Dalla rassegna stampa Cinema

Oscar, nomination per la Comencini

«La bestia nel cuore» tra i cinque migliori film stranieri dell’anno – Otto le candidature ai cowboy gay ma la sorpresa (7) è George Clooney

LOS ANGELES — L’Italia «vince» con la candidatura di Cristina Comencini nella cinquina dei migliori film stranieri in lizza per l’Oscar: Don’t Tell – La bestia nel cuore tocca con dolente umanità un punto nevralgico e sempre in prima pagina sui media americani: la violenza sessuale e il sopruso psicologico sui minori. L’Academy ha fatto le sue scelte — quelle per un cinema che riflette la cultura, la sottocultura e la società di oggi nei suoi scompensi e nelle sue lacerazioni — e sono tutte (o quasi) prese di posizione contro il dibattito in corso in America su Munich, Brokeback Mountain, ma anche su Crash e
Capote, tutti film al centro di articoli e interventi molto pesanti. «Nessuno o solo piccole minoranze elitarie andranno a vedere questi film — si sente dire in molti dibattiti tv e si legge nei forum dei grandi giornali —. Film che credono di denunciare grandi temi e riflettono, invece, l’ignoranza di chi li ha scritti o diretti».
Anche il divismo tradizionale ha ricevuto un colpo basso: a eccezione del glamour di Clooney, gli attori in gara (protagonisti e non protagonisti) sono giovani e meno giovani con carriere di qualità, ma spesso da caratteristi. «Mi pare che si stia tornando ai tempi tumultuosi di Easy Rider
— ha commentato Jack Nicholson —: libertà e paura. Niente male: auguri a tutti».
Dunque: otto nomination a
Brokeback Mountain ormai diventato il manifesto delle battaglie per la legalizzazione dei sentimenti gay; sei a Crash, atto d’accusa contro una metropoli estrema come Los Angeles, che sullo schermo diventa il modello negativo per una denuncia contro la società più cinica, consumistica, razzista, prevaricatrice verso i più deboli; sei a Good night, and good luck, metafora che dal passato si collega a oggi per denunciare le censure del potere sui media; cinque a Capote, sofferto sguardo di un intellettuale e scrittore sulla violenza endemica e contro la pena di morte; cinque a
Munich, coraggioso appello a una ricerca di dialogo tra religioni, culture, idealismi, terrorismi di fronti opposti .
Vincitore a sorpresa tra il film che ha diretto ( Good night… e le sue 6 nomination) e quello che ha interpretato e co-prodotto ( Syriana, come non protagonista) è però l’unico vero divo-star della prossima festa di zio Oscar: George Clooney, liberal dichiarato, patriota convinto, che però non lesina mai critiche al potere e ai compromessi di chi governa.
Veniamo alle categorie principali. In lizza per il premio più ambito ci sono appunto Brokeback Mountain, Good Night, Capote, Crash e Munich e i cinque registi si contenderanno anche il titolo «personale». Tra gli attori protagonisti, oltre a Heath Ledger ( Brokeback), Philip Seymour Hoffman ( Capote) e David Strathairn ( Good Night), ci sono Joaquin Phoenix ( Walk the line) e Terrence Howard ( Hustle & Flow). Più vario il campo delle contendenti come migliori attrici: assieme a Reese Whiterspoon ( Walk the line), ecco Judy Dench ( Mrs Henderson presents), Felicity Huffman ( Transamerica),
Charlize Theron ( North Country)
eKeiraKnightly ( Orgoglio e pregiudizio).
Molti i personaggi «contro» nelle varie categorie: un transessuale (Felicity Huffman), due operaie umiliate e ricattate nel loro duro lavoro in miniera (la Theron e Frances McDormand in North Country), una ragazza che viene trucidata perché indaga sui commerci di vite umane in Africa (Rachel Weisz in The Constant Gardener),
bande di ragazzi africani che sembrano usciti dal nostro neorealismo di denuncia ( Totsi).
L’Academy ha fatto insomma le sue scelte per un cinema che riflette la cultura, la sottocultura e la società di oggi.
La candidatura di Cristina Comencini, infine, non è l’unica targata Italia: una nomination hanno avuto la costumista Gabriella Pescucci (già premiata per L’età dell’innocenza di Scorsese del ’93) con La fabbrica di cioccolato
e il compositore pisano Dario Marianelli per le musiche di Orgoglio e pregiudizio.
FAVORITI
In alto i cowboy gay del film di Ang Lee. A sinistra Clooney nel suo «Good night, and good luck». Nella foto grande Giovanna Mezzogiorno e Alessio Boni, protagonisti de «La bestia nel cuore» della Comencini


