Dalla rassegna stampa Cinema

"Il mio racconto d´amore gay diventa bandiera della tolleranza"

Parla Annie Proulx l´autrice del libro da cui è tratto “I segreti di Brokeback Mountain”, film fenomeno di Ang Lee

il mondo maschile – Non pensavo che il mio racconto assumesse una valenza simbolica così forte Volevo esplorare il mondo maschile
soli e smarriti – Uomini, non cowboy Due ragazzi soli incolti, smarriti, alle prese con un sentimento inatteso e sconosciuto

ROMA – Chi non ha letto il bel libro di Annie Proulx da cui il taiwanese Ang Lee ha tratto il fortunato e premiato I segreti di Brokeback Mountain (in Italia da venerdì), non lo sa e non lo può immaginare, visto le dimensioni ampie e distese del film. Ma Brokeback Mountain – edito nel 1998 da Baldini e Castoldi come “Gente del Wyoming” e ora riapparso con il suo titolo originale – è lungo solo cinquantadue pagine. Una «novella», densa, forte, dolorosa e folgorante, la cronaca dell´amore tra due giovani uomini sulle montagne del Wyoming negli anni 60 (e anche oltre, perché la loro è una lunga storia, che li accompagna segretamente per tutta la vita).
«Uomini, non cowboy. Anzi, ragazzi», precisa ironica e puntigliosa Annie Proulx. «Due ragazzi incolti, soli, senza lavoro, smarriti, alle prese con l´insorgere di un sentimento sconosciuto, inatteso, conturbante e proibito. Non i cowboy che la strategia del marketing cinematografico li ha fatti diventare. Ma i fragili protagonisti di una storia di solitudine e amore».
Questa obiezione non vuol dire che la scrittrice non sia ammirata per il lavoro che hanno fatto gli sceneggiatori Diane Ossana e Larry McMurtry sulla sua novella. «Ho avuto con loro pochi contatti. Con Diane ho scambiato qualche telefonata. Con Larry qualche lettera. Ma non sono intervenuta in alcun modo nella stesura del copione. Altro mestiere, altra scrittura. Tuttavia sono molto ammirata dai risultati che hanno raggiunto, sviluppando una storia breve e arricchendola di situazioni (almeno un paio) e di personaggi, come le donne, che hanno assunto un´importanza diversa che nel racconto. Penso che buona parte del risultato sia dovuto al fatto che hanno lavorato sulla concisione di un racconto e che, nel tradurre per lo schermo una short story, lo sceneggiatore si sente protetto da una struttura forte, ma allo stesso tempo si sente anche libero di lavorare senza essere oppresso dalla necessità di sacrificare troppe cose come quando deve lavorare su un grosso tomo letterario: un´impresa di smantellamento che non deve essere molto allegra».
Annie Proulx non si aspettava affatto un´accoglienza così calorosa al film («Il mio racconto era solo uno dei tanti che ho scritto sui rapporti sociali oggi»). E soprattutto non si aspettava che diventasse, attraverso il film, una bandiera della tolleranza sessuale. «Ovviamente ne sono molto felice. Non pensavo che questa storia avrebbe assunto una valenza simbolica così forte. Nello stesso tempo non è che sto lì con il fiato sospeso ad aspettare che cambi il mondo. Penso solo che ci sia un grande bisogno di storie, e quindi di film, che parlino di empatia, che aiutino la gente a capire, a capirsi. La mentalità di gran parte degli americani, quelli della frontiera in particolare – e la frontiera in America è molto più grande e più presente di quanto non si pensi – è tragicamente ristretta».
Annie Proulx abita nel Wyoming dal 1995. È il posto che si è scelta per vivere, per lavorare, per ambientarci ben due raccolte di racconti. «È una regione di forti contrasti, dove succedono cose molto interessanti, dove il passato e il presente creano intrecci affascinanti. Per certi versi sembra di vivere nel diciannovesimo secolo. E io sono di formazione una storica».
Del risultato del film come l´ha costruito Ang Lee, e dei suoi effetti «politici», è molto contenta. «Sì, nonostante ci sia una scena, nel racconto, quella del motel, quando i due amanti si rincontrano, che per me doveva essere quella centrale, che è stata messa in ombra. Ang Lee la pensava diversamente. Ma siccome il film funziona, ovviamente io avevo torto e lui ragione. E c´è da aggiungere che forse ha avuto ragione perché nel modo di guardare di Ang Lee io sento sempre l´occhio dell´outsider, un occhio più fresco, più spontaneo, che riesce a vedere da fuori le cose che l´”insider” non vede più. Forse è proprio la sua esperienza di outsider che è riuscita a ricreare benissimo il senso d´isolamento, di estraneità al mondo circostante che trasmettono i suoi – e miei – due personaggi».
Dopo tutto anche lei guarda con occhi da outsider al mondo maschile. «Gli uomini hanno sempre scritto sulle donne E, anche se spesso scrivo di donne, mi è venuto spesso naturale mettere al centro delle mie storie dei personaggi maschili. Forse perché mi piacciono gli uomini. Forse perché sono cresciuta in una famiglia piena di sorelle».
Lei non ha avuto niente a che fare con la scelta. Ma trova che i due interpreti del film, Heath Ledger e Jake Gyllenhaal, assomiglino ai suoi Ennis e Jack? «Per la verità, trovo che Gyllenhaal sia un po´ diverso da come io immaginavo Jack , più bello, forse un po´ troppo. Heath invece è perfetto per come lo avevo immaginato: come se avesse fatto scorre una cerniera lampo e fosse entrato nella pelle del personaggio. Quanto poi a dire che Gyllenhaal è troppo bello: lei ha mai visto che il cinema si occupi di gente brutta?»


