Dalla rassegna stampa Cinema

Cowboy gay, trionfo ai Golden Globes

«Sul set amavo lui, ma m’innamoravo di lei» – Western, un’epopea di amori (omosex) mai dichiarati


A Los Angeles la cerimonia che tradizionalmente fa da anticamera agli Oscar: una serata nel segno del country e molti discorsi politici

Cowboy gay, trionfo ai Golden Globes

Ang Lee batte (4 a 3) la biografia di Cash Clooney è solo il miglior «non protagonista»

LOS ANGELES — A dispetto degli abiti elegantissimi che hanno vestito e «svestito» le partecipanti, quella dei Golden Globes — tradizionale anticamera degli Oscar, giunta alla 63.ma edizione — è stata una serata in stile country: grazie a Brokeback Mountain eai suoi cowboy gay (4 statuette, che si aggiungono al Leone d’oro di Venezia), ma grazie anche a Walk the Line, film biografico su Johnny Cash (3 statuette).
L’altra notte al Beverly Hilton di Los Angeles — c’era tutta la Hollywood che conta — ha comunque vinto la politica, diretta e indiretta, benché il coraggioso e discusso
Munich di Spielberg sia stato sconfitto. Politicamente «diretto» è stato per esempio il premio come miglior film straniero al palestinese Paradise Now: «Un’opera per la pace e il dialogo tra Palestina e Israele», hanno detto i produttori. Ma direttamente «politici» sono stati anche molti interventi dei presentatori, da Emma Thompson a un canuto Harrison Ford. George Clooney — miglior attore non protagonista per
Syriana — è stato esplicito: «I presidenti passano, i film restano e ci debbono far meditare su scandali, sopraffazioni, intrighi, interessi».
Politicamente meno «diretta», ma dirompente, la vittoria di Brokeback Mountain:
«Dobbiamo ringraziare il Festival di Venezia — ha detto il produttore — che ha rotto ogni preconcetto e stereotipo aiutandoci in una battaglia d’amore per chi è discriminato, come accade anche al nostro film, e non solo in alcune città Usa». E l’ex «casalinga disperata» Felicity Huffman, parlando del suo commovente e malinconico transessuale in Transamerica,
ha aggiunto: «Non importa se il premio è andato a me come donna: avrei potuto benissimo vincere nella categoria dell’altro sesso, perché sullo schermo sono uomo e donna insieme, contro ogni discriminazione».
Ha poi stravinto la musica, non solo grazie alla biografia di Johnny Cash che ha portato a Joaquin Phoenix e a Reese Witherspoon i premi come migliori attori per una commedia, ma anche perché tutta la serata è stata percorsa dalle colonne sonore dei film premiati.
Se è stato sconfitto su tutta la linea Woody Allen (ma il suo protagonista Jonathan Rhys Meyers è invece risultato vincitore per la miniserie tv dedicata a Elvis Presley), tra i premiati e molto festeggiati ci sono stati Philip Seymour Hoffman (miglior attore drammatico per Capote) e Geena Davis (migliore attrice drammatica per la serie tv
Commander in Chief, dove è la prima presidentessa donna degli Stati Uniti).
La battuta più spiritosa? Quella di Ang Lee: «E’ stato un onore essere premiato grazie a un film “gay”, come si ostinano a definirlo i detrattori, proprio da Clint Eastwood, “the man”, l’uomo vero per eccellenza».
Si è aperta così ufficialmente la stagione dei massimi premi del cinema, che si concluderà con gli Oscar il 5 marzo.
Giovanna Grassi


«Sul set amavo lui, ma m’innamoravo di lei»
Due donne nel cast vincente e Heath Ledger ne ha poi sposata una
L’attrice che impersonava la moglie «tradita» per un uomo ha poi sposato il suo partner e i due hanno appena avuto una bimba

