Dalla rassegna stampa Cinema

BROKEBACK MOUNTAIN UN GIOIELLO DELL'ARTE CINEMATOGRAFICA

Un film spettacolare, difficile, politicamente scorretto, non rassicurante e non per le famiglie da mulino bianco.

Brokeback è un film che ti avvolge nella sua fotografia mozzafiato, nell’interpretazione sconvolgente dei protagonisti e di tutti gli altri personaggi. Jack ed Ennis sono un vulcano di sentimenti, di pathos, di eros, e nei loro sguardi, nei loro silenzi, in qualsiasi loro gesto c’è un mondo di passioni e di tensioni da scoprire, interpretare, comprendere.
La storia, una semplice, meravigliosa e comune storia d’amore, passa in secondo piano. E’ solo il mezzo attraverso cui penetrare l’immensità emotiva e psicologica di Jack ed Ennis e delle loro rispettive mogli schermo.
Già sin dal loro primo incontro davanti “un ufficio di collocamento” della sperduta provincia del Wyoming, inizia l’incanto degli sguardi, degli imbarazzi, dei silenzi, di un sentimento talmente sconfinato che solo gli strepitosi paesaggi di quella montagna-alcova potranno contenere.
La rudezza e l’ipervirilizzazione apparente di questi due cow-boys, l’uomo gay che sputa a terra, che monta un toro inferocito, che impugna un fucile per uccidere l’alce, che stende a terra due energumeni per difendere l’onore della moglie, il primo rapporto sessuale violento e quasi animalesco tra Jack ed Ennis, sono quanto di più improbabile si possa aspettare il pubblico che è entrato al cinema per vedere la storia di due gay. Ecco il politicamente scorretto di Ang Lee: infrangere un tabù, mantenendo intatti gli stereotipi della virilità.
Quella normalità che è stata eccezione nella rappresentazione cinematografica.
Ed in questa normalità virile Ang Lee vi cala la dolcezza di un sentimento che, comunemente, viene soffocato agli occhi del mondo, falsamente ritenuto estraneo alla virilità: la passione e la fragilità.
Ogni frase, ogni dialogo di questo film contiene l’abisso nascosto della natura e dei sentimenti umani, non solo quello maschile dei due protagonisti, ma anche quello delle donne che ad esso si relazionano.
Ennis lo tiene più nascosto, lotta per soffocarlo ma per questo è il più irruento, frenetico, tragico ed inquieto.
Jack è più spontaneo, più libero, fa il suo coming out con i vecchi genitori, vive le sue passioni e cerca i luoghi dove soddisfarle, una libertà che pagherà con la sofferenza di un desiderio mai realizzato e con la propria vita.
Per me è un film capolavoro, che ti prende a poco a poco.
Non è all’uscita del cinema che ne comprendi la grandiosità, ma dopo una pizza, dopo una dormita, dopo alcune ore ed alcuni giorni, riaffiorano quelle immagini di paesaggi strabilianti, gli sguardi e le parole dei due cow-boys, e ti rendi conto di quanto grande sia l’opera d’arte che hai visto.
Comprendo la delusione o lo scarso entusiasmo di alcuni spettatori gay, quelli che attendono film a tema dai facili messaggi, i film politically correct, dove si sostengono le cause dei diritti delle persone omosessuali, rappresentando ciò che l’immaginario collettivo, etero e gay, si aspetta per essere rassicurato o incoraggiato.
Ang Lee ha fatto molto di più, non solo per le persone omosessuali ma per tutte le persone.
Ang Lee ha rappresentato la natura dei sentimenti umani, quelli che possono appartenere a chiunque, e per questo gli dobbiamo dire grazie.

Vincenzo Rao da Palermo

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