Dalla rassegna stampa Cinema

Peter Marcias "Sono Alice"

Una bambina “farfallina” che per portare soldi a casa e combattere la disperazione da non – lavoro paterno vende (di nascosto) bandiere del Cagliari Calcio allo stadio. Il fratello fa markette per le strade della città con anziani omosessuali. …

Una bambina “farfallina” che per portare soldi a casa e combattere la disperazione da non – lavoro paterno vende (di nascosto) bandiere del Cagliari Calcio allo stadio. Il fratello fa markette per le strade della città con anziani omosessuali. Storie di vita, dal gusto pasoliniano, che racconta (bene) Peter Marcias in una Cagliari melanconica, triste, autunnale e assettata di miti. Uno per tutti: Gian Franco Zola che appare nel cortometraggio “Sono Alice” di Marcias che in 18 minuti affonda il mito dellla globalizzazione buona e fa emergere la precarietà che trafigge l’infanzia. Quella di Alice in realtà Giulia che dona grazia e poesia al corto che dopo un circolare solitario per festival si unisce e si “mescola” con le opere di altri tre registi nell’opera collettiva “Bambini” (si presenta il 12 febbraio a Milano in una rassegna dedicata al cinema italiano). Un salto culturale per Marcias che dopo un’intensa palestra nel formato corto prova il film a episodi (tutto da riscoprire) e si avventura nel mediometraggio. Un percorso con sempre più traguardi. Ormai mete: il 7 aprile presenterà pubblicamente a Roma il film: “Io sono un cittadino”. Mediometraggio sulle elezioni politiche del 2001 con colonna sonora del Jazzista Paolo Fresu. Opera di forte attualità per il giovane che in passato si è fatto notare per i corti Olivia e Canto delle Cicale. Opere che hanno conquistato vetrine nazionali e incoraggiato Peter nella sua carriera da regista.

Finalmente seppur tramite l’unione con altri tre registi, arrivi al lungometraggio. Quali le impressioni della marcia lunga, che ti porta al formato lungo in “Bambini”?
È un gran bell’effetto vedere il mio film che si “miscela” con gli altri, solo questo. Ci accomuna la presenza dei bambini che raccontiamo. La cosa più interessante sono i tanti sguardi dei piccoli protagonisti e le diverse ambientazioni, Cagliari del mio “Sono Alice” Milano, Roma e la Sicilia. È un lungometraggio che parla al cuore di tutti, i bambini sono la cosa più bella del mondo.

Una sceneggiatura scritta con un professore di diritto del lavoro. Uno scienziato come Gianni Loy che produce (nel senso del fare) arte. Come mai questa scelta? Questo incontro?
Con Gianni abbiamo già collaborato alla sceneggiatura de “Il canto delle cicale” un altro mio cortometraggio presentato in numerosi festival che vinse a S. Giovanni Valdarno 2004 il Premio Marzocco. Mi piace affrontare il tema del lavoro e credo che lui sia una delle persone più adatte e più “talentuose” per adattarle per il cinema. L’incontro risale all’università, Gianni Loy è stato il mio docente di Diritto del lavoro in Scienze Politiche

Il lavoro che manca, l’occupazione negata spiegata da una bambina nel tuo episodio (di Bambini). La crisi dello stato sociale e la precarietà resi evidenti dalla piccola Alice. I bambini sono gli unici che possono permettersi di dire che il re è nudo?
Quando il produttore Gianluca Arcopinto mi ha dato l’incarico di girare non avevo la presunzione di raccontare il mondo del lavoro visto dai bambini. La scelta mia e degli sceneggiatori Annalisa Aprile, Elisa Amoroso e Gianni Loy era di raccontare il disagio di Alice, una bambina di sei anni che vuole rendersi utile in famiglia. Nella fase del montaggio ho capito che il film prendeva un’altra piega, si avvertiva sempre più la difficile condizione del mondo del lavoro. È stato tutto un pò casuale per la verità

