Dalla rassegna stampa Cinema

Il mio tempo su Brokeback Mountain

Uno dei due co-sceneggiatori del film di “gay cowboy”, acclamato dalla critica, risponde a Karel, recensore di Advocate, a proposito del film.

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Ho letto il breve racconto di Annie Proulx nell’ottobre del 1997 quando apparve sulla rivista “The New Yorker”. Fui profondamente commossa da quella storia di un amore condannato fra due uomini comuni, che gestiscono un ranch nel Wyoming del 1963. Larry McMurtry e io realizzammo subito l’opportunità di attivarci, anche con i nostri soldi, per acquisire i diritti di opzione della storia, e trovai stimolante la possibilità di impegnarmi perchè la storia di Brokeback Mountain fosse maggiormente conosciuta nel mondo. Non ho avuto paura nel fare questo lavoro finchè, nemmeno un anno dopo che era terminata la sceneggiatura, fu trovato il corpo del giovane Matthew Shepard a meno di cinque minuti dall’abitazione di mia figlia a Laramie. (Stava frequentando l’università per una borsa di studio. La mia paura fu allora per la sicurezza di mia figlia). Ma rimasi determinata a voler tradurre la sceneggiatura in un onesto e bel film.
Uno dei miei amici più cari mi disse una volta che le persone sono principalmente motivate da due sentimenti: paura e amore. Brokeback Mountain non era solo un affare d’amore per noi; era una questione di grande passione e fede.
Sono stata coraggiosa? No. Quando penso a Brokeback Mountain nella sua interezza, capisco la paura. Nella storia, vedo la paura di due normali persone gay spaventate di impegnarsi veramente col loro amore, tanto da scappare e sposarsi con donne per vivere una vita incompiuta ma libera dalla paura.
Ennis e Jack possono sembrare gay allo spettatore contemporaneo, ma nel 1963 e anche dopo, i gay della classe lavoratrice raramente avevano un ambiente in cui svilupparsi come tali, erano in maggioranza lasciati soli con se stessi e la loro diversa identità. Il carattere di Jack è molto più conscio della sua sessualità e della possibilità di viverla che non quello di Ennis, ed ha meno paura. Ennis, d’altro canto, viene da un luogo profondamente omofobo, come purtroppo ancora oggi esistono.
Ho visto la paura nei due maggiori interpreti nel riconoscere pubblicamente che stavano interpretando personaggi omosessuali e con la stampa minimizzavano il il lato sessuale della vicenda.
Heath Ledger si è impegnato molto nel ruolo di Ennis dopo aver letto la sceneggiatura. Il testo scritto, ma credo anche il film, sono molto chiari sulla sessualità e sull’amore tra questi due uomini.
Ho visto, qualche anno fa, la paura degli studi cinematografici troppo spaventati di fare questo film con Gus Van Sant.
La Columbia e Scott Rudin volevano subito impegnarsi appena Gus Van Sant accettò la direzione del film, ma fu estremamente difficile trovari i fondi per la realizzazione. Noi comunque non avremmo accettato nessun compromesso sulla sceneggiatura e non avremmo rimosso nessuna scena.
Ho visto la paura di tantissimi attori hollywoodiani che non volevano partecipare al film.
Noi crediamo fermamente che gli attori che hanno letto la sceneggiatura e hanno rifiutato siano stati dissuasi dai loro manager, che pensavano erroneamente che avrebbero danneggiato la loro carriera di attori. Come ho sopra detto, Heath Ledger era convinto della sua parte. Nonostante ciò anche dopo che Heath e Jake si erano impegnati con le parti, molti pettegolezzi circolavano a Hollywood, promossi da personei poco creative, che dicevano che stavano “uccidendo la propria carriera”, cosa che ora appare assai ridicola.
Ho visto la paura delle associazioni della stampa ancora omofobe, che si soffermano più sugli aspetti sessuali delle star che non sulla qualità della sceneggiatura. Stampa che metteva in allarme questi attori perchè rischiavano la fama che già godevano. Stampa che spende parole di magnificenza e coraggio quando parla delle star vezzeggiate e coccolate che affrontano ruoli perfettamente prestabiliti.
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Nessuno di noi fu “coccolato” sul set di Brokeback. Questo è stato un film a basso costo. Noi lavoravamo 16 ore al giorno, spesso sette giorni alla settimana, durante tutta la produzione. Più dell’80% della nostra storia si svolge all’aperto, e in Alberta le condizioni atmosferiche erano difficili, estreme. La ragione per cui Ang Lee e gli attori hanno aderito al progetto risiede molto nella qualità e nelle potenzialità della nostra sceneggiatura. Sarebbe piacevole che la stampa raccontasse anche questo.

Ho visto la paura in un regista come Ang Lee che faceva un film “gay” senza nessun “gay”, pensando che le persone gay sono inondate da immagini di amore eterosessuale, ma mostrare una coppia gay – oh, no, bisogna nascondere il sesso.

Nessuno di noi, incluso gli attori, ha mai espresso paura riguardo il sesso nel nostro film. Noi tutti sentivamo che faceva parte della storia e sentivamo che era molto importante e onesto nella rappresentazione dei due personaggi e della loro reciproca passione.

Ho visto la paura dei critici, come quando il critico Jack Mathews del “New York Daily News” predisse che poteva essere “troppo per gli spettatori dei “red-state”, ma che dava ai tendenziali liberal dell’Academy una grande occasione per rafforzare la loro parte conservatrice”.

Red state/blue state – le persone sono sempre persone. Gli abitanti fra le due coste sono assai più intelligenti e comprensivi di quanto i media vogliano farci credere.

Sì, ho visto molta paura intorno a Brokeback Mountain.

A Heath è stato chiesto, in un’intervista recente, se si è sentito coraggioso per aver preso il ruolo di Ennis. Ha risposto, “Coraggioso? I pompieri e i poliziotti sono coraggiosi. Io sono solo un attore, pagato per lavorare. Mi sento fortunato per essere stato coinvolto in questo progetto”.

Noi non abbiamo sentito paura nemmeno una volta riguardo al soggetto della nostra sceneggiatura. Quello che ci spaventava era la possibilità di perdere l’essenza dell’ambientazione e dei dialoghi, e di annacquare la natura non sentimentale del testo. Chiunque parta con un’ intenzione creativa di qualsiasi tipo, può correre il rischio di fallire. Questo è quello che ha fatto diventare questa “creazione” stimolante ed eccitante – perchè l’euforia di portare a compimento l’impresa fu potente.
Io, per prima, non ho mai dubitato della potenza della storia di Annie Proulx o della nosttra sceneggiatura. Questo è il motivo per cui abbiamo scelto di portare avanti il progetto coi nostri soldi e perchè Larry ed io siamo stati implacabili nel volerlo portare sullo schermo. Questo è perchè io sono una produttrice del film, e questo è il motivo per cui ho voluto e insistito che il film fosse fatto in modo onesto e sincero.

Diana Ossana

(trad. G. Mangiarotti)

da Advocate.com

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