Dalla rassegna stampa Cinema

I “Globe” del coraggio tra omosex e politica

Mercoledì 18 Gennaio 2006 Chiudi

LOS ANGELES – L’ambiente è il solito, quello che ci si può aspettare quando si parla di Hollywood, dello showbiz, con il solito sfarzo e la solita sfilata di dive ingoiellate a farsi immortalare da un esercito di fotografi. Non importa se gli incassi stanno calando in tutto il mondo e Hollywood si dice in crisi con un dieci per cento di biglietti venduti in meno rispetto lo scorso anno. Un sistema come quello della città del cinema ha bisogno di sostenersi, di premiarsi, di coccolarsi e di autoincensarsi e lo deve fare così, all’americana, come l’altra notte, quando al Beverly Hilton Hotel sono stati consegnati i Golden Globe, ovvero i premi che segnano la strada verso “Il Premio” che tutti anelano, quello che si chiama Oscar e quello di cui la cerimonia di ieri è una sorta di anticipo e staffetta. E il verdetto è chiaro, due sono i film che ora si trovano in pole position.
Brokeback Mountain , di Ang Lee, che racconta dell’amore tra due cowboy omosessuali ha infatti vinto nella categoria migliore film drammatico e il regista con il suo globo ha battuto la concorrrenza di Steven Spielberg, Woody Allen, George Clooney e Peter Jackson. Brokeback Mountain ha avuto anche altre due statuette, quella per la migliore sceneggiatura e quella per la migliore canzone originale, strappando all’Italia l’unica possibilità di premio, ma Tony Renis, con la sua Christmas in Love è tornato a casa con le pive nel sacco. L’altra pellicola uscita vincitrice dalla serata è Walk The Line , ritratto della vita di Johnny Cash, interpretato da Joaquin Phonenix: «Tutto questo mi pare surreale – ha detto Phoenix – ho fatto per anni tanti ruoli drammatici, intensi, e ora solo con una commedia-musical mi viene riconosciuto un premio». Nonostante l’atteggiamento ribelle Phoenix è ora il favorito per l’Oscar e con lui anche Reese Witherspoon, che nella pellicola veste i panni di June Carte, l’amore di Johnny Cash, migliore attrice protagonista. La pellicola diretta da James Mangold ha anche vinto il globo come migliore film “comedy o musical” e dunque la sfida del cinque marzo sarà una corsa a due. La giuria con le sue scelte ha riconosciuto al cinema il merito di avere parlato di politica, di libertà di stampa, di guerra, di petrolio e di kamikaze e lo dimostra la vittoria del globo come migliore non protagonista in un film drammatico di Rachel Weisz, The Constant Gardener , vero fenomeno allo scorso festival di Berlino: «E’ vero, esiste una nuova tendenza, chiamiamola politica, che manifesta un forte dissenso. Mi pare si stia tornando al cinema degli anni ’70 e credo sia un buon trend, credo sia importante che si posssa parlare di queste cose».
E che si possa lo ha dimostrato anche il premio a Clooney, miglior attore non protagonista nella pellicola, thriller politico, Syriana : «Siete sicuri? Io credevo avrebbe vinto Paul Giamatti», ha detto Clooney, che poi è stato l’unico a pronunciare un discorso che non fosse la solita lunga lista di ringraziamenti ad agenti e avvocati: «Voglio ringraziare Jack Abramoff, così tanto per fare, per nessun motivo (Abramoff è il protagonista di uno scandalo che sta facendo tremare l’amministrazione Bush, ndr). Non importa, posso dire cosa voglio, tanto sarò censurato». E invece no. E dunque ecco subito una piccola marcia indietro, visto che di questi tempi,il coraggio va bene, ma con moderazione: «Syriana non vuole essere un attacco a Bush ma piuttosto alla nostra politica estera», si è subito corretto. Coraggiosa la scelta di premiare come migliore film straniero Paradise Now , film palestinese diretto da Abu-Assad sulla storia di un kamikaze. Tornando ai premi: la “casalinga” Felicity Huffman, a sorpresa e sbaragliando la concorrenza di Maria Bello, Gwyneth Paltrow, Charlize Theron e Ziyi Zhang si è aggiudicata la statua di migliore attrice drammatica, per la prova in Transamerica , dove interpreta un transessuale, mentre Philiph Seymour Hoffman è stato giudicato migliore attore drammatico per la parte in Capote . Il premio alla carriera è stato consegnato a Sir Anthony Hopkins da una raggiante e incinta Gwyneth Paltrow. Per quanto riguarda la televisione: Lost è stata giudicata la migliore serie drammatica, mentre Desperate Housewives ha vinto nella categoria che premiava i serial non drammatici.

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