Dalla rassegna stampa Cinema

UN AMORE DI COWBOY

Più struggente di Titanic, più epico di Via col vento. Con una differenza: gli artefici dell’ultimo dramma romantico sono due uomini. Heath Ledger e Jake Gvllenhaal, decisamente etero, spiegano di aver capito come sia del tutto normale. Ragionando insieme sul sesso delle anime

Storia di copertina

Si dice che la sfida, scrivendo un articolo su “I segreti di Brokeback Mountain”, sia arrivare alla fine dei primo paragrafo senza usare le parole “gay” e “cowboy”. In realtà, tanto difficile non è. Nessuno spettatore, uscendo dalla proiezione dei Titanic -gli occhi umidi, le spalle incurvate sotto il peso dei più infelice e irrealizzato degli amori – ha mai esclamato: «Che grande passione interclassista eterosessuale!».

Così è. Ennis Dei Mar (Heath Ledger) e Jack Twist (Jake Gyllenhaal) sono gay, sono cowboy (siamo al secondo paragrafo), ma in maniera – davvero – incidentale. E la loro è una storia d’amore, passione, perdita e lutto, di vite non vissute e di desideri frustrati, di errori irreparabili e di rimpianti. La materia di cui sono fatti i grandi film romantici, i grandi romanzi romantici, i grandi sogni romantici.

Il film che ha vinto l’ultimo festival di Venezia, che in America ha sollecitato l’accorata difesa dell’onore e della mascolinità dei MarIboro Men («Non distruggete l’immagine dei cowboy» ha implorato lo Star Tribune di Casper, Wyoming), è stato scritto da una donna (viene da un racconto di Annie Proulx, pubblicato nel 1997 dal New Yorker e poi confluito nella raccolta Gente del Wyoming, tradotto in Italia da Baldini Castoldi Dalai), girato da un taiwanese eterosessuale, interpretato da due star occidentali eterosessuali.

lo donna ha incontrato Heath Ledger («Bravo come Marlon Brando e Sean Penn al loro meglio» per il New York Times) e Jake Gyllenhaal («Una maschera di dolore e disillusione»), artefici del miracolo: protagonisti del « Via col vento gay» (o, a scelta, dei «Tristano e Isotta» o, meglio di tutti, il “Romeo e Romeo»), eppure sex symbol. E meno trasversali (ai due sessi) di quanto ci si aspetterebbe.

Heath Ledger (affondato in poltrona, la voce roca, l’incedere titubante di chi ha già ordinato almeno una bottiglia di Bordeaux): «Ang, prima di noi, aveva cercato attori gay senza trovarli. Poi qualcuno ha declinato l’offerta perché aveva già interpretato un gay e non voleva esagerare. Un altro, credo avesse riserve di tipo religioso. lo non avevo un solo problema al mondo. Per quanto ne so, nemmeno Jake».

Jake Gyllenhaal (seduto composto, eloquio forbito): «A 17 anni ho sentito parlare per la prima volta dei “gay cowboy movie”: ero deciso a non averci nulla a che fare. Ero giovane e sensibile alle etichette. Quando, anni dopo, ho letto il copione ho capito che parlava d’altro, di quanto è difficile trovare l’amore. E, ancora più arduo, quando l’hai incontrato, trovare il modo di tenerlo con te. Perché la vita va avanti e, senza che tu te ne accorga, l’amore può sfuggirti dalle mani. Ho capito anche che questo non si sarebbe mai potuto raccontare attraverso la passione tra un uomo e una donna perché l’amore eterosessuale ormai è solo cliché».

Al cinema o anche nella vita?

Jake: “Il solo modo per reinterpretare la vera idea dell’amore è attraverso nuove relazioni, qualcosa che non si sia mai visto prima. Non due gay, non due lesbiche, non un uomo o una donna, ma due persone. Questo film è un western, non nel senso di Sfida all’Ok Corral, ci trasporta in un paesaggio abitato da uomini solitari; lì due solitudini si incontrano e si innamorano. Mandando all’aria tutti i percorsi prestabiliti, il loro “come ci si innamora e come si cerca di avere una relazione” è tutto nuovo. Mia sorella qualche anno fa ha fatto un film, Secretary (lei è Maggie Gyllenhaal, il film era la storia d’amore tra una segretaria masochista e un capo sadico, ndr): per lei quel film è stato quello che Brokeback è per me, cioè un modo per dire che ogni modo d’amare è legittimo. Mio padre era in lacrime alla fine della proiezione. Ed è un eterosessuale, con una famiglia, ma è entrato in contatto con questa storia, molto più di alcuni miei amici gay cui il film non è piaciuto per niente».

