Dalla rassegna stampa Cinema

I SEGRETI DI BROKEBACK MOUNTAIN

Sia chiaro, “I segreti di Brokeback mountain” non è un capolavoro. Chi dopo la palma d’oro a Venezia ha cercato di innalzarlo fino alle porte dell’olimpo del cinema a nostro modesto avviso si è forse fatto un po’ prendere dalla passione e dallo slancio “anti-tabù” di cui la pellicola può …

Sia chiaro, “I segreti di Brokeback mountain” non è un capolavoro. Chi dopo la palma d’oro a Venezia ha cercato di innalzarlo fino alle porte dell’olimpo del cinema a nostro modesto avviso si è forse fatto un po’ prendere dalla passione e dallo slancio “anti-tabù” di cui la pellicola può senz’altro essere portabandiera. Va bene, è forse la prima volta che una grossa produzione americana, inscrivibile tra i “blockbuster movies”, tratta senza censure il tema dell’omosessualità facendosi mancare davvero poco (non ci saranno nudi espliciti, ma ci manca poco). Questo però non può e non deve essere il motivo per insignire la pellicola di titoli che non gli spettano; facendo questo si rischia infatti di giungere al fine opposto, ovvero confermare l’estraneità dell’argomento sottolineandone l’isolazionismo. Il film di Ang Lee è senz’altro un buon film, alcuni aspetti sono anzi davvero eccellenti. La duplice valenza della passione quale sofferenza per un amore inconfessabile e segreto perenne e allo stesso tempo piacere assoluto nel vivere la storia d’amore e sesso con il compagno è davvero portata sullo schermo da Ang Lee e dai due interpreti in maniera validissima. Così come il rapporto conflittuale tra i due cowboy scopertisi omosessuali è curatissimo e convincente. Prendendo però in esame il film nella sua integrità ne esce una certa stereotipizzazione a classico hollywoodiano, sfociabile nell’Oscar a cui è stato appena nominato, che rischia davvero di bruciarne i sinceri propositi. Tanto da poter indurre una parte della critica ad additare alla pellicola l’opposto di quanti ne esaltano invece i fasti, ovvero la banalizzazione di un “tema tabù” portato sullo schermo come puro e semplice spettacolo scenico. Due opposte estremizzazioni che non rispecchiano obbiettivamente quello che altro non è se non un buon film (al Lumière da oggi al 9 febbraio).

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