Gli altri quattro

Tra i rivali il kamikaze palestinese

Il film della Comencini dovrà vedersela con il francese Joyeux Noel (sulla notte di Natale 1914 quando nelle trincee, francesi, scozzesi e prussiani stopparono per qualche ora la violenza per brindare all’anno nuovo), il tedesco La rosa bianca – Sophie Scholl (sul movimento di resistenza al Terzo Reich) e il sudafricano Tsotsi (storia di un violento e giovane capobanda di Johannesburg). Ma l’avversario più forte sembra il palestinese Paradise Now (nella foto una scena), vincitore del Golden Globe.
Racconta le ultime 48 ore di un terrorista palestinese di Nablus prima di una missione suicida a Tel Aviv. Diretto dal palestinese Hany Abu-Assad, il film si sofferma sui preparativi prima dell’ultimo viaggio di Said e del suo amico Khaled, nella loro «missione santa» verso la morte: i riti della preparazione fisica e spirituale, la foto da guerriero che verrà poi affissa in città, il video per i fedeli e i familiari.


PHILIP SEYMOUR HOFFMAN

«Ho interpretato Capote convinto da Paul Newman»

Philip Seymour Hoffman (foto), già votato miglior attore domenica dal suo sindacato (lo Screen Actor Guild) racconta: «Nessuno voleva produrre Capote, film su uno scrittore gay che i giovani non conoscono, che affronta il tema della pena di morte e della solitudine esistenziale.
Paul Newman, incontrato sul set di un film tv, però mi aveva detto: “Se avessi 40 anni sarei un tuo rivale nella conquista del ruolo. A sangue freddo, buttati”. L’ho fatto, dimagrendo di 25 chili».


REESE WITHERSPOON

«Che felicità essere piaciuta come compagna di un poeta»

Anche Reese Witherspoon, la svampita intelligente di
Legally Blonde che s’è tinta i capelli di scuro per June Carter Cash, amore del musicista country-soul -rock più amato d’America, era reduce dai premi Sag quando ha saputo della nomination. Sul palco, baciato il marito Ryan Phillippe, il poliziotto Hansen nel premiato cast di Crash, ha ringraziato i colleghi; nel backstage: «Sono felice di esservi piaciuta come amica, partner e nutrimento dell’anima del poeta Cash».


DOPO L’ANNUNCIO

La regista italiana: pensavo di non avere chance

«Eravamo svantaggiati. Private? Era la scelta sbagliata». La Mezzogiorno: l’ho saputo in un negozio

