Dalla rassegna stampa Cinema

Cristiani Usa: vade retro cowboy gay

CENSURE «Brokeback Mountain» è in odore d’Oscar, vince già premi negli Usa, ma una catena di cinema nell’Utah lo cancella. Perché lì decidono i Mormoni e non reggono una storia d’amore tra uomini nel West. Esce in Italia il 20 gennaio

Los Angeles – La notizia non fa altro che confermare l’impressione di chi vede parte degli Stati Uniti d’America come un covo di puritani, bigotti e conservatori. Ai mormoni non piacciono le tette, figuriamoci i culi e allora non sorprende che una catena di cinema dello Utah, uno Stato bellissimo ma ammorbato da una cappa stesa da coloro che differiscono dai talebani solo per abiti e fede, abbia deciso di non proiettare l’ultimo film di Ang Lee, quel Brokeback Mountain che narra la storia di un amore omosessuale tra due cow-boy e che esce in Italia il 20 gennaio.
Una pellicola creata per vincere l’Oscar e dunque non certo scandalosa o particolarmente esplicita. Però la sensibilità dei Mormoni ha dell’incredibile anche per chi ha già assistito al linciaggio della sorellina di Michael Jackson, colpevole di avere fatto intuire un capezzolo in prima serata in tv o alla costruzione, proprio grazie ai Mormoni, di un successo planetario come quello di The Passion, il film di Mel Gibson sulle ultime ore di Gesù.
Questa volta a pagare il dazio all’ala più conservatrice e bigotta del pubblico americano sono stati Jake Gyllenhaal e Heath Ledger, protagonisti della pellicola ispirata al racconto di E. Annie Proulx. Una vicenda semplice: un manovale e un cow boy si conoscono in Wyoming nell’estate del ’63, cercano lavoro insieme, si innamorano e vivono nella clandestinità il loro rapporto. Un pellicola molto sfumata, molto aggraziata, molto lenta e decisamente introspettiva. Per alcuni, una pellicola così scandalosa (essere omossessuali in Utah deve essere un incubo, visto che anche non essere sposati, con cento figli e una moglie silente ed obbediente è considerata una stranezza) che alcuni cinema di Salt Lake City l’hanno censurata. Non sono stati censurati i baci tra i protagonisti o i momenti più intimi intorno al fuoco di un bivacco. È stata censurata la pellicola.
Sulla biglietteria dei cinema di quella catena è stato posto un cartello: «Vi é stato un mutamento di programma e non proietteremo più BrokeBack Mountain. Ci scusiamo per l’inconveniente». Non importa se il film di Ang Lee sta facendo incetta di nomination ed è uno dei favoriti agli Oscar. Per molti, in quell’angolo di mondo, l’omosessualità è un peccato mortale, una malattia da estirpare, un vizio immorale e contronatura e allora ecco arrivare gli elogi all’azione oscurantista: «È un’iniziativa che mostra ai giovani dello Utah che c’è qualcosa di profondamente sbagliato nel tema di questa pellicola», ha dichiarato l’esponente dell’Utah Eagle Forum cui hanno ribattuto i coraggiosi del gruppo Equality Utah: «È una vergogna che un film così bello e di grande merito artistico non possa essere visto dagli spettatori dello Utah a causa di pregiudizi personali». I distributori della pellicola, cui non è stata data alcuna spiegazione ufficiale, hanno fatto spallucce. «Visti gli incassi importantissimi della pellicola in altre sale di Salt Lake City non rimane molto da dire: sono caduti da soli», si legge in un comunicato. Buon per loro che lo Utah non è, per fortuna, il mondo, anche se a volte gli assomiglia.

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