Dalla rassegna stampa Cinema

Sharon Stone la tentazione fatale

Con qualche taglio di censura “Basic Instinct 2, Risk Addiction”

Grande star e mediocre attrice: nel suo caso la sproporzione è particolarmente vistosa

Quattordici anni dopo la prima avventura, che si svolgeva a San Francisco, la bella molto spregiudicata e pericolosa autrice di libri gialli di successo Catherine Tramell si trova nuovamente al centro di una rete di sospetti, ma a Londra. Quel che è certo è che nella prima scena la vediamo guidare ad altissima velocità un´auto sportiva con accanto un uomo che sotto l´effetto di qualche droga la, diciamo così, stimola manualmente: l´auto va fuori strada e finisce nel fiume, lei salva se stessa e lascia che l´uomo anneghi. Di qui in poi una catena di morti ammazzati che sempre hanno a che fare con lei e con le sue prodezze sessuali. Non poi così tante come il battage e il trailer generosamente malizioso avevano promesso: le forbici della censura ci hanno privati di qualche nudo integrale, di qualche evoluzione in amplessi che vediamo purgati, di variazioni lesbiche e di gruppo. Ma questo non impedisce di prendere atto del torbido appeal di Catherine-Sharon.
Impegnata la prima nel rinnovare la sua filosofia di vita affidata agli istinti primari, alla “dipendenza da rischio” (Basic Instinct 2, Risk Addiction, questo il titolo del seguito) e al delirio di onnipotenza, come diagnostica subito lo psicanalista e perito del tribunale destinato a diventare la sua principale vittima. E impegnata la seconda, Stone, nell´esibire al mondo l´avvenenza, la sicurezza e il potere di una donna entrata nel conto alla rovescia per i 50. Il film ruota assolutamente tutto intorno a lei, è interamente al suo servizio. Più personale era la regia del primo, di Paul Verhoeven, più di servizio appunto è questa di Michael Caton-Jones. Più autorevole era il suo primo partner Michael Douglas, poliziotto dai trascorsi non troppo trasparenti irretito dall´inevitabile e fatale attrazione per la bionda anima nera, bamboccione è qui David Morrisey, psichiatra da barzelletta che sbava allo spettacolo comprensibilmente tentatore della mantide seduta a gambe divaricate mentre gli soffia in faccia: «So che stai pensando a come scoparmi».
Ce ne sono state altre prima di Sharon Stone di fulgide, potentissime star del cinema che in realtà, a conti fatti, non ci hanno dato poi così tante interpretazioni di qualità memorabile (quante occasioni davvero importanti hanno avuto Sean Connery o Sophia Loren?). Ma nel caso di Sharon la sproporzione è particolarmente notevole: a parte Casino di Scorsese che cosa rimane impresso nella memoria della sua carriera di attrice? La star, invece, occupa già un posto forse pari a quello di Marilyn Monroe.

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