Alice incontra persone buone che gli comprano le bandiere. Alice incontra giovani e piccoli borghesi che restano indifferenti. Il mondo è cattivo con i bambini?
Alice è un folletto felice! È l’unica persona che si guadagna i soldi con sacrificio però non si accorge che il resto del mondo va in un’altra direzione, gli stessi suoi familiari. Mi piaceva proprio questa sospensione tra sogno e realtà. Credo che il mondo sia cattivissimo con i bambini soprattutto a causa delle stronzate che passano in televisione ogni secondo. I bambini sono “bombardati” da immagini senza un senso logico pilotate dai “grandi” che a loro volta non le hanno capite immagino

Pensi che il cinema sociale abbia un possibile impatto sulla società? Un impatto positivo?
Più che un impatto forte credo che aiuti a riflettere, tutto qui. Non credo che cambi nulla poi…nonostante uno si sforzi di esporre un grave problema. Alla fine il cinema è fatto di storie belle e brutte dove il pubblico decide, comprando un biglietto, e ne decreta riflessioni a fine visione

Quanto hai speso per Sono Alice? È stato difficile trovare finanziamenti?
Il film ha avuto un finanziamento da parte della regione Sardegna oltre a capitali privati. Abbiamo girato per una settimana interamente a Cagliari con un budget basso, ma tutto è andato per il meglio e sono orgoglioso di questo per ora.

Hai trovato tutte le professionalità necessarie in Sardegna?
Una troupe interamente sarda e professionale. Il direttore della Fotografia Mauro Congia che è anche un ottimo direttore del suono ma soprattutto il montatore Enrico Deidda. Lavoro con loro dal corto “Olivia” che mi ha dato tante soddisfazioni. Sono due esperti di nuove tecnologie digitali e color correction, ed ottimi per un lavoro di gruppo, che poi è quello che serve nel cinema.

In “Sono Alice” ci sono visi noti, già visti in altri film di registi sardi come Mereu e Columbu. Come mai questa scelta?
Perché erano adatti ai ruoli che cercavo e poi anche perché li ho tanto apprezzati in “Ballo a Tre passi” e “Arcipelaghi”, due grandi film. La mia scoperta è la piccola Giulia Bellu, una bambina di cinque anni che interpreta Alice che era di una grande professionalità. Ora lavorerà in alcune fiction RAI con Vittorio Sindoni.

Partecipi (e con successo) a numerosi festival internazionali. Sono vetrine che portano risultati?
Si, se per risultati intendi il confronto con le altre cinematografie, e questo ti fa pensare e crescere. È stupendo vedere i lavori dei coetanei francesi, tedeschi, cinesi, americani. La cosa più bella dei festival internazionali sono le proiezioni. Quando hanno proiettato “Sono Alice” a Taipei al Golden Horse International film festival 2005 mi incuriosivano i visi dei cinesi che in silenzio seguivano il mio film, ti da una grande soddisfazione, tutto qui.

I tuoi progetti futuri? Cosa hai in cantiere?
Sono al montaggio di un film lungometraggio intitolato “Made in Sardinia” sul rapporto jazz e musica etnica che ha per protagonisti il musicista jazz Enzo Favata e il suo quintetto, i Tenores Di Bitti, il coro di Castelsardo ed i Tamburinos di Gavoi. Un progetto in tante lingue e dialetti girato in gran parte nelle capitali mondiali, da Berlino, Amsterdam, San Paolo in Brasile e la Sardegna della zona Nuoro e provincia. Ho iniziato invece a Roma le riprese di “Ma la Spagna non era cattolica?”. Una docu-fiction scritta da Marco Porru sulle riforme Zapatero…e non voglio dire altro perché preferisco prima fare. Mentre il 7 aprile presento a Roma il mediometraggio “Io sono un cittadino” che parla delle elezioni politiche del 2001.

Perché in Sardegna 17 franchi tiratori affondano la prima (e tanto attesa) legge sul cinema?
Credo nelle Istituzioni e mi auguro sia stato solo un incidente di percorso. A noi giovani spetta solamente lavorare sodo e farci conoscere con le nostre piccole e umili opere in giro per il mondo. Andate al cinema a vedere “Bambini”.

Il sito di Peter Marcias: www.petermarcias.com

da http://www.shortvillage.com/articolo.asp?key=163

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