Dalla rassegna stampa Cinema

Cowboy sì, ma innamorati

Il melodramma gay conquista premi, è tra i favoriti all’Oscar ma non convince. Botteghino: Woody Allen supera tutti

Se la domanda è secca, la risposta è no: «I segreti di Brokeback Mountain» non ci sembra un film importante. Se il discorso si sposta sul racconto da cui è tratto, possiamo assicurare che è intenso e ben scritto. Se ci s’interroga sul suo tema più appariscente, dobbiamo dire che è sfruttato in modo convenzionale. Non a caso – senza pensare che sia un marchio infamante – il film del taiwanese americanizzato Ang Lee ha vinto il Leone d’oro a Venezia, ha fatto incetta di Golden Globe ed è in pole position per la consacrazione agli Oscar. L’anziana scrittrice E. Annie Proulx (cfr. l’edizione italiana tradotta da Mariapaola Dèttore per Baldini Castoldi Dalai) ha concentrato in meno di cento pagine limpide ed essenziali una lunga e tormentosa love story fra due cowboy, l’introverso Ennis e il tenero Jack: a dispetto dei rispettivi matrimoni e fingendo di tornare a pesca sui luoghi dell’approccio, gli amanti clandestini torneranno a incontrarsi nel segno di un destino che non può che essere infausto. Ang Lee, sorta di zelig cinematografico in grado d’incarnarsi in qualsiasi genere classico, è a pieno agio nel dirigere i bravi Heath Ledger e Jake Gyllenhaal sullo sfondo di panorami immacolati e pittoresche cittadine western e ad applicare uno stile medio, da melodramma «normale», ma in realtà ultrapremeditato. Per qualcuno è un merito, ma per noi solleva molti dubbi il fatto che lo stesso film, affidato ai pacifici (?) ruoli di maschio e femmina, non avrebbe veleggiato sui proficui spifferi dello scandalo nel segno della facile demistificazione del mito americano. I temi striscianti di tanta letteratura e tanto cinema, dai sospetti vagabondaggi dei cacciatori e degli indiani di Fenimore Cooper all’ambiguo amore/odio tra gli eterni duellanti alla Pat Garrett e Billy the Kid, si traducono, così, in un apologo alquanto melenso, ridondante e didascalico al di là della confezione anticata e raffinata. Come dimostrano l’insistenza – del tutto estranea al racconto – sull’odiosa controparte eterosessuale (mogli grottesche, marmocchi urlanti, suoceri cafoni e fascisti) e qualche lapsus d’umorismo involontario (il ranchero allibito nello scorgere al binocolo i due che s’abbrancano seminudi sul prato).

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