Dalla rassegna stampa Cinema

Berlinale. George Clooney protagonista di «Syriana» in cui si annodano capitalismo, liberismo e fondamentalismo

Notevole prova della danese Pernille Fischer con «En Soap» …La forza del fuori concorso non può tacere la bellezza di un grande film femminile sui sentimenti che animano la vita, quelli che si consumano nel privato di quattro mura, di un giro di scale, quelli che si chiamano magari con i gravi …

«Syriana», il pericoloso intreccio
Delude invece «Slumming» dell’austriaco Michael Glawogger Ottimo il polacco «Il pomeriggio perfetto» di Przemyslaw Wojcieszek

Berlino. Dopo il brutto film inaugurale, quel «Snow Cake» del televisivo Marc Evans cui niente é servita la presenza di una bravissima Sigourney Weaver nel doloroso ruolo di un autistica cui muore la figlia, il secondo giorno ha regalato una bella messe di film importanti, tra cui spicca «Syriana» di Stephen Gaghan, film la cui profonda complessità trova inconsapevole amplificazione proprio dalla povertá del gioco registico. Sullo schermo il mondo di oggi quello del liberismo e del capitalismo spinto che fa a pugni con un fondamentalismo, quello islamico, che ha come sfondo la stessa ricerca di un potere economico, nella stessa chiave oligarchica, solo amplificata invece che dai media dalla religione. Ecco allora Bob, un agente della CIA, un intenso George Clooney (nell’immagine in una scena del film) che dopo una missione a Teheran, dove ha visto morire due terroristi, viene incaricato, come ultima missione prima del pensionamento, di uccidere il principe riformista di una regione ricca di petrolio. Lui che non aveva mai pensato al senso dei crimini che era chiamato a commettere in nome di vuoti ideali nazionalisti, finalmente si accoge di essere una pedina sacrificabile nel nome di interessi di quelle grandi aziende petrolifere che sono le uniche vere padrone del destino del suo paese, gli USA. Decide quindi di agire per una volta di testa sua, in nome di un mondo che può cambiare solo se capitalisti e fondamentalisti, che sono la stessa cosa, vengono sconfitti, e non é un caso che il film, prodotto hollywoodiano con tutti i carismi, guardi alla Cina come ancora di salvezza per un futuro da costruire, anche lì ci sono i capitalisti, ma con gli altri daranno vita ad un vero mercato mondiale, senza trucchi. Speranza pallida, in un mondo di dinosauri che ancora non capiscono il loro fallimento.
Un bel film polacco, di notevole forza espressiva e di impeccabile struttura tecnica, «Il pomeriggio perfetto» di Przemyslaw Wojcieszek, temina con l’affermazione di un giovane fiero di essere polacco, mentre il film sul premier Berlusconi non alza polemicamente i toni. Da sottolineare la simpatia di Maurizio Antonini, sosia perfetto di Berlusconi.
La forza del fuori concorso non può tacere la bellezza di un grande film femminile sui sentimenti che animano la vita, quelli che si consumano nel privato di quattro mura, di un giro di scale, quelli che si chiamano magari con i gravi nomi di divorzio o omosessualità, quelli che raccontano della violenza e della natura che cambia ogni stagione come le papitazione dei cuori e la semplicità tremante di un colore che nasce nuovo tra due persone. Questo film é «En Soap» (Una zuppa) opera prima della danese Pernille Fischer Christensen, dove una donna lascia il marito per incontrare casualmente un uomo che aspetta il permesso di operarsi per diventare quella donna che da sempre vuole essere. Di sicuro nulla è più sconvolgente dell’ amore, se si sa amare. Delude invece «Slumming» dell’austriaco Michael Glawogger, storia di un poeta ubriacone che bestemmia la Madonna e di due giovani ricchi fannulloni che non trovano un senso alla loro vuota vita, storia che non riesce ad interessare, senza vita, senza cinema.

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