Dalla rassegna stampa Cinema

L'armonia affettiva dei cowboy gay

DRAMMATICO BROKEBACK MOUNTAIN

Messo al bando nello Utah, ma campione d’incasso e commozione (dopo il Leone e i Golden Globe arriverà l’Oscar) il tenero ma infrangibile film del «cinese del Wyoming» Ang Lee, che degli Usa ha capito tutto, è una storia d’amore. Che sia tra due uomini, per di più virili mandriani e mariti e padri, ha un’importanza relativa anche se tutto il marketing gioca sull’infranto tabù della gayezza dei rudi cowboy. La compiutezza dell’opera tratta dal bel racconto di Annie Proulx è nell’armonia sentimentale, nello struggimento di una mission affettiva impossibile vissuta in paesaggi che permettono ogni emozione (la sconvolgente prima mezz’ora). In andata e ritorno da casa, i due amanti si vedono a rate come la coppia etero di
Fra un anno, alla stessa ora; ma incombe il melò, che non è più il complesso di colpa di Hollywood. Perfetti Ledger e Gyllenhaal: veri etero sono credibili omo.

VOTO: 9


UNA STORIA D’AMORE

Brokeback Mountain

Ang Lee è un autore molto sensibile e con tante corde al suo arco. Le mescola tutte, anche troppe, in questa novella d’amore lunga come la vita. E, infatti, il legame che nasce tra i due giovani cow boy isolati per guardare le mandrie in una stagione di lavoro estivo nel Wyoming durerà tutta la vita. Anche se si sposeranno, anche se neppure con loro stessi, specie il laconico e rude Heath Ledger, ammetteranno di essere gay.
Non importa che lo siano oppure no: si amano per quel qualcosa di imponderabile che è sempre un vero e tenace sentimento, radicato nelle esigenze e nell’immaginazione più profondi. È un film da discutere, non tutti lo sentiranno, ma è forte, sincero, con momenti molto belli e tutti gli attori, specie Heath Ledger, meno Jake Gillenhaal, cow boy campione di rodeo, sono bravi.

GIOVANNA GRASSI

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.