Dalla rassegna stampa Cinema

Un cowboy omosessuale farà suo il vecchio Oscar?

PREMI Nell’America bacchettona di Bush il film sui cowboy gay «Brokeback Mountain» vince ai «Golden Globe». Con Clooney spia in Siria, attentatori suicidi, un trans. . .

Los Angeles
«It was a gay, gay, gay, gay night» scrive Rebecca Winters sulla versione online del sobrio Times. È stata una notte divertente quella che ha avuto luogo al Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills, la notte dell’orgoglio gay ai Golden Globes, i premi assegnati dalla stampa estera a Los Angeles che ogni anno precedono di un mese la cerimonia degli Oscar e che, in genere, ci azzeccano. Otto volte su dieci infatti il film che vince il Globo d’oro ottiene l’Oscar.
Perché divertente? Non tanto per l’andamento della serata, che tutto sommato si è svolta secondo un ruolino di marcia piuttosto noioso, solito annuncio «the winner is», soliti ringraziamenti, soliti applausi, piuttosto è stata divertente perché ha creato un po’ di scompiglio nell’America neo-bacchettona dell’era Bush. Due cowboy gay, un transessuale, la biografia di uno scrittore omosessuale, ma anche il punto di vista degli attentatori suicidi palestinesi del film che ha vinto per il miglior film straniero, Paradise Now, così come la storia raccontata da George Clooney in Syriana, thriller politico incentrato sul rapporto tra l’industria petrolifera e le strategie di politica estera degli Stati Uniti, sono tutti temi piuttosto sgradevoli nella nuova America conservatrice. Bush insomma deve aver storto il naso, ecco dove sta il divertimento.
Brokeback Mountain, la drammatica storia d’amore fra due cowboy del Wyoming raccontata da Ang Lee, ha vinto quattro statuette, miglior film drammatico, migliore regia, migliore sceneggiatura e migliore canzone, proseguendo così nel cammino verso l’Oscar iniziato lo scorso settembre con la vittoria a Venezia e troncando invece sul nascere ogni velleità italiana a questa notte di preludio agli Oscar. La vittoria della canzone di Emmylou Harris A Love that Will Never Grow Old, dalla colonna sonora della pellicola di Lee, ha tarpato le ali di Tony Renis, unico candidato italiano con la sua canzone Christmas in Love tratta dall’omonimo film della premiata ditta Boldi-DeSica.
C’è dunque motivo di essere fieri delle decisioni di questi selezionati membri della stampa straniera a Hollywood (sono solo cento e sono scelti con criteri giudicati, dai più, discutibili): la statuetta per la migliore attrice drammatica è andata a Felicity Huffman, che si è calata nei panni di un transessuale in Transamerica, quella per il migliore attore drammatico è andata a Philip Seymour Hoffman per la sua interpretazione dello scrittore Truman Capote, mentre George Clooney ha vinto il premio per il migliore attore non protagonista per la sua interpretazione dell’ex agente della Cia Robert Baer in Syriana. Clooney è stato il primo premiato della serata. «È troppo presto – ha detto ritirando il premio – non ho nemmeno ancora bevuto». Ma il più stupito di quanto stava accadendo intorno a lui è stato il regista palestinese Hany Abu-Assad, che è andato sul palco a ritirare il globo per Paradise Now, il film che racconta il percorso psicologico degli attentatori suicidi in Palestina. Assad non pensava di farcela, semplicemente perché non credeva che il film sarebbe stato visto da un numero sufficiente di persone e soprattutto perché credeva che il tema poteva essere giudicato troppo controverso. Il regista ha accettato il premio come «riconoscimento del fatto che i palestinesi meritano incondizionatamente libertà e uguaglianza».
Per la categoria comedy, ha fatto man bassa di globi Walk the Line, azzeccata biografia della leggenda del country Johnny Cash, cui sono andati i premi per il miglior film, per il migliore attore e la migliore attrice in una commedia, Joaquin Phoenix e Reese Witherspoon, che nel film dimostrano straordinarie doti canore.
I Golden Globes premiano anche i divi della tv e riconoscimenti sono andati a Desperate Housewives, Lost e al leone di Hollywood Paul Newman, premiato per il suo ruolo da non protagonista nella miniserie televisiva Empire Falls.

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