Dalla rassegna stampa Cinema

Le montagne di Brokeback splendide custodi di un amore omosessuale

In corsa per l’Oscar, il film di Ang Lee fonde i sentimenti alla bellezza della natura che diventa complice di due cowboys

Bisognerà aspettare marzo per sapere se la rarissima accoppiata Leone d’oro di Venezia-Premio Oscar di Hollywood si realizzerà: anche se non ci sono ancora le nomination, è sempre più improbabile che I segreti di Brokeback Mountain non vinca dopo che al film di Ang Lee anche la Producers Guild of America, l’associazione dei produttori Usa, ha assegnato il proprio riconoscimento. Fatta questa premessa, la singolarità di un’opera che potrebbe conciliare giurie così tradizionalmente diverse se non proprio contrapposte risiede nell’omosessualità della relazione clandestina che racconta sullo scenario dell’America più profonda e nello stesso tempo classica. Nel Wyoming, sulle pendici di Brokeback Mountain a trovarsi (e prendersi l’uno l’altro ancorché rifiutando di appartenere a “quel genere” di persone) sono due giovanotti che nei primi anni Sessanta custodiscono pecore sui pascoli in quota. Cowboy mancati, finita – anzitempo – la stagione seguono ciascuno il percorso obbligato – moglie, figli – della consuetudine sociale, salvo ritrovarsi dopo quasi un lustro e da allora tre-quattro volte l’anno rivedersi su quella stessa montagna, con la scusa di partite di pesca, soffrendo una passione senza altro sbocco che la clandestinità o, infine, la memoria intenerita e drammatica che i cultori di reliquie sentimentali potranno particolarmente apprezzare. Con questo la scorza resta, i due uomini sono all’occasione rudi, oltre che di regola taciturni. Il loro silenzio è parte di un paesaggio americano che Ang Lee fa percepire e non soltanto vedere sotto la profondità di cieli non di rado corruschi, sopra la tenda che resterà il solo riparo degli appuntamenti tra i due uomini, dentro una natura ancora selvatica, solo recesso di libertà. Il film coglie particolari di una quotidianità senza comfort con attenzione quasi antropologica e riscatta le inquadrature da cartolina facendone l’estrema immagine di una felicità perduta, mentre sullo sfondo il trascorrere del tempo è segnato da auto che cambiano linea e abiti che si adeguano alla moda, disegnando un sottile profilo dell’America cinematograficamente conquistata dall’immigrato cinese Ang Lee. Grandi spazi e personaggi osservati a distanza ravvicinata si integrano nella fine illustrazione dello strazio di due solitudini che Jake Gyllenhaal e Heath Ledger interpretano alternando pervicacia e fragilità di personaggi costretti a sembrare come non sono; ma rispetto al western il film comprende un reparto femminile (di ottime attrici) niente affatto accessorio.

I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee, con Jake Gyllenhaal e Heath Ledger

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