attori di colore bravissimi e un regista eccezionale, quello di “Hustle Flow”, il film che più mi ha impressionato negli ultimi anni. Trovo straordinario Terrence Howard, giusta è la definizione il Marlon Brando nero. Lo scritturerò per un mio film sul campione sportivo Joe Lewis.»
La sua prossima fatica sarà un documentario sull’uragano Katrina e si intitolerà «When the Levees Broke» un ritorno all’impegno: «È stato un evento biblico. Per la prima volta nella storia americana, un presidente e il suo governo non sono stati in grado di aiutare i propri cittadini in casa loro. In caso di calamità naturali, gli Stati Uniti sono sempre i primi a correre nei quattro angoli del mondo per portare soccorso, ma con Katrina la risposta è stata lenta e a mesi di distanza la situazione è ancora disperata. Come mai? Perché non c’è interesse ad aiutare i poveri, a maggior ragione se sono neri. Non è certo da loro che arrivano i voti…».
Quest’anno l’Oscar come miglior film è stato vinto a sorpresa da «Crash», Spike Lee era membro della giuria ma racconta che non ha votato per questo film: «Mi è piaciuto, ma io ho votato per “Munich”». E riguardo a «Brokeback Mountain», il favorito di questa edizione dei premi dice: «Fin dall’inizio sapevo che “Brokeback Mountain” non avrebbe mai vinto. L’Academy non poteva votare un film che ha come protagonisti due cowboy gay. L’Oscar è il premio che racconta al mondo le aspirazioni di Hollywood. Era impossibile che volessero quella storia come portabandiera».
Tornando a «Inside Man», un film con continui colpi di scena dove nulla è come sembra, al regista viene chiesto se esista il crimine perfetto: «Le rispondo con una domanda: le ultime elezioni presidenziali Usa?».

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