Dalla rassegna stampa Cinema

Charlize, in nome delle donne

La Theron e North Country, il film con cui è in corsa per l’Oscar e che racconta una storia vera di molestie sessuali

ROMA – Perché un film contro le molestie sulle donne?
«Perchè forse siamo troppo compiacenti, ci adagiamo, dimentichiamo. Perché il movimento femminista nel ’68 non poteva pensare di risolvere tutto bruciando i reggiseni. E’ un problema aperto. Troppe donne, ancora oggi, sono sfruttate, subiscono discriminazioni, soprattutto nelle grandi città».
Conosce persone sue amiche vittime di molestie?
«Gli studi legali di New York e Chicago sono pieni di attrici che vogliono intentare cause per molestie sessuali. Il mio film, North Country , non arriva tardi, purtroppo. C’è ancora molto da fare».
Lei si sente discriminata?
«Io mi reputo fortunata. Faccio il lavoro che amo e non ho mai subìto traumi di questo tipo. Non credo che Hollywood sia insensibile alle problematiche femminili, pensiamo a film come North Country , appunto, o a Erik Brockovich . Il fatto è che, quanto a parità di diritti, stiamo ancora al tempo delle caverne e io non lo accetto. Gay e lesbiche in Usa non possono ancora sposarsi, roba da preistoria. Film come Brokeback Mountain sono importanti per aprire un dibattito su temi delicati. Dobbiamo impegnarci perché la gente rifletta e i cambiamenti avvengano con maggiore rapidità».
I film d’impegno che lei cita, purtroppo non richiamano tanto pubblico…
«Non è colpa degli sceneggiatori o del “sistema”, tutte balle. Negli ultimi tempi l’America ha sfornato film molto interessanti, che prendono di petto il sociale mascherandolo da intrattenimento. E’ la cosa da fare. Il bellissimo film di Clooney, Good Night and Good Luck , non mi sembra sia una medicina amara da mandare giù».
Il Charlize Theron pensiero è questo e molto altro. La diva sudafricana premio Oscar, talmente diva da non sentirsi tale, bellezza imbarazzante, inarrivabile, elegante ieri a Roma in gonna bianca e golfino nero, che in pochi anni, dal mondo della moda e della pubblicità (ricordate l’abitino di maglia che si impiglia, si sfilaccia e scopre il fondoschiena nello spot della Martini?) è arrivata a lavorare a fianco di De Niro, Redford, Allen, Pacino, Caine, a inventarsi il neotrasformismo hollywoodiano che più imbruttisce (vedi Monster ), più esalta, da venerdì arriva nelle sale con l’ultimo North Country , della regista Niki Caro con Sean Bean, Woody Harrelson e Sissy Spacek.
Chi è la sua Josey Aimes? «La protagonista di una storia realmente accaduta. Dopo il fallimento del suo matrimonio, con due bambini da sfamare, torna nel Minnesota e si inabissa nelle miniere di ferro. Lavoro durissimo in un ambiente dominato dagli uomini. E gli uomini inizieranno a molestare lei e le sue colleghe. Josey darà vita ad una battaglia senza esclusioni di colpi che arriverà in tribunale nel ’79 per concludersi solo venti anni più tardi».
Lei, invece, tra pochi giorni arriverà a Los Angeles sperando che la sua nomination come migliore attrice protagonista si trasformi in Oscar…
«Non sento di avere già la statuetta in mano e se mi chiedete chi temo delle mie colleghe, beh dico che sono tutte molto brave. Ma la mia candidatura conferma un aspetto positivo degli Oscar: che anche i film considerati rischiosi alla fine vengono premiati».

Per il suo prossimo impegno, invece, meno rischi ma più avventura. S’intitola Aeon Flux , il film con la bella Charlize (uscirà il 24 febbraio) che si maschera da ribelle super addestrata contro l’immaginario governo di Bregna che regna nel 2.415. Nella pellicola, ispirata al cartoon creato da Chung per Mtv, l’attrice diventerà supersexy con una tuta attillata di pelle nera e taglio di capelli alla marines. Ma quant’è distante da questo mondo la sua Africa? «Mi manca tutto della mia terra: i sapori, gli odori, la polvere che calpestavo quando ero ragazza. La sua sensualità».

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