Dalla rassegna stampa Cinema

I due mandriani gay di «Brokeback mountain» in corsa il 5 marzo per ben otto statuette

Hollywood balla con i cowboy Bene anche per George Clooney, candidato a tre statuette. Oltre al film della Comencini, in gara due italiani: Gabriella Pescucci, per i costumi di «Charlie and the Chocolate Factory», e Dario Marianelli, per le musiche di «Orgoglio e Pregiudizio»

Sugli Oscar si alungano le ombre dei cowboy gay di «Brokeback Mountain» (otto candidature) e l’impegno politico di George Clooney (tre candidature personali) in un anno dove le scelte della Academy sono state dominate da questi due temi. Le cinque pellicole in lizza per l’Oscar per il miglior film dell’anno vedono protagonisti gay – oltre ai mandriani di «Brokeback», lo scrittore Truman Capote («Capote») – o affrontano problemi impegnativi: il razzismo quotidiano di «Crash», la caccia alle streghe comuniste nell’America degli anni ’50 di «Good Night, and Good Luck», il dialogo sanguinoso del Medio Oriente con «Munich». In questo clima è fiorito il notevole successo personale di George Clooney premiato tre volte quest’anno dalla Academy per tre talenti diversi mostrato in due film impegnativi: come regista e come sceneggiatore di «Good Night» e come attore (non protagonista) per il complesso «Syriana». Il candidato ufficiale dell’Italia, «La Bestia nel Cuore» di Cristina Comencini, è riuscito finalmente ad entrare nella cinquina finale (non accadeva da alcuni anni) e sarà quindi in lizza per l’Oscar per il miglior film straniero. Altri due italiani potranno vincere una statuetta: Gabriella Pescucci, per i costumi di «Charlie and the Chocolate Factory», e Dario Marianelli, per la colonna sonora di «Orgoglio e Pregiudizio». Il film da battere, quando la notte tra domenica 5 e lunedì 6 marzo saranno consegnati gli Oscar al Teatro Kodak di Los Angeles, sarà «Brokeback Mountain» che con le sue otto candidature è in pole position. Anche il regista Ang Lee, che è riuscito a trasformare una storia d’amore gay in un film romantico e appassionante, è favorito a conquistare la statuetta il 5 marzo anche se dovrà vedersela col George Clooney di «Good Night», con Steven Spielberg («Munich»), con Paul Haggis («Crash») e Bennett Miller («Capote»). I tre protagonisti di «Brokeback Mountain» si sono tutti aggiudicati candidature nelle rispettive categorie. Heath Ledger non sembra comunque avere troppo speranze contro il formidabile Philip Seymour Hoffman nei panni dello scrittore gay Truman Capote. Nella battaglia potrebbero inserirsi Joaquin Phoenix (che in «Walk the Line» ha impersonato il cantante Johnny Cash) e David Strathairn (il giornalista di «Good Night») mentre per Terrence Howard (il magnaccia che vuole fare il rapper di «Hustle and Flow») è già un premio la candidatura. In campo femminile troviamo come favorito un altro personaggio gay, la bravissima «casalinga disperata» Felicity Huffman di «Transamerica». Se c’è un minimo di giustizia nella vita l’Oscar dovrebbe essere suo. Tra le altre quattro nominate la più insidiosa appare Reese Witherpsoon («Walk the Line») nel ruole di June Carter, la moglie di Cash. Le altre candidate sono la veterana Judi Dench («Mrs. Henderson Presents»), la splendida Keira Knightley («Orgoglio e Pregiudizio») e la sorprendente Charlize Theron (di nuovo imbruttita in «North Country»). Senza molte sorprese le scelte per la miglior attrice non protagonista. La favorita Rachel Weisz («The Constant Gardner») ha fatto strage di premi e dovrebbe vincere anche l’Oscar. Dovrà vedersela con Amy Adams («Junebug»), Catherine Keener («Capote»), Frances McDormand («North Country») e Michelle Williams («Brokeback Mountain»). In campo maschile il favorito resta George Clooney («Syriana») con Paul Giamatti («Cinderella Man») come principale avversario. Un’ondata di voti per «Brokeback Mountain» potrebbe alzare le quotazioni di Jake Gyllenhaal mentre senza speranza appaiono Matt Dillon («Crash») e William Hurt («A History of Violence») che ha conquistato la quinta candidatura a spese del più quotato Frank Lagella («Good Night»). Il kolossal «King Kong» ha dovuto accontentarsi di quattro candidature, tutte in categorie minori. Da notare, nella competizione per il miglior film straniero, la presenza del film palestinese «Paradise Now». Oscar alla carriera infine per Robert Altman.

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