Dalla rassegna stampa Cinema

"Mantide io? No, cerco solo amore"

La divina Sharon approda in Italia per presentare “Basic instinct 2-Risk addiction” nelle sale il 31 marzo

cattiva Sono cattiva perché sappiate riconoscere la cattiveria nella vita
il film Quattordici anni dal primo! Quando mi rivedo mi sembro mia figlia

ROMA – Tutti i maschi ma (scommettiamo?) anche tante femmine si attardano a fantasticare con un brivido di piacere proibito sulla connessione tra sesso e violenza e, va da sé, sulla sovrapposizione tra la signora e attrice Sharon Stone con il personaggio torbido e sovreccitante di Catherine Tramell. Banale, ma i sogni erotici sono elementari e banali. Niente, la signora Stone infrange i sogni e alla folla oceanica e sudata di giornalisti, durante un´oretta scarsa di risposte molto filosofiche intervallate da lunghe e pensose pause, dice che a differenza di Catherine lei crede alla compassione e alla pietà sopra ogni altro valore e che «vi faccio vedere una cattiva perché sappiate riconoscere la cattiveria nella vita». Ma dice di più, a mo´ di congedo finale: dice che durante i quattordici anni passati da Basic Instinct numero 1 Catherine «è diventata più lucida, più acuta, più distaccata. Più disperata. E ha più bisogno di amore». Eh no, così cadono le braccia: la perfida mantide è tale perché tale l´ha resa la cattiveria del mondo?
Tant´è. La signora Stone dal vivo, diva quanto vi pare anzi l´Ultima Diva come qualcuno non manca di definirla con suo discreto e civettuolo piacere, non lancia sguardi assassini e non mostra le gambe a cavalcioni di una sedia (una delle scene bollenti sopravvissute. Molte delle maliziose promesse disseminate nel trailer potete scordarvele, cercatele quanto vi pare ma non si vedono proprio: scena lesbica a tre, per esempio) ma si butta sull´edificante e sull´impegno di pace. Eppure, girateci intorno quanto volete, ma la cosa più sensata che si possa dire di questo film anzi forse proprio l´unica, è che Lei (lei Catherine Tramell, ci mancherebbe. E con rispetto parlando) risveglierebbe gli appetiti sessuali di un defunto (Eros e Tanatos?). Il resto è fuffa. Con una sola dea assoluta e gli altri pupazzi. Nel caso del coprotagonista David Morrisey psicanalista e perito che ha la ventura d´incrociare la propria vita con la vampira (è la signora Sharon a chiamarla così): pupazzo baciato dalla fortuna.
Il senso è praticamente tutto in quella prima scena che fa partire il film a potenza supersonica: scena di sesso ad alta velocità (come la Tav). Che con l´abbinamento tra una mano del maschio di turno candidato alla vampirizzazione infilata tra le cosce di lei e un´auto guidata da lei, contemporaneamente impegnata a godere i frutti della mano, a 180 orari, esemplifica la filosofia di vita della scrittrice assassina votata all´Istinto Primario; e la sua patologia, diagnosticata dall´analista all´inizio impettito e professionale ma poi supergonzo che ci casca con tutte le scarpe, della Dipendenza da Rischio e del Delirio di Onnipotenza.
Non siamo nati proprio ieri, ma un po´ ingenuamente ci dispiace della discrepanza. Dov´è finita la bionda fatale che (nel film) sentenzia roca emettendo una nuvola di fumo «non mi piacciono le regole»? Che sfida l´impettito analista durante una seduta a «pensare, pensare soltanto perché so che non puoi dirlo, a come immagini di scoparmi»? (Esito che peraltro finalmente ci sarà, passata un´ora e un quarto di film, ed è un esito olimpionico ancorché forse tagliuzzato). Dov´è finita la seduttrice spietata che spara in faccia al solito pupazzo che ha vinto la lotteria e che ha cominciato a perdere l´aplomb: «Ci sono uomini che vanno pazzi per le bionde e uomini che vanno pazzi per le assassine: non è per questo che sei qui?». O che ammette: «Sì, l´ho ucciso perché mi annoiavo e sai quanto odio annoiarmi». Dov´è finita quella camminata finale, altera e arrogante, che lascia alle sue spalle il povero gonzo ormai ridotto una larva da ospedale psichiatrico?
Non che la signora Stone non conosca il segreto di tenere tutti in pugno, ma dal vivo dispensa tutt´altri principi. Una battutina politica: «Meno male che Schwarzennegger l´ho preso a pugni in “Atto di forza” prima che diventasse governatore della California. Ora rischierei la galera». Una libertaria : «Il primo Basic Instinct ha avuto il merito di aprire una strada. Finalmente la possibilità d´esplorare al cinema la sessualità pericolosa. Basta con l´ossessione di quello che possiamo o non possiamo mostrare e vedere». L´immancabile orgoglio (femminista?) sul potere femminile che lei rappresenta, simbolo dei traguardi raggiunti dal suo sesso: inclusa la possibilità di mettere in mostra senza paura e vergogna anche «sederi cadenti», ma il suo (ammesso che sia il suo) non lo è neanche un po´. E compresa la tirata sul fatto che fino a una certa età, già modella e attrice di fama, «non sapevo di essere carina. Perché c´era qualcosa di sbagliato nella società e nel sistema nel modo di trattare le donne. Vivevo nella confusione e gli uomini non mi vedevano come persona». Compreso anche l´omaggio allo «star system che mi piace, quello di grandi donne come Bette Davis e Barbara Stanwyck che erano forti e interpretavano ruoli forti, nei film amavano i loro uomini e consentivano loro di essere uomini». E non manca neanche l´immancabile civetteria: tipo «molte cose sono successe e molto nella mia vita è cambiato ma vi assicuro che a volte (non sempre però) mi rifaccio ancora il letto da sola». Oppure: «rifiuto di ammettere che sono passati 14 anni dal primo Basic Instinct, quando mi rivedo mi sembro mia figlia». Si tranquillizzi, signora Stone, verrebbe desiderio di dirle occhi negli occhi, i suoi 48 anni compiuti una settimana fa se li porta da paura e non ci passa per la mente di credere che sia merito di un esercito di truccatori e parrucchieri. Per chiudere con l´impennata commossa di «il mio scopo non era solo quello di diventare famosa, ma era qualcosa di più alto» come parlare con i leader mondiali «a cuore aperto» in nome della pace e della guerra all´Aids.
Non fa una piega, per carità, tutto giusto e buono. Ma in noi reclama il maschio sottosviluppato: ridateci Catherine Tramell. La signora ha però un lampo semifinale di riscatto malizioso quando interpellata sulla sua leggendaria intelligenza, misurata dai test per “superdotati”, soffia così, allusiva e tentatrice: «Se l´intelligenza mi ha aiutata? Non è mai facile essere intelligenti. A te stesso non puoi nascondere nulla. E non a tutti piace le donne intelligenti».

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