Dalla rassegna stampa Cinema

Bubot Niyar (Paper Dolls)

«Not a man. Not a woman. Not a person. The future is not ours to see». È questo l’amaro sottotitolo del film più bello della sezione “Panorama” del Festival del Cinema di Berlino, «un documentario sugli stranieri in uno strano Paese», come recita lo slogan della locandina.

Si tratta di un film semplicemente bello. Commovente e tenero, triste ed elettrizzante. È la storia – vera – di un gruppo di amici transessuali filippini immigrati in Israele che di giorno fanno le (amorevoli e infaticabili) badanti agli anziani e di sera (dopo una preghiera collettiva) si esibiscono con paillette e volant in stile-Abba col nome di “Paper Dolls” nei locali notturni di Tel Aviv. È anche la storia dell’amicizia che Tomer Heymann (il regista) instaura con Chiqui, Giorgio, Cheska, Jan e Sally… degli eterni diversi: diversi in famiglia, diversi in patria, diversi all’estero, diversi tra i diversi… vittime del moralismo razzista dei passanti e dell’ottusità autoritaria delle leggi sull’immigrazione, il tutto in un’atmosfera resa ancor più drammatica dagli attentati della seconda Intifada.
Domenica pomeriggio la sala [Berlinale 2006] ha applaudito per diversi minuti, non li ho contati ma erano tanti (sulla scheda di votazione del pubblico io ho scritto “eccellente”, e spero che vinca). Tomer Heymann era emozionato («Shalom, ima» – ciao mamma – ha detto dal palco al termine della proiezione), ma era anche triste: i suoi amici, i protagonisti del suo film, delle persone come noi, non erano presenti perché le autorità londinesi (tre di loro si sono trasferiti in Inghilterra) non hanno rilasciato alcun visto per trascorrere una giornata (nemmeno una) a Berlino.
Follie e vergogne della nostra fettina di mondo opulento e perbenista.
Non so se e quando “Paper Dolls” arriverà nelle sale italiane, ma non dimenticate questo titolo.

da http://www.gugg.splinder.com/

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