ROMA — «Sono senza parole, non me l’aspettavo per niente», sorride Cristina Comencini. «Vatti a truccare», le dice il press agent Enrico Lucherini che già pensa alla notte degli Oscar. Erano 30 anni esatti, da Pasqualino settebellezze di Lina Wertmüller, che una regista italiana non entrava nella cinquina. Perciò, abbracci raddoppiati. Anche per la protagonista de
La bestia nel cuore, Giovanna Mezzogiorno. Un’agenzia dice che Giovanna era al mercato e s’è messa a urlare quando l’ha saputo: «Ma perché devono sempre romanzare? Ero in un negozio di piazza Argentina, in motorino, col casco. Diciamo che non sono rimasta come un lampione. Scusate ma non ho avuto il tempo di cambiarmi».
Attese e emozioni di un film duro, difficile, che affronta in punta di labbra un tema scabroso come le molestie sessuali in famiglia. «C’è anche l’omosessualità femminile, da parte di una persona (Angela Finocchiaro) che all’inizio è eterosessuale, un tema di cui non si parla mai e invece è importante». Abbracci triplicati: all’Oscar il film arriva in modo rocambolesco, dopo che avevano rispedito al mittente (Italia) Private di Saverio Costanzo. La Comencini ha un coraggio che spiazza: «Era impossibile quella candidatura, non perché non sia un buon film, ma perché era sbagliato mandarlo». I due protagonisti di Private
nella versione originale parlano le loro lingue, l’arabo e l’israeliano. «Questo invece è un film giusto, ora posso dirlo». Nel cambio c’è stato poco tempo. «Abbiamo avuto una settimana per organizzare le proiezioni — continua Cristina —, pensavo di non avere chance perché gli altri nella cinquina in America erano già nelle sale. Ma non bisogna essere negativi, sbagliavo, sbagliavamo tutti, pensiamo sempre che le nostre cose non abbiano valore. In Usa hanno applaudito in piedi, il presidente della Warner mi ha mandato una mail entusiasta. È piaciuto il modo in cui abbiamo raccontato questa storia. Così estrema, ma riportata nell’umanità. Il film che temo di più nella cinquina? Tsotsi del Sudafrica, un continente importante che ha espresso poco».
Una candidatura che pesa, per il cinema italiano: «Raccontiamo l’Italia di oggi, non quella che sono abituati a vedere all’estero. Abbiamo sfondato un muro. C’è l’impatto della novità sul pubblico americano». La bestia nel cuore uscirà lì col titolo Dont’Tell, giocando sul tacere o non tacere, dove si ferma l’ultima pagina del romanzo omonimo scritto dalla stessa Cristina (la parola «bestia» in inglese ha un sapore più aggressivo). Da venerdì tornerà nelle principali città italiane. I produttori, Riccardo Tozzi della Cattleya e Giancarlo Leone della Rai, ricordano il lusinghiero incasso: 5 milioni di euro. Mentre il dvd da pochi giorni nei negozi ha avuto 70 mila prenotazioni.
Nel giorno di festa una sola goccia amara: Mario Monicelli disse che il padre di Cristina, Luigi Comencini, si sarebbe vergognato a girare questo film. «Mi è dispiaciuto, l’hanno coinvolto…Monicelli è molto amico di mio padre. Che non ha nulla di cui vergognarsi». Il Leone ha la vista buona, agli Oscar andranno due film premiati a Venezia: « Brokeback Mountain fu miglior film, Giovanna migliore attrice: «Se me l’aspettavo? Sembra che dispiace se uno dice “sì”. Però se vai a un concorso una possibilità pensi di averla. Sono una privilegiata, per me, comunque vada, sarà una serata bella, emozionante».
IN LIZZA
In alto Matt Dillon candidato come non protagonista per «Crash» (6 nomination). Sopra, «Munich», in corsa per 5 Oscar

Valerio Cappelli


CONTROCORRENTE
«Mostra una cultura morale della miseria basata sul tradimento e il sesso. Ma a questo punto spero che vinca»

Monicelli: non cambio idea, quel film non mi piace per nulla

Monicelli: «Speriamo di vincere anche oggi con Oscar falsi»

Mario Monicelli non è mai stato né un regista né un uomo con peli sulla lingua e tutta la sua lunga e gloriosa carriera di cinema sta a dimostrarlo. Meno che mai oggi, avendo superato i novant’anni. Ed è entrato in polemica, fuori dalla mischia, fin da quando il film fu presentato a Venezia, con La bestia nel cuore di Cristina Comencini, figlia di Luigi, un altro dei grandi padri della commedia italiana.
«Quel film non mi è piaciuto», ha ribadito ieri, controcorrente, l’autore dell’appena restaurato best seller
Brancaleone, «e non ho cambiato idea oggi che il film è stato candidato per gli Oscar. Naturalmente — precisa — sono molto felice che il cinema italiano abbia la possibilità di vincere un Oscar che, indipendentemente dai gusti personali, è un valore industriale e commerciale aggiunto al nostro cinema ed è importantissimo».
Ma lei non ha mutato parere neanche un po’? «No, io continuo a credere che quel film mostri una cultura morale della miseria, tutta basata sul tradimento, il sesso, anche nell’accezione delle relazioni femminili, e non mi piace neppure la parte che si svolge in America. Forse — continua — ho esagerato dicendo che suo padre Luigi, mio grande amico, se ne sarebbe vergognato: ma questa citazione era dovuta a un’antica forma di complicità e di identità di vedute che ha sempre legato le nostre due carriere, tanto che spesso la gente ci confonde, e scambia i titoli dei nostri film».
Monicelli è stato molte volte vicino al Premio Oscar, e meritatamente, quindi non parla certo per invidia: tra i suoi film candidati al premio per il miglior film straniero ci sono due capolavori degli anni ’50 come I soliti ignoti (battuto da Tati, ma poi popolarissimo in America dove ci furono remake e versioni musical) e La grande guerra (battuto da Orfeo Negro di Marcel Camus) ed anche
La ragazza con la pistola e I nuovi mostri.
Tra gli Oscar mancati del grande Monicelli ci sono anche quelli per la sceneggiatura di I compagni e Casanova 70. «Io spero davvero molto che l’Italia conquisti l’Oscar — conclude l’autore di Amici miei. Abbiamo vissuto per molti anni sui grandi Oscar veri vinti dal neorealismo, speriamo di vincere anche oggi con quelli un po’ più falsi».

