Dalla rassegna stampa Cinema

I segreti di Brokeback Mountain

Buona parte dell’eco che il film di Ang Lee ha avuto sui media, giornali e tv in testa, dipende dal fatto che per la prima volta osa rendere esplicito quello che molti spettatori avevano immaginato (e molti film avevano fatto supporre) e cioè che l’amicizia virile nel west potesse nascondere …

Non è una novità rivoluzionaria. Anzi. Analisi delle tensioni omosex nel cinema western hanno riempito riviste e libri, per non parlare della fantasia degli spettatori. Certo, la caratteristica del film di Ang Lee è quella di rendere esplicito quello che fino a ieri era stato più o meno bene nascosto. Ma con qualche “furbizia” di troppo, verrebbe però da aggiungere. Lo si nota nell’evidente rottura di tono e di stile che divide il film a metà. La prima parte è più panica e contemplativa, e sembra usare la bellezza della natura selvaggia del Wyoming per accompagnare la seduzione e la scoperta dell’attrazione sessuale tra due mandriani di pecore. Come se l’ambientazione e la solitudine maschile, il fascino della Natura e la vicinanza dei corpi fossero un tutt’uno, capace di far scattare la scintilla della passione omosessuale. Una specie di “ritorno” a un fantomatico paradiso terrestre, una “regressione” a uno stato di innocenza primigenia.
La situazione cambia completamente quando i due protagonisti scendono dalle montagne e tornano alla cosiddetta civiltà, dove trovano le donne, la famiglia, i figli. In una parola, le convenzioni sociali. A questo punto il film cambia repentinamente registro e diventa una specie di melodramma malinconico e rassegnato. Ma invece di mettere i protagonisti di fronte alle loro contraddizioni (amano un uomo? amano una donna? amano tutti e due?) Ang Lee sposta il livello dello scontro, mettendo i due mandriani di fronte ai condizionamenti sociali. Nella prima parte, soli tra le montagne, l’uomo sembra libero di esprimere quello che prova, nella seconda, ingabbiato nelle regole della società americana, quella libertà svanisce e obbliga l’uomo a contraddizioni e sotterfugi.
A questo punto, però. il tema del “western omosessuale” si è perso per strada (anche perché ambientando il film negli anni Sessanta del secolo scorso – comincia nel 1963 – si tiene molto lontano dal cuore del mito del West) e I segreti di Brokeback Mountain diventa un melodramma sulla intolleranza culturale e sociale dell’America. Come era già stato fatto (e con più struggente intensità, aggiungiamo) in Lontano dal Paradiso di Todd Haynes. Intendiamoci: il film di Ang Lee non è privo di qualità, a cominciare dall’interpretazione di Jake Gyllenhaal e Heath Ledger per continuare con una sceneggiatura (di Larry McMurtry e Diana Ossana) di grande finezza psicologica e giustezza di dialoghi. Ma non mi sembra il capolavoro che il Leone d’oro di Venezia e i quattro Golden Globe (e forse i futuri Oscar) starebbero a testimoniare.

I segreti di Brokeback Mountain
di Ang Lee
con Jake Gyllenhaal, Heath Ledger, Michelle Williams, Anne Hathaway, Linda Cardellini, Anna Faris, Randy Quaid (Usa 2005)

20 gennaio 2006

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