Leone d´oro a Venezia, “I segreti di Brokeback Mountain” continua a raccogliere consensi

Due cowboy verso l´Oscar

Boicottato negli Stati più conservatori degli Usa, il film ha già rastrellato molti premi

ROBERTO ROMBI

ROMA – Circondato da un alone di scandalo, atteso come un film problematico dall´esito incerto – la storia di un violento rapporto fisico tra due cowboy che diventa un amore disperato della durata di vent´anni, vissuto nella più profonda e retriva provincia americana degli anni Sessanta – I segreti di Brokeback Mountain ha fatto centro. Grande successo di pubblico e una catena ininterrotta di premi a cominciare dal Leone d´oro vinto orgogliosamente nell´ultima edizione del Festival di Venezia.
Anche se boicottato negli Stati più conservatori degli Usa come Utah e Washington, dove molti esercenti si sono rifiutati di farlo uscire nelle loro sale per la distorsione, considerata scandalosa, della mitica immagine del cowboy, I segreti di Brokeback Mountain ha recuperato nella sola prima settimana di programmazione le spese sostenute per finanziare il film. Ma più significativa ancora per capire il sorprendente successo del lavoro di Ang Lee è la lunga lista di premi guadagnati prima di approdare con sette candidature alla cerimonia (ieri notte per chi legge) dei Golden Globe, i premi assegnati dalla stampa estera di Hollywood e da sempre considerati l´anticamera degli Oscar.
Un altro indicatore delle possibilità per gli Oscar di questo strano western amoroso e gay è la nomination di Ang Lee per i Dga Award, il premio che sarà assegnato dai registi americani il 28 gennaio. Mentre la critica americana ha eletto vincitore dei Critic´s Choice Awards il film, il regista Ang Lee e come migliore attrice non protagonista Michelle Williams (ex aequo con Amy Adams per “Junebug”). Protagonisti assoluti del film, nel ruolo dei due cowboy di poche parole e dai modi rozzi che s´incontrano nemmeno ventenni sull´aspra montagna di Brokeback per governare un enorme gregge di pecore, sono Heat Ledger e Jake Gyllenhaal. Il primo è stato premiato, insieme al film e alla regia, dal New York Film Critics Circle Awards, il secondo, insieme a Ang Lee, dal National Board of Review. Con queste premesse c´è chi scommette che I segreti di Brokeback Mountain, Ang Lee e Heat Ledger saranno candidati il 31 gennaio, giorno delle nomination all´Oscar, rispettivamente come miglior film, miglior regia e miglior attore, pronti per la cerimonia di premiazione che si svolgerà il 5 marzo. Il film uscirà in Italia il 20 gennaio distribuito dalla Bim.

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