Dalla rassegna stampa Cinema

IL WYOMING GAY DI ANNIE PROULX

Scrittrice singolare, ex povera, ora premiatissima: l’autrice di ‘Brokeback Mountain’ racconta in un saggio la genesi del racconto ed esalta il film di Ang Lee che esce oggi nelle sale.

È una scrittrice singolare, la settantenne Edna Annie Proulx, autrice del racconto ‘Brokeback Mountain’ da cui è tratto il lirico film di Ang Lee in uscita oggi nelle sale italiane e che chiude la raccolta ‘Close Range, Wyoming stories’ (edito in Italia come romanzo breve da Baldini Castoldi Dalai col brutto e generalista titolo ‘Gente del Wyoming’).

Singolare innanzitutto perché ha esordito tardi, ultracinquantenne, dopo aver scritto per anni come freelance racconti di caccia e pesca pubblicati su riviste locali (ma si è occupata anche «del tempo, delle mele, dei topi, delle collanine africane») e, improvvisamente, con un pugno di romanzi e racconti, ha conquistato, tra gli altri, tre premi letterari molto ambiti: il Pulitzer, il National Book Award e il P.E.N. Faulkner. Poi perché è una scrittrice rimasta ancorata al mondo rurale e provinciale che conosce così bene e vive ancora adesso, dopo il successo, in un piccolo paese del Wyoming.

Di origini québecois, nata in Connecticut, ha vissuto in Vermont «in considerevole povertà, in una baracca» e, dopo due matrimoni falliti, ammette di «non essere portata per le nozze». L’unico segreto per scrivere bene è secondo lei «leggere, leggere, ovunque, in profondità, essere onnivori di parole». Le sue opere «non parlano del mito, ma della realtà».

Il film di Ang Lee le è piaciuto parecchio, nonostante non abbia voluto andare sul set «per paura che si infiltrasse il sentimentalismo e venisse attenuato il contenuto sessualmente esplicito». Definisce la versione cinematografica del suo racconto «immensa e potente», tutti gli attori «davvero superbi» e ritiene di «essere forse la sola scrittrice americana ad avere un proprio lavoro riportato sul grande schermo in versione integrale». E dire che le differenze non sono poche: la Proulx riesce a condensare in 52 pagine una storia così articolata che qualsiasi altro scrittore ne avrebbe utilizzate almeno il quadruplo (il film dura quasi due ore e un quarto), attraverso uno stile secco e senza orpelli, pieno di ellissi temporali e bruschi passaggi narrativi.

Senza utilizzare né una parola in più né una in meno del necessario, tratteggia i protagonisti Jack Twist ed Ennis Del Mar più rozzi e brutti di come appaiono nel film (Ennis ha il naso aquilino, il torace un po’ incavato e un torso modesto, Jack ha i denti sporgenti) e la loro relazione è più erotica e carnale: vanno al motel Siesta «a far sobbalzare il letto» e quando si rincontrano si avvinghiano «petto, inguine, cosce, gambe ad aderire» mentre Ang Lee si limita alla scena di sesso nella tenda (girata ben 13 volte) in cui i protagonisti, però, non mostrano quasi nulla. La calibrata sceneggiatura di Larry McMurtry e Diana Ossana cassa anche l’episodio più truce del racconto, quello in cui il papà di Jack, per punirlo, gli orina addosso e il ragazzo si rende conto di essere stato circonciso poiché il suo pene è diverso da quello del genitore.

A chi accusa ‘Brokeback Mountain’ di essere troppo sentimentale, consigliamo però di vedere il pessimo e sdolcinato ‘The Shipping News’ di Lasse Hallström tratto nel 2001 dall’omonimo romanzo della Proulx che le è valso il Pulitzer per la narrativa: quello sì che era un film mediocre e melenso nonostante il supercast con nomi altisonanti quali Kevin Spacey, Julianne Moore, Judy Dench e Kate Blanchett.

In ‘Getting Movied’, un saggio sulla trasposizione cinematografica di ‘Brokeback Mountain’, la Proulx spiega che «la storia prese forma all’inizio del 1997. Una sera ero in un bar e vidi un anziano cowboy sui sessant’anni, visibilmente indigente, con abiti sdruciti. L’avevo già visto nei dintorni prendere ordini dal proprietario di un ranch e lavorare con mucche e pecore. Era magro e smunto ma, a suo modo, con una certa fibra muscolare. Stava contro un muro e i suoi occhi erano attratti non dalle dozzine di donne fascinose e appariscenti che erano nella stanza, ma dai giovani che giocavano a biliardo. Forse seguiva semplicemente il gioco oppure conosceva i giocatori, probabilmente qualcuno era il figlio o il nipote, ma c’era qualcosa nella sua espressione, una sorta di amaro desiderio, che mi fece pensare che fosse gay […] Qualche settimana dopo il proprietario di un bar disse che la sera prima due omosessuali avevano ordinato la cena e che se ci fossero stati i clienti abituali, visto che c’era un torneo di freccette, le cose per loro sarebbero andate davvero male».

Il romanzo è stato poi scritto in circa sei mesi, passando più di 60 revisioni ed è apparso per la prima volta il 13 ottobre 1997 sul New Yorker. Un anno dopo fu massacrato l’omosessuale ventunenne Matthew Shepard proprio in Wyoming, a Laramie.

La Proulx non concede più interviste su ‘Brokeback Mountain’ da dicembre «per non trascurare il regolare lavoro di scrittura», ed è un peccato.

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