Heath: «Mi fa incazzare questa storia del “gay movie”. E’ la storia di due anime e le anime non hanno sesso».

Ma nei film il sesso c’è e non si era mai visto niente dei genere…

Jake: «Stava per dire “In un gay movie”?».

Pensavo alla descrizione di Annie Proulx: «Veloce, brutale … ».

Jake. «Credo che dica anche qualcosa come “Jack lo prese, lo voltò e lo penetrò”. Il sesso è sesso. Forse a John Wayne non sarebbe piaciuto».

E’ stato difficile girare quelle scene?

Heath: “E’ stato difficile rifarle 13 volte (ride). E’ difficile quanto è difficile farle con una donna. Non abbiamo fatto prove, ne abbiamo parlato il meno possibile. Ma alla fine io e Jake eravavamo tranquilli, ci siamo buttati e via. L’unico imbarazzato era il regista».

Jake: «Sono cresciuto in una generazione, una famiglia e una città dove il fatto che due ragazzi si innamorino non è propriamente uno scandalo».

Suo padre è regista, sua madre sceneggiatrice, Paul Newman le ha insegnato a guidare, sua madrina è Jamie Lee Curtis, con sua sorella Maggie formate la coppia più cool dai tempi di Peter e Jane Fonda…

Jake: «Effettivamente Maggie sta pensando di fare un video di fitness anche lei… E’ chiaro, sono il risultato dell’educazione che ho ricevuto. Non so quello che sarei se non fossi il figlio di due filmmaker, se non avessi assistito a conversazioni sul cinema tutte le sere a cena. O se non avessi seguito mia sorella ai suoi primi spettacoli e non avessi desiderato, guardandola recitare, di fare lo stesso».

Anche Heath ha iniziato giovanissimo.
E’ quello che è scritto sul curriculum, ma non è vero. A scuola si trattava di scegliere tra drama school e qualcosa di orribile. Mai avuta la vocazione. Poi in qualche modo sono riuscito a entrare nel cast di un telefilm australiano e le porte hanno cominciato ad aprirsi. La mia famiglia non era nel business, non avrebbe potuto esserlo di meno: mia madre lavorava in un negozio di casalinghi, vendeva macchine per fare il caffè e cose dei genere, ma credo che adesso, con suo marito, gestisca un’autoscuola; mio padre è ingegnere, costruisce macchine da corsa, disegna motori. Non ho alcun tipo di educazione al cinema, faccio tutti i miei errori in diretta. Ma in questo modo ho capito un paio di cose fondamentali. A 15 anni recitavo in modo imbarazzante, pian piano ho migliorato capendo che l’unico modo per diventare un bravo attore è diventare una brava persona. Se vuoi rappresentare le emozioni degli altri devi cercare di capire chi sei tu».

E lo ha capito?

Heath: «Certo e imparo ogni giorno. Ho riesaminato tutta la vita passata, il luogo da dove vengo, la mia famiglia, cercando di capire com’è che siamo tutti per metà nostra madre e per metà nostro padre».

Li ha capiti meglio vivendo lontano?
Heath: «Ho lasciato l’Australia per cercare lavoro, ma è vero che dall’altra parte dell’Oceano tutto risulta più chìaro. Li capisco meglio da lì che quando sono seduto di fronte a loro».

Ora una famiglia ce l’ha da questa parte dell’oceano (con la collega Michelle Williams da cui ha appena avuto una figlia, Matilda, amore sbocciato sul set di questo film dove lei interpreta la moglie addolorata).

Heath: «Grande momento di transizione, nel lavoro e nella vita».

Jake: “E’ terribile quando sul set di un film, isolato per settimane, dopo la fine di una storia (con Kirsten Dunst, ndr), due colleghi si innamorano davanti a te. Tutta quella sfrontata gioia di vivere e lì, in mezzo ai monti, non puoi nemmeno cercare di non vederli»

da “Io, donna” del 14 gennaio 2006

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