LOS ANGELES – In platea non c’erano solo le mogli di tutti i divi, produttori e registi, in una gara di gioielli, ma anche le giovani e timide partner dei due cowboy di Brokeback Mountain , i più famosi del momento. Michelle Williams ha interpretato la moglie di Heath Ledger e nella vita ha sposato l’attore: la coppia ha una figlia di pochi mesi. Dice l’attrice: «Spero che il mio personaggio aiuti tante donne a capire i segreti e i desideri dei loro compagni, al di là delle apparenze. Oggi mi è difficile giudicare Alma, il mio personaggio, che viveva tra mille difficoltà e proveniva da un ambiente chiuso, conformista». Interviene Heath, molto allegro malgrado la sconfitta personale (era candidato come miglior attore drammatico ma è stato battuto da Philip Seymour Hoffman per Capote ): «Sono felice per la vittoria del film, che ora proverà anche a vincere la sua battaglia al box office. La lavorazione è stata strana per me: di giorno sul set amavo il mio amico Jake, di notte ritrovavo Michelle. Ma anche per queste sfumature e contraddizioni dell’animo umano, il nostro rapporto si è cementato».
E come ha vissuto le lacerazioni del suo personaggio Anne Hathaway, la volitiva donna del Texas che nel film di Ang Lee sposa il cowboy da rodeo Jake Gyllenhaal?
«Mi sono spesso chiesta impersonando Lureen se la donna sapesse. Se per interesse e per non perdere lo status di donna sposata, o per non distruggere la sua famiglia, negasse anche a se stessa la verità – spiega Anne Hathaway – Me lo sono chiesta anche pensando a quella che è oggi la realtà di un numero sempre maggiore di donne. Anche perché le ultime generazioni sono aperte a rapporti diversi e non è certo un caso che il nostro film, dai sondaggi, risulti visto soprattutto dai ragazzi, in barba a visti censori».
Anne e Michelle hanno fatto per ora scelte diverse. La seconda ha deciso che per almeno un anno resterà ferma a fare la mamma e la moglie di Heath: «Abbiamo preso casa nel Bronx – racconta – ma staremo a lungo anche in Australia, la terra natale alla quale il mio compagno è legato perché non sa rinunciare alle sue gare di surf. Altro che cowboy: Heath è un uomo da onde del Pacifico». Anne è single, ma corteggiatissima, è anche un soprano che si esibisce alla Carnegie Hall e soprattutto gira documentari. L’ultimo, sulla Cambogia, è stato prodotto da Angelina Jolie e si vedrà al Sundance.
In platea anche Christine Keener: amica, confidente, e spalla del grande Capote interpretato da Seymour Hoffman. Dice l’attrice accanto alle compagne dei cowboy: «Oggi molto spesso, le donne hanno con i gay un rapporto confidenziale, di solidarietà, complicità. I tempi sono diversi da come vengono raccontati nei nostri film, per certi aspetti retrò, ma le discriminazioni certamente restano».

G. Gs.


IL FILONE SEGRETO

Western, un’epopea di amori (omosex) mai dichiarati

Oggi i machi vedovi di John Wayne sospirano e mettono il lutto nel sentire cosa fanno mentre pascolano le mandrie Ledger e Gyllenhaal in Brokeback mountain. Ma che il western sia da sempre uno dei generi più omoerotici del cinema è una vecchia storia: c’è chi sparla anche dei Tre Moschettieri e della vita «more uxorio» di Stanlio e Ollio.
Certo, per vie traverse, accenni, scorciatoie, perché il comune senso del pudore d’epoca e il codice Hays proibivano attacchi frontali, bisognava leggere tra le righe e negli occhi. In
Lo schermo velato, il libro di Vito Russo sui gay nel cinema e nell’omonimo film (ed. Dolmen) si racconta che John Ireland e Monty Clift si divertivano da pazzi a scambiarsi le pistole in una scena del Fiume rosso,
classico di Hawks, per il gioco dei sottintesi linguistici. Sempre Clift guarda Wayne con occhi coniugali nello stesso film del ’48, come Dewey Martin guarda Kirk Douglas nel Grande cielo.
Hawks reputava queste storie delle sciocchezze, ma il legame virile del West (e dei film bellici, vedi Ali di Wellman), la solitudine del cowboy, è il miglior collante dell’affetto, come dice il premiato Ang Lee. Come se la cavavano i sette fratelli prima che arrivassero le sette spose? E che dire di
Ultima notte a Warlock di Dmytryck (finalmente edito in Dvd dalla Teodora) in cui Anthony Quinn è la guardia del corpo innamorata di Henry Fonda: ambiguo, scrissero nel ’59.
Ogni grande western si basa su un affetto virile, da Billy Kid sceneggiato da Gore Vidal col giovane Newman in super Edipo a Un dollaro d’onore. Doris Day canta di un amore molto speciale in Calamity Jane e Joan Crawford in Johnny Guitar di Ray è diventata un’icona trans. Chi si ricorda di Katharine Ross tra Newman e Redford in Butch Cassidy? Il film è la più straordinaria storia gay che si ricordi.
L’aveva notato Joanne Woodward, moglie di Paul: «Quei due finiranno per fuggire insieme e io resterò con Lola Redford». E che dire di Ryan O’Neal che, non ancora sovrappeso, cavalca giorno e notte abbarbicato sulle spalle, non ancora sottopeso, di William Holden in Uomini selvaggi di Edwards? Mito della frontiera e degli affetti: solo che stavolta i due di Brokeback
fanno sul serio ed è subito melò. Ma non si abbattano i vedovi Wayne: nel
Vizietto la camminata del vecchio John è ancora presa ad esempio macho da Serrault che prende lezioni di virilità.

Maurizio Porro

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