Dalla rassegna stampa Cinema

Fior da fiore scelti i «film a tesi»

Candidature agli Oscar per i soggetti e le sceneggiature – cioè per le intenzioni – più che per le realizzazioni, per i personaggi più che per gli interpreti.

Dopo il disastro di Hulk, Ang Lee vuol risollevarsi? Dirige una storia di cow-gay, Brokeback Mountain, che fra settembre e gennaio gli frutta un Leone d’oro, una raffica di Golden Globe e una raffica di candidature all’Oscar.
Philip Seymour Hoffman è un bravo attore e ha fatto un po’ di tutto negli ultimi dieci anni, senza essere notato, salvo dai critici. Ma ecco: interpreta lo scrittore gayo Truman Capote, in Capote, ed eccolo candidato all’Oscar – che meritava da tempo – contro l’Heath Ledger di… Brokeback Mountain! Felicity Huffman invece non la conoscevano nemmeno i critici, ma interpreta Transamerica, dove il «trans» allude al sesso, non al continente. Chi compete con lei? Charlize Theron, imbruttita in North Country e così ri-candidata all’Oscar già vinto per essersi imbruttita in Monster.
Dopo una certa carriera, in The Constant Gardener Rachel Weisz interpreta una fanatica attivista che rovina carriera e vita al marito diplomatico? Ed ecco anche per lei la candidatura all’Oscar. George Clooney è un divo, ma per avere tre candidature all’Oscar in una volta sola deve aver scritto e diretto, con Good Night, and Good Luck, non un bel film onesto, ma un bel film contro McCarthy (e Bush jr.); e per aver interpretato da comprimario Syriana, contro le – peraltro vere – manovre della Cia nel Vicino Oriente.
I premi sistematici ai «film a tesi» hanno un merito: rendono evidenti l’infelice criterio di attribuzione. Il caso della Bestia nel cuore di Cristina Comencini, nella categoria dei film non americani, conferma che l’orientamento egemone non fa eccezione nemmeno per i film non americani, incoraggiando anche qui una storia che pare un catalogo di inversioni e perversioni.
I premi ai film «a tesi» hanno anche un difetto: svuotano di credibilità anche i premi restanti, l’esigua quota per meriti reali. Insomma quelli che dovrebbero avere – oltre a Clooney come regista e sceneggiatore e Strathairn come protagonista – Paul Haggis e Matt Dillon, rispettivamente regista e comprimario di Crash; e Reese Witherspoon, interprete di Walk The Line.

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