Dalla rassegna stampa Cinema

SOAP OPERATA

Un intelligente kammerspiel danese sul rapporto d’amicizia e attrazione fra una donna e una transessuale. Orso d’Argento e migliore opera prima a Berlino.

Il sottogenere trans sta solcando un vero e proprio trend nel cinema contemporaneo (dal delizioso ‘Transamerica’, sconfitto agli Oscar, all’atteso ‘Breakfast on Pluto’ che vedremo al Togay passando per l’italiano ‘Mater Natura’ che dovrebbe uscire il 21 aprile) e in sede critica si può riconoscere un interesse autoriale che sta dando ottimi risultati sia formali che di contenuto. Ne è la riprova la scabra tragicommedia danese ‘En Soap’ (‘Una telenovela’) dell’esordiente danese Pernilla Fischer Christensen (nella foto con il produttore Lars Bredo Rahbek), un intelligente kammerspiel che ha vinto l’Orso d’Argento a Berlino (ex-aequo con l’iranino ‘Offside di Jafar Panahi) e il premio per la migliore opera prima.

Il titolo non inganni: è puramente sardonico e si riferisce alla passione del protagonista Ulrich/Veronica per le soap americane, unica via di fuga da una realtà deprimente e inappagante. Veronica è infatti una trans tendente alla depressione, convive con l’adorato cagnolino Miss Daisy, si prostituisce in casa con clienti che a volte le richiedono la realizzazione di insolite fantasie coprofile o sadomaso (“Faccio solo pompini e seghe”, risponde lei) e attende con ansia la lettera che le consentirebbe l’operazione per il cambio di sesso. Al piano di sopra abita l’instabile Charlotte, una trentaquattrenne titolare di una clinica estetica, in crisi sentimentale dopo aver lasciato il suo fidanzato Kristian e poco invogliata ad arredare il nuovo appartamento fresco di trasloco. I due si conoscono grazie a un doppio scambio di favori: Veronica aiuta Charlotte a spostare un letto da una stanza all’altra e Charlotte ricambia regalandole un fondotinta; quando Charlotte la salva da un tentativo di suicidio per ingestione di barbiturici, la vicina la ringrazia facendole una tenda nuova di cui Charlotte non apprezza le balze per lei troppo originali. Tra le due vicine prevale ancora la diffidenza, e solo quando Veronica salva Charlotte da un brutale pestaggio dell’ex che non si rassegna all’abbandono, il rapporto tra le vicine si intensifica sfiorando anche l’intimità fisica in una scena forte e insolita.

Girato interamente nei due appartamenti dei protagonisti (le uniche inquadrature esterne sono riprese del palazzo ‘filtrate’ da alberi in fiore), ricorda nell’atmosfera claustrofobica e disincantata il primo Fassbinder di ‘Perché il signor R. è diventato matto?’ e ‘Le lacrime amare di Petra Von Kant’. La regia è dogmaticamente derivativa: luci naturali, camera a mano e presa diretta (coproduce la Nimbus Film legata a Lars Von Trier). Le varie fasi della storia sono intervallate da siparietti in bianco e nero con un titolo pertinente (il più toccante è ‘Due anime’), inquadrature fisse e una voce off che ‘riassume’ la vicenda come, appunto, nelle puntate di una telenovela.

C’è molto realismo e nessuna concessione agli stereotipi soprattutto nel descrivere il personaggio trans (assai più che in ‘Transamerica’): nessuna esagerazione col trucco, il dolore acuto e profondo dovuto agli squilibri umorali e fisici causati dall’assunzione di ormoni, gli stratagemmi per celare il sesso maschile come il nastro da pacchi appiccicato negli slip. C’è molta umanità nel descrivere due personaggi alla deriva, entrambi passionali e disperatamente soli ma incapaci di tessere rapporti umani che non cedano alla nevrosi e all’insoddisfazione. Merito di una regia accorta e sensibile ma soprattutto di due interpretazioni notevoli: Charlotte è la brava Trine Dyrholm, la Pia di ‘Festen’ già maltrattata dal compagno nel film di Vinterberg, mentre l’attore prevalentemente televisivo David Dencik veste i panni (doppi) di Veronica.

C’è una certa distanza che diventa stile. C’è una mamma (quella di Veronica), affettuosa ma inadeguata come molte madri di gay che non accettano fino in fondo i propri figli. C’è una speranza nel finale aperto che fa intravedere una via di fuga. C’è del sentimento ma, sembra dirci la regista, nella vita vera si raffredda in fretta come lo schermo televisivo quando viene spento. C’è probabilmente ancora del marcio in Danimarca. Ma c’è anche l’ombra di una nuova regista di cui sentiremo parlare ancora. ‘En Soap’ è stato presentato in anteprima all’interessante rassegna ‘Berlinale a Torino’ ma non ha ancora una distribuzione italiana.

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