Maurizio Porro


L’AUTORE ESCLUSO

Saverio Costanzo: rischiavo di bruciarmi

Saverio Costanzo, il regista di Private che era stato designato dall’Italia per gli Oscar ma escluso dall’Academy (nel film non si parla mai in italiano) è soddisfatto. «Sono doppiamente contento, perché dopo alcuni anni un italiano è in lizza; e perché quello non sono io. Ho vissuto mesi di turbamento profondo, tra la candidatura, il rifiuto, le polemiche. Sì, mi piacerebbe partecipare all’Oscar ma non a trent’anni e con un solo film all’ attivo, rischiando un inutile polverone mediatico, ma a cinquanta e magari con alcuni titoli all’attivo». «Non sono ancora psicologicamente pronto per le luci della ribalta», conclude il regista che con Private ha affrontato una storia ambientata in Medio Oriente, sul conflitto tra palestinesi e israeliani. (M. Po)


LA STORIA

Vite rovinate da abusi familiari

Posso concedermi un’autocitazione?
Dalla Mostra di Venezia per Cristina Comencini scrissi: « La bestia nel cuore segna il momento in cui non verrà più considerata “la figlia di Comencini”, ma una cineasta in proprio; magari con la segreta aspirazione a trasformarsi idealmente in una figlioletta adottiva di Bergman». Il film che ha strappato a sorpresa la nomination all’Oscar è una vicenda intimista, che racconta la crisi di una doppiatrice, Giovanna Mezzogiorno (Coppa Volpi al Lido), la cui «bestia nel cuore» non riguarda tanto il rapporto con il compagno Alessio Boni dal quale si prepara ad avere un figlio, ma un trauma infantile vissuto in simbiosi con il fratello Luigi Lo Cascio in un inferno domestico rimosso o sottaciuto. Intorno al doloroso nodo centrale si delineano altri personaggi, la non vedente Stefania Rocca, l’eccentrica Angela Finocchiaro, il regista tv Giuseppe Battiston che vorrebbe redimersi artisticamente. Tutte presenze che operando in sintonia con il disegno registico, confermano la crescita di un parco attori di prim’ordine certo determinante nell’affermazione hollywoodiana. Anche se l’Oscar è ancora da conquistare, e basta un’occhiata alla concorrenza per capire che la lotta sarà dura, abbiamo un buon motivo per rallegrarci di veder avviata la Comencini sulla strada di un cinema dell’anima non più strettamente italiano, ovvero legato ai famigerati film che si fermano a Chiasso, ma capace di parlare un linguaggio comprensibile ovunque. Romanziera oltre che cineasta (questa sua storia di genitori colpevoli e figli vulnerati l’ha prima pubblicata come libro), Cristina ha le carte in regola per inserirsi fra i rifondatori del cinema nostrano. Se avete occasione di procurarvi il dvd del film, la scoprirete negli «extra» motivata ragionatrice, indenne da intellettualismi, sicura nel differenziare o all’occasione coniugare le due attività della scrittura e della regia. Nata in seno a una famiglia che è un vero clan della Settima arte, maturata nel rapporto dialettico con un padre dal quale ha tenuto a distinguersi, la Comencini ha scoperto il suo tema nella messa in discussione delle proprie radici all’interno di una società in affannoso cambiamento. Bisogna aggiungere che nello stile di Cristina hanno notevole rilievo gli sfondi e gli ambienti. In La bestia nel cuore c’è un significativo svariare dal presente al passato, da Roma all’America, dalla realtà al sogno e alla fantasia. Un caleidoscopio di immagini nato dalle cure di un produttore, Riccardo Tozzi, che oggi festeggia doppiamente il successo, in ufficio e in famiglia, essendo anche il marito dell’autrice.

TULLIO KEZICH

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