Dalla rassegna stampa Cinema

Jodie Foster: la recitazione? Una tortura che mi sono autoinflitta

… Ogni tentativo di gossip sul suo conto (è gay o no?) è svanito, e come lei desiderava viene ora lasciata in pace dai tabloid. . .

L´attrice interpreta, con Denzel Washington e Clive Owen, “Inside man” di Spike Lee
Dopo “Taxi driver” di nuovo sul set con De Niro, ma da regista
“Crescendo sapevo di essere diversa, con una madre che mi spingeva più del dovuto”
“Do ai miei figli quello che io temo di non aver mai avuto: un´infanzia normale”

NEW YORK – L´acclamata e riservatissima Jodie Foster, 43 anni, due volte premio Oscar, madre di due bambini avuti da padri ufficialmente sconosciuti (donatori di seme?), ex bambina prodigio e laureata in letteratura a Yale, si sta reinventando come eroina di thriller. E´ co-protagonista di “Inside man” di Spike Lee, il terzo thriller, dopo “Flightplan” e “Panic room”, che la Foster interpreta in pochi anni. Nel film (esce in Usa a fine marzo e in Italia il 7 aprile), la Foster è accanto a Denzel Washington e Clive Owen: Spike Lee, non certo un diplomatico, ha concesso che proprio la presenza della Foster lo ha convinto a dirigere un copione “disimpegnato”, via di mezzo tra l´azione e il raggiro genere “La stangata”, ispirato, dice, a “Il braccio violento della legge” e “Un pomeriggio di un giorno da cani”. In “Inside man” Washington è un detective della polizia alle prese con un abilissimo rapinatore (Owen) che sembra aver compiuto il colpo perfetto; la Foster appare nei panni di un´avvocatessa chiamata a rappresentare “certi” interessi complicando una situazione già difficile, in cui sono coinvolti degli ostaggi. Vari colpi di scena suggeriscono che nulla è ciò che sembra all´inizio.
«A questo punto della mia carriera cerco registi che mi ispirino totale fiducia e rispetto» dice la Foster «Ho sempre desiderato lavorare con Spike, e non mi ha delusa: è un regista che sa quello che fa ma allo stesso tempo ti lascia una grande libertà come attore, cosa per me fondamentale».
«Adoro il cinema in ogni suo aspetto, ma, dipendesse da me, mi dedicherei alla regia e basta: come attrice mi riesce sempre più difficile trovare copioni che mi colpiscano» continua «Non riesco a sentirmi coinvolta in cose insignificanti, ma a noi attori viene richiesto sempre più stesso proprio questo sacrificio».
Nel grande circo della celebrità Jodie Foster è riuscita a tenersi lontana dai riflettori, concentrandosi sui figli, Charles di sette anni e Kit di quattro, vivendo in una villa-bunker a Malibu, scegliendo i suoi ruoli in modo sempre più selettivo e sviluppando progetti come produttrice o da dirigere lei stessa (è ancora al lavoro sul circense “Flora Plum” e sul biografico “Leni Riefenstahl”, più volte rimandati).
L´attenzione riservata ai figli è di assoluta importanza nella vita della Foster. «Sono cresciuta sapendo di essere diversa, con una madre che mi spingeva più di quanto avrebbe dovuto» confessa «Per me è fondamentale dare ai miei figli quello che io temo di non aver mai avuto: un´infanzia normale. Mi diverto a vedere i miei figli giocare con la sabbia o sporcarsi di fango quando piove: alla loro età io ero già troppo presa dal lavoro».
“Antidiva” per eccellenza, è più facile incontrare Jodie Foster a un reading in libreria che a una prima di Hollywood, la si vede più spesso al parco di Malibu Colony a giocare coi bambini che ai banchetti di beneficenza delle star. Ogni tentativo di gossip sul suo conto (è gay o no?) è svanito, e come lei desiderava viene ora lasciata in pace dai tabloid. «Di me si parla solo per il lavoro: è un mio piccolo trionfo» dice la Foster tirando un sospiro di sollievo.
Stupisce quanto Jodie sia minuta di persona, molto più di quanto appaia sullo schermo, probabilmente un effetto del suo carisma. Sorprende anche quanto tutto ciò che dice suoni autentico e sincero. Per esempio se ne esce confessando di non aver mai pensato d´essere nata per fare l´attrice, e le si crede: «La recitazione è una sorta di tortura che mi sono autoinflitta. Alla fine mi piace perché qualcosa mi rimane, ma il processo per arrivarci può essere molto doloroso, una combinazione di noia estrema e grande eccitazione. Non ho grandi ricordi dei set che ho frequentato, almeno da quando ho 16, 17 anni. Non ho bei ricordi nemmeno de “Il silenzio degli innocenti”, film che, con mia grande sorpresa, mi ha fatto guadagnare molta stima. Recitare è spossante, mentre la regia mi galvanizza. E mi piace essere una leader, come lo era Fellini e come lo è Scorsese, i miei due registi favoriti. Lo spazio dietro la macchina da presa è il posto in cui mi sento più a mio agio. Quando recito sento sempre di dover fare contento qualcun altro: quando dirigo rispondo solo a me stessa».
Sarà proprio una regia il suo prossimo film: “Sugarland”, un dramma ambientato tra i coltivatori di canna da zucchero giamaicani in Florida ai tempi delle contestate elezioni Bush/Gore prodotto dalla Tribeca di Robert De Niro, con cui la Foster tornerà a lavorare per la prima volta dai tempi di “Taxi driver”. Nel film la Foster sarà un avvocato che difende i diritti dei lavoratori contro un potente barone dello zucchero (De Niro). Il suo progetto sulla regista tedesca filo-nazista Leni Riefensthal (morta due anni fa), su cui la Foster sta lavorando da tanti anni, è invece in fase di stallo. «Ho ancora intenzione di farlo. Ho incontrato Leni un paio di volte prima che morisse: aveva 90 anni e faceva immersioni in Nuova Guinea. Che donna! Ha scritto un´autobiografia piena di bugie, eppure affascinante. E´ stata la donna più amata e odiata del XX secolo: non posso lasciarmela sfuggire».

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.