Dalla rassegna stampa Cinema

'Brokeback Mountain', niente di nuovo l'America è piena di cowboy gay

Ma i pregiudizi sono duri a morire: “Se un mandriano fa outing viene cacciato dal ranch, ed è difficile che ritrovi un lavoro”

Due partecipanti a un rodeo gay

Diffusa in numerosi Stati la pratica dei rodeo per omosessuali “Amiamo lo stile western e non vogliamo essere discriminati”

“GRAZIE a Dio John Wayne è morto. Gli si spezzerebbe il cuore, a vedere due cowboy innamorati”. La battuta di Ernest Borgnine è la sintesi dello scossone che un film come Brokeback Mountain avrebbe provocato poche decine di anni fa. Diretto da Ang Lee, pluricandidato agli Oscar, storia dell’amore inconfessabile fra due cowboy gay, la pellicola scardina il mito omofobo della Frontiera e restituisce al selvaggio West il beneficio di un dubbio che, complice Hollywood, la storia gli aveva proibito (anche se la mitologia del West si è già confrontata con il tema della sessualità poco definita in alcuni classici del genere, da Fiume rosso a Il cavaliere della valle solitaria a Ultima notte a Warlock, fino ai Lonesome Cowboys di Andy Warhol). Ma quello affrontato da Gente del Wyoming, il romanzo di E. Annie Proulx dal quale il film è tratto, è un tabù che nella realtà già da tempo si cerca di infrangere. Perché di cowboy gay è pieno il West. E le consuetudini proprie del mondo dei mandriani, come il rodeo, diventano l’occasione per esprimere l’orgoglio omosessuale.

L’Igra, ad esempio. La sigla sta per International Gay Rodeo Association, organizzazione nata (non senza qualche difficoltà) a metà degli anni Settanta. Quando, cioè, a Phil Ragsdale, di Reno, Nevada, in cerca di un’idea per raccogliere fondi per beneficenza, venne un’idea: organizzare un rodeo gay per appassionati. Sarebbe stata un’occasione divertente, socializzante, e anche un modo per dare una spallata a un bel po’ di stereotipi. Era il 1975, trovò un’arena nella contea di Washoe, Nevada. Ma nessun allevatore della zona volle cedere le proprie bestie per quell’esecrabile iniziativa. Ragsdale ci riuscì l’anno successivo: mise insieme cinque vacche, dieci vitelli, un maiale, un pony e 125 persone fra partecipanti e spettatori.

Da quel momento è stato un crescendo di adesioni e i rodeo gay si sono moltiplicati su tutto il territorio americano. E sono nate Gay Rodeo Association in Georgia, Texas, Illinois, Colorado, Oklahoma, Nebraska, California. E pure nello Utah, patria dei mormoni, dove una catena di cinema ha bloccato le proiezioni di Brokeback Mountain. A metà gennaio si è tenuto uno degli appuntamenti più seguiti, il Road Runner Regional Rodeo a Phoenix, Arizona. Nato una decina di anni fa, osteggiato con decisione dalle organizzazioni cattoliche, ogni edizione raccoglie una media di 225 partecipanti e tremila spettatori.

Non tutti gli abitanti della contea vedono di buon occhio l’iniziativa: perché, si chiedono, proprio un rodeo gay? Perché, “è un’opportunità per fare quel che ci piace senza sentirci a disagio” replicano gli organizzatori, aggiungendo che “dichiarare la propria omosessualità nelle regioni del West è storicamente inaccettabile e potenzialmente pericoloso: molti mandriani sono stati cacciati dai ranch, hanno perso il lavoro. E’ giusto che si sappia”, racconta Gary Hatterman, 53 anni, presidente dell’Arizona Gay Rodeo Association.

Se in alcuni casi sono stati introdotti elementi di intrattenimento (tipo riuscire a infilare a una capra un paio di mutandine di pizzo, o la gara delle drag queen vistosamente addobbate in groppa ai vitelli), i rodeo gay non sono meno rodeo degli altri. “Mi sono rotto la testa dieci volte, ho due placche di metallo nelle braccia e un’anca spezzata” racconta Chuck Browning, 43 anni, autentico cowboy, e gay, del Wyoming, come i protagonisti del film. Molti, invece, sono professionisti innamorati del West, spiega Alan Stark, 44 anni, che lavora per una compagnia ferroviaria di Fort Lauderdale, in Florida: “Amo questo stile di vita, e non voglio essere oggetto di pregiudizi per la mia omosessualità”.

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