Dalla rassegna stampa Cinema

Quelle «sforbiciate» che fanno male al cinema

Proteste per i tagli ai titoli di coda di «I segreti di Brokeback Mountain». Qualità sacrificata agli incassi

Una volta era la censura a usare le forbici al cinema. Ma se a «scorciare» le pellicole si mettono anche gli stessi distributori, e non per ragioni di comune senso del pudore ma di personalissimo interesse economico, dove andremo a finire? E soprattutto: dove andrà a finire il cinema? Perché la settimana scorsa è successo anche questo: il film I segreti di Brokeback Mountain , l’attesissimo «western gay» che ha vinto il Leone d’oro a Venezia e tutti danno per favorito agli Oscar, è arrivato nei cinema senza titoli di coda. Cinque minuti secchi in meno sui 134 originali. Cinque minuti tagliati dal distributore, la Bim, per ridurre la lunghezza del film e facilitare così quattro spettacoli al giorno. Gli esercenti, che hanno dovuto far fronte alle proteste del pubblico, non ne avevano colpa: loro non ne sapevano niente.
Adesso sono corsi ai ripari, rimettendo il «codino» al suo posto e permettendo al pubblico di leggere i titoli fino in fondo e di godersi senza tagli la bella musica che li accompagna. Ma il cinema ha dovuto subire l’ennesimo attacco alla sua credibilità. E proprio da un distributore come la Bim, che ha fatto del «cinema di qualità» la propria bandiera.
Ma che qualità è quella di chi taglia i film? Che qualità è quella che chiede alle sale di comportarsi come le peggiori televisioni, che «accorciano» i film per far posto alla pubblicità?
Non lamentiamoci, poi, se il pubblico fa fatica a uscire di casa, se mette sullo stesso piano il cinema in sala e quello in salotto, sullo schermo o sul telefonino. Qualcuno sta facendo di tutto per convincerlo che è